Lunedì 10 novembre il Rotary Club di Siracusa ha ospitato un incontro con il Prof. Giovanni Fichera, docente di Cucina presso l’Istituto Alberghiero “Federico II” di Siracusa. Prendendo spunto dal suo recente romanzo “Il Barone Scucchia e il Monzú”, Fichera ha tracciato un affascinante itinerario lungo oltre due secoli di cucina tradizionale siciliana, ripercorrendo le radici di una cultura gastronomica che ancora oggi continua a ispirare chef e appassionati.
Nel suo intervento, Fichera ha sottolineato la necessità di “ritessere le fila” di questa tradizione, recuperando il legame con i prodotti genuini del passato e con le tecniche di una volta. Perché, ad esempio, non ripensare alla “Pasta ro malu tiempu” quando le barche dei pescatori non uscivano in mare per le burrasche, pasta semplice, ma saporita, con ingredienti lungi dall’essere processati.
Particolarmente toccante è stata poi la lettura di un brano dal suo nuovo libro, ancora in lavorazione, nel quale Fichera ha evocato i ricordi dell’infanzia attraverso il profumo e il sapore dei dolci di un tempo. Tra questi, i celebri Totò, “quelli neri, lucidi di glassa al cioccolato”, che la madre preparava con amore nelle festività. Raccontando quelle immagini, Fichera ha ricordato come la memoria culinaria non sia solo un patrimonio del passato, ma una realtà viva, che va custodita e mantenuta accesa, come una fiamma che illumina le nostre origini. Una tendenza che, comunque, si sta affermando sempre più tra gli chef siracusani, attenti alla sostenibilità e alla valorizzazione del territorio, con un recupero di preparazioni delle quali si rischiava di perdere la memoria, primo fra tutti il Macco di Fave.
Un incontro che ha confermato come, anche in cucina, la cultura e l’identità di un popolo si nutrano di storie, di gesti e di ricordi condivisi, assolutamente condivisibili nell’ottica di una ritrovata sostenibilità.
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