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Francesca Albanese al Siracusa Institute: “Non viviamo una crisi del diritto internazionale, ma del sistema internazionale”

Albanese al Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights, nell’ambito del 25° corso di specializzazione in diritto penale internazionale rivolto a giovani giuristi

Il diritto internazionale sotto pressione, la questione palestinese come “bussola morale” per le nuove generazioni e il ruolo dei giuristi chiamati oggi a uscire dall’accademia per parlare al mondo. Sono stati questi i temi al centro della lezione tenuta oggi da Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, al Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights, nell’ambito del 25° corso di specializzazione in diritto penale internazionale rivolto a giovani giuristi provenienti da diversi Paesi.

Intervistata a margine dell’incontro, Albanese ha tracciato un bilancio del contesto internazionale a distanza di due anni dalle sue prime denunce sugli atti commessi a Gaza. “Molte delle previsioni che avevo avanzato si sono materializzate molto velocemente – ha spiegato –. Israele ha dichiarato la disfatta del diritto internazionale umanitario preposto alla protezione della popolazione civile, trasformando la popolazione civile in un target”.

La relatrice ONU ha parlato di una documentazione dei crimini “che continua a crescere“, sottolineando come il tema abbia ormai superato i confini del dibattito accademico e giuridico, diventando questione politica e morale globale. “Nonostante questo – ha aggiunto – continua ad aggravarsi l’impunità”.

Secondo Albanese non si tratterebbe però di una crisi del diritto internazionale. “Più che di crisi del diritto internazionale – ha detto – si tratta di una crisi del sistema internazionale e del multilateralismo. Un modello nato dopo la Seconda guerra mondiale che non è mai stato pienamente democratico e che porta ancora con sé una radice coloniale evidente”.

Eppure proprio da questa frattura, secondo Albanese, starebbe emergendo un nuovo protagonismo civile e giuridico, soprattutto tra i più giovani. “Mai come oggi ho sentito tanti giovani rivendicare l’applicazione del diritto internazionale – ha raccontato –. La Palestina ha creato un effetto di bussola morale a livello globale. Dall’Australia all’America Latina, dall’Europa ai Paesi africani che ho visitato in questi anni, c’è una generazione che si sente profondamente segnata da ciò che sta accadendo”.

Nel corso della lezione, Albanese ha approfondito anche il tema del genocidio, oggetto di gran parte dei suoi rapporti presentati alle Nazioni Unite. Un’analisi che, ha spiegato, riguarda non solo gli atti ma anche “l’intenzione che definisce questo crimine”, interrogandosi sulle responsabilità politiche e sulle complicità internazionali che ne consentono la prosecuzione.

Davanti ai giovani giuristi riuniti a Siracusa, il suo messaggio finale è stato un invito all’impegno. “Servono giuristi capaci di non parlare solo tra loro o all’interno della torre d’avorio dell’accademia – ha concluso – ma di rivolgersi all’esterno. Oggi il diritto deve proteggere se stesso, e può farlo attraverso chi lo studia, lo interpreta e lo applica”.


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