Ultime 24 ore di blocchi. Ultimo giorno di paralisi.
Strade deserte e auto ferme, come nelle migliori pellicole americane. Un nuovo e ultimo giorno per partecipare/protestare/sposare/inveire contro o con un movimento che è riuscito a far inginocchiare il gigante Sicilia.
Un pachiderma, la nostra regione, che si alimenta di clientelismo, padronato e ignoranza, ignorando il bello di una regione viva, sana, fertile e sincera. Una terra che ha tutto ma non stringe nulla. Una nuova alba, o forse l’ultima di una protesta strana. Molti ancora non conoscono il perchè di tutto ciò ma i link su facebook si rincorrono alla stessa velocità con la quale la rete rimbalza notizie di rivoluzione. Notizie che hanno il sapore di libertà. Notizie che sono gonfiate con gli steroidi di un disagio che infiamma e alimenta tutto, facendo rimbombare ogni dettaglio.
La sicilia ha risposto, Siracusa si è paralizzata. Le forze dell’ordine non sono intervenute. Nessuno sa cosa fare. La necessità di informazione dei lettori ha portato questo giornale online a segnare ogni giorno un record di lettori. Una necessità, è questo che spinge le persone a non rimanere immobili davanti al nulla.
Sembra strano parlare di nulla, ma Siracusa è una città siciliana come altre. Piena di tutto ma senza una vera anima unita, forte, calda. La distanza dal continente atrofizza le menti e le ambizioni. “Abbandonate ogni speranza voi che entrate”, forse Dante avrebbe potuto scriverlo sul cartello Villa San Giovanni – Messina. Eppure una scintilla fa esplodere tutto quello su cui nessuno avrebbe scommesso. La città risponde. Tutti chiudono, tutti seguono il progetto di chissà chi, perchè dietro i “forconi” nessuno sa bene chi si nasconda. Tutti reagiscono, si agitano e si muovono in maniera scoordinata come un pesce appena pescato che rimbalza nella barca, boccheggiante, alla ricerca di ossigeno. Tutto torna vivo, o forse è solo l’ultimo colpo di coda.
La Sicilia è sempre stata una terra di conquista, i Siciliani hanno radicato nei secoli un istinto “antigovernativo” per difendersi dall’invasore. Ma oggi siamo in un mondo civile e democratico.
Il problema siamo noi. “Noi” che vendiamo un voto per avere il politico amico. “Noi” schiavi di noi stessi che del clientelismo facciamo uno stile di vita…. l’amico dell’amico dell’amico dell’amico e così via.
La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello. “Lo Stato” siamo noi, e la dignità non deve essere in vendita. Oggi sarà una lunga giornata di protesta. Ma questa protesta non deve danneggiare noi stessi ma arrivare lontano, l’Italia ha bisogno della Sicilia. e la Sicilia ha bisogno di una Nazione.
Che oggi sia una buona “Rivoluzione” per tutti, e che quella matita con la sua croce abbia un significato forte, quando ognuno dovrà fare i conti con la propria dignità.
di Giangiacomo Farina
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni


