Go-Bike A Siracusa, Una “Cattedrale Nel Deserto”

Sono lì a far bella mostra di sé anche se non più tirate a lucido dopo otto mesi di esposizione all’aria aperta.
Sole, acqua, polvere ed umidità hanno tolto la lucentezza delle cose nuove, dando una patina di “vissuto” anche se di “vissuto” c’è pochissimo.
Sono le biciclette Go-Bike, bianche e verdi come i colori del Comune. I colori di quell’amministrazione che contraddice l’ottimismo berlusconiano, quello che trasforma i fallimenti in vittorie.
Installate in occasione del G8 su quindici postazioni per poter fare il giro di Siracusa in modo non inquinante, intendevano offrire un’opportunità di potersi spostare in città e lasciare l’automobile altrove.
Una bella idea, in tema con il G8 e con l’immagine di una città turistica.
Ma qualcosa è andato storto perché il “sistema” non è mai decollato ed i mezzi a due ruote sostano tristemente nelle loro rastrelliere senza un’utenza che colga i vantaggi offerti.
Sicuramente i siracusani non hanno la cultura della bicicletta ed i turisti non hanno la possibilità o l’informazione per registrarsi con la tessera magnetica necessaria ad accedere al servizio, una procedura complessa ma indispensabile all’accertamento  dell’identità del fruitore.

Una crisi di ottimismo sulle capacità siracusane di “mollare” la macchina in favore della bici o un’idea “calata” dall’alto in barba alle abitudini locali? Una domanda di non facile risposta.

Ma allora cosa fare?
Accettare il fallimento e lasciar deteriorare le biciclette allo “svento” o studiare una qualche strategia per incoraggiare l’uso del mezzo a due ruote?
L’unica certezza è che sono stati spesi soldi pubblici per quindici postazioni che sembrano essere una “cattedrale ne deserto”.


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