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Gianbattista Bufardeci: Per La Sicilia E Per Siracusa “Un Punto Di Svolta”

Stamane l’aretuseo Vicepresidente della Regione Sicilia, Gianbattista Bufardeci, ha tenuto una conferenza stampa dove è stato tracciato un bilancio consuntivo dell’attività 2008 relativamente alla politica regionale sul turismo, cultura e sport, con riferimento alla provincia di Siracusa.

In tale occasione Bufardeci ha espresso opinioni e pareri in merito ad una terra che si da da fare per evolvere e che ha ancora tanta strada da percorrere.

Riportiamo di seguito il discorso integrale del vicepresidente:

“Ho assunto le funzioni di Vicepresidente della Regione Siciliana con tutto il carico di emozione, orgoglio e anche preoccupazione che un compito così importante e impegnativo impone. Un Governo Regionale e un Parlamento, tanto più un Governo e un Parlamento di secolare tradizione, sono il luogo più alto della democrazia, il luogo delle regole e del confronto, anche aspro e serrato ma civile e progettuale.

Riprendo un cammino, interrotto nel 1999, con una consapevolezza e una responsabilità nuova e diversa, forte della esperienza umana ed amministrativa vissuta.
Esperienza che condivido con il Presidente della Regione e con molti colleghi Deputati. Governare le comunità locali è l’immediata linea di frontiera con i bisogni e le aspettative dei cittadini e arricchisce la visione strategica e di sviluppo dei territori.

Il Piano di riordino della Sanità è un primo significativo momento per nuove regole e nuove procedure, necessarie e indispensabili affinché la Sicilia segni il punto di svolta negli scenari della modernità.
Saremo valutati soprattutto per la capacità di elaborare e approvare leggi e provvedimenti di governo di qualità e di efficienza in grado di razionalizzare e rendere efficace l’ordinamento regionale nei suoi livelli di responsabilità istituzionale, politica, amministrativa.

Oggi possiamo costruire una regione di diritti, di libertà, di opportunità per tutti e per ciascuno. Possiamo e dobbiamo farcela insieme ai tanti imprenditori, cittadini, associazioni che negli ultimi mesi hanno riscattato la dignità e l’orgoglio di una comunità economica e sociale levando alta la voce contro il sopruso e la sopraffazione.

Abbiamo un dovere in più. Dobbiamo credere nel cambiamento della Sicilia e impegnarci tutti per esso. Per governare lo sviluppo di questa terra che necessita ancora di un grande impegno e di un grande amore.

Gli ultimi dieci anni hanno visto, nel complesso sistema dello Stato e delle Autonomie, profonde trasformazioni negli assetti e negli equilibri, nei poteri e tra i poteri.
Nel 2010 il Mediterraneo costituirà una zona di libero scambio che determinerà scenari nuovi nelle relazioni economiche, sociali, culturali, istituzionali e politiche e che inciderà profondamente nella nostra vita, nella vita dei cittadini, nella vita delle istituzioni e nella vita delle comunità territoriali.
Per quella data è necessario attrezzarsi con strumenti all’altezza di una sfida così impegnativa.

Il PIL della Regione, pari ad 84 miliardi di euro, è caratterizzato da un forte peso dei consumi (55 miliardi di euro), dalla Spesa Pubblica (circa 28 miliardi, il 34% del PIL) e dalle importazioni nette extraregionali, con un conseguente forte disavanzo commerciale della Regione.
Questi numeri, come ci ricorda Confindustria Sicilia, dicono che la Sicilia è una regione che produce poco, spende molto rispetto a quello che produce e che finora non ha investito sul suo futuro.
Intendiamo raccogliere i forti segnali d’innovazione e la voglia di modernità che emerge dalla società siciliana e, quindi, affrontare con decisione i nodi strutturali che impediscono alla Sicilia e all’intero Mezzogiorno di fare quel salto in avanti che merita e che è possibile.
Un vero patto per lo sviluppo, con una progettualità strategica e moderna in grado di proiettare la Sicilia verso il mare aperto della competizione internazionale.

In Sicilia sono tanti gli esempi di eccellenza. Ma non possono e non debbono essere più solo degli esempi.
Della rassegnazione e della tragicità dei Malavoglia non c’è più traccia nelle campagne siciliane. Gli imprenditori coraggiosi che ogni giorno competono con i mercati di mezzo pianeta abitano la campagne siciliane riarse dal sole.
In molte parti di Sicilia, spesso, questa capacità di fare sistema ha funzionato frantumando secoli e secoli di individualismo distruttivo e cominciando a credere al tutti per uno.

Le scadenze dei prossimi mesi, dei prossimi anni richiedono partecipazione, scelte e percorsi condivisi.
Gli interventi non possono più fermarsi agli aspetti emergenziali e superficiali delle specifiche questioni che vengono di volta in volta al proscenio, ma devono riguardare tutto il sistema regione e il sistema delle relazioni euromediterranee.

Occorre da subito individuare i progetti e le linee di rilancio, le risorse finanziarie, gli investimenti, i soggetti pubblici e privati, definendo responsabilità e impegni di tutte le comunità nazionali, regionali, locali. Facendo sistema e collegando i territori, con regole moderne e funzionali che permettano a un popolo di talenti e di eccellenze, spesso soffocati, a creare civiltà e cultura del lavoro.
Un grande ruolo strategico sarà svolto dai fondi comunitari che non sono e non devono essere solo risorse finanziarie ma possono e devono essere metodo e regola per modernizzare la Sicilia e governare il suo sviluppo. Il P.O. FESR 2007/2013 è l’ultimo appuntamento e anche l’ultima occasione.

È urgente a questo punto una nuova riflessione sull’autonomia e un ulteriore adeguamento alla nuova fase politica e normativa, affrontando nella sua integrità l’impalcatura dell’organizzazione in un’ottica federalista e competitiva.

Dobbiamo partire da qui, rivoluzionando gli attuali rapporti istituzionali e amministrativi organizzati su improprie supremazie, garantendo strumenti, azioni, rappresentanze per rispondere alle necessità di sistema delle comunità.
Una forte azione di promozione condivisa in una visione strategica e integrata per la qualità dei servizi, la valorizzazione delle eccellenze, le specificità territoriali.
Se questo avverrà, e deve avvenire, saremo all’altezza di una competizione che in Europa e nel Mediterraneo già avviene e avverrà sempre più per sistemi e per progetti.

Distinguendo e qualificando istituzioni e classe dirigente capaci di anticipare i problemi e di risolverli in un contesto programmatico, pianificatorio e progettuale. Un salto culturale da compiere presto, perché in gioco non c’è solo il ruolo dell’Italia.
C’è la posizione che l’Italia, la Sicilia, le nostre città e le nostre comunità potranno mantenere in Europa e nel Mediterraneo, nell’ambito di una competizione sempre più serrata tra regioni, stati e aree continentali.

L’attualità in questa Sicilia del terzo millennio non può non essere legata all’impegno per l’affermazione della legalità e del diritto.
Vengo da una città, Siracusa, che quest’anno ha scelto di mettere in scena l’Orestea, fortemente connotata dal prevalere delle norme giuridiche della polis su un’etica tribale e sanguinaria che oggi non si ammanta nemmeno del fascino orrifico delle Erinni, ma ha il volto dell’arroganza e della sopraffazione mafiosa: il processo celebrato come antitesi fra civiltà del diritto e barbarie della faida, fra dominio della legge e codice spietato della vendetta.

E io qui voglio ringraziare i cittadini di questa terra, la magistratura e le forze dell’ordine, le autorità civili ed ecclesiastiche, gli imprenditori, gli amministratori pubblici, gli intellettuali, le associazioni laiche e religiose, che quotidianamente sottoscrivono, spesso in solitudine e in silenzio, questo impegno morale e civile che traduce la voce antica di una cultura millenaria nella rivolta morale che coinvolge la parte migliore e più vasta della società civile siciliana.
Una rivolta che, unita ai colpi mortali sempre più spesso inferti dallo Stato all’organizzazione mafiosa, sembra voler finalmente mettere la parola fine ai lunghi anni bui della rassegnazione e dell’acquiescenza (quando non della connivenza) a uno stato di cose che ha tristemente segnato il corpo vivo e l’immagine della Sicilia nel mondo.
Il 19 luglio del 2005 Manfredi Borsellino scriveva al Sindaco di Siracusa queste parole:
“Nonostante quanto accaduto, ed altro che potrà in futuro verificarsi, il pensiero di mio padre secondo cui questa terra, seppur disgraziata, diventerà bellissima è più che mai attuale. E’ questo il messaggio che vorrei trasmettervi: qualsiasi evento tragico possa accadere non deve fiaccarci come non ha mai fiaccato mio padre, che si è visto cadere ad uno ad uno tutti i suoi migliori amici, colleghi e collaboratori senza mai rinunciare a lottare”.

Di quelle parole, oggi come ieri, intendo dire grazie e qui rendere omaggio ai tanti, ai troppi che hanno versato il proprio sangue per la libertà di questa terra che un giorno, come ricordano a tutti noi le parole di Paolo Borsellino, un giorno sarà bellissima.
Dipende solo da noi, da tutti noi.

Giambattista Bufardeci
Vice Presidente Regione Siciliana

 


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