Inizio d’estate all’insegna delle novità per l’Area Marina Protetta del Plemmirio.
La prima è la nuova segnaletica verticale, posizionata sia in città che fuori dal perimetro urbano, per guidare chiunque verso la penisola della Maddalena e i 35 sbocchi a mare della riserva, distribuiti nelle zone nord, sud e centro. La segnaletica a terra accompagnerà poi l’intero tratto costiero che dal Faro di Capo Murro di Porco si estende verso nord, rendendo il percorso di trekking costiero censito, georeferenziato e ben indicato. A completare il sistema di accessibilità, è già operativa la navetta elettrica del Consorzio Plemmirio che collega Siracusa alla penisola.
Sul fronte scientifico, la notizia più attesa riguarda un animale rarissimo. Nelle acque del Plemmirio sono stati registrati già tre avvistamenti di foca monaca mediterranea (Monachus monachus), una delle specie marine più minacciate del Mediterraneo. La risposta della riserva è stata immediata: in collaborazione con il gruppo Foca Monaca di ISPRA è stata avviata una ricognizione delle grotte costiere per individuare un sito idoneo alla sosta dell’animale.
La scelta è caduta su una grotta del versante nord, con ingresso ampio, un lato emerso e una piccola spiaggia di ciottoli completamente al buio all’interno — condizioni ideali per un mammifero marino che ha bisogno di riposarsi sulla terraferma per respirare. “Parliamo di animali erranti”, spiega Gianfranco Mazza, Responsabile Scientifico dell’AMP. “Le colonie fisse si trovano in Grecia e in Marocco. Da noi passano probabilmente dei giovani esemplari, ma le condizioni ci sono tutte. Il nostro sogno è rivedere la foca monaca nelle nostre grotte. Sarebbe il segnale più importante dell’efficacia dell’area marina: sappiamo che prediligono questi ambienti perché c’è meno disturbo antropico e molta disponibilità di cibo”
Per non disturbare l’animale, l’équipe ha installato nella volta della grotta una fototrappola professionale, invisibile dall’interno e programmata per attivarsi circa un’ora ogni cinque-sei ore. Quando attiva, lo strumento scatta foto in risposta al movimento. Il dispositivo funzionerà in modo autonomo per sei mesi, senza che nessuno debba accedere alla grotta. Poi si vedrà.
La seconda novità scientifica è una boa multiparametrica installata in zona C, fuori dal porto, lato nord dell’area marina. Non si tratta di un semplice strumento di monitoraggio: è un apparato disponibile in Italia soltanto alle undici aree marine certificate come ASPIM — Aree Specialmente Protette di Interesse Mediterraneo — delle quali solo due si trovano in Sicilia, e il Plemmirio è una di esse.
“Non è una coccarda che ci attacchiamo al petto”, precisa Marco Mastriani, Vicepresidente dell’AMP Plemmirio. “È un riconoscimento che ci obbliga a mantenere standard molto alti nelle attività scientifiche e nella gestione amministrativa”.
La scelta di posizionare la boa fuori dal porto, anziché nella più “fotogenica” zona A, rivela un approccio pragmatico: lo strumento serve a studiare la cosiddetta corrente torbida che periodicamente interessa il versante nord della riserva. L’ipotesi scientifica è che le grandi navi in manovra nel porto sollevano con le proprie eliche i sedimenti fini e siltosi del fondale portuale, mettendoli in sospensione. La nuvola torbida che ne risulta riduce la penetrazione della luce, compromettendo la fotosintesi delle piante marine — con effetti a cascata sull’intero ecosistema.
La boa è equipaggiata con un torbidometro su misura, oltre a sensori per temperatura, salinità, clorofilla, velocità del vento e altezza dell’onda. Quest’ultimo dato sarà reso pubblico in tempo reale sul sito della riserva: i diportisti e i subacquei potranno consultarlo prima di uscire in mare per valutare le condizioni meteo-marine del giorno.
Tra i progetti in corso c’è anche la sistemazione degli accessi a mare per le persone con disabilità. “È scritto nel nostro decreto istitutivo”, sottolinea Mastriani. “La fruizione a 360 gradi non è un’opzione, è parte della nostra missione”. La riserva è già al lavoro per predisporre sbocchi attrezzati, e si dichiara aperta ai suggerimenti delle associazioni del settore. Il tema si intreccia con quello della “Stanza del Mare” — lo spazio didattico nella sede del Plemmirio dove gli altri biologi della riserva illustrano al pubblico la vita dei fondali. Un luogo pensato anche per chi non può immergersi direttamente, incluse le persone con disabilità o chi non ha la formazione per esplorare le grotte sommerse.