Guida Michelin 2020, niente “stelle” nel cielo della ristorazione siracusana

Unico riconoscimento le tre forchette per il ristorante ViDi del Castello Tafuri di Portopalo

Il cielo della ristorazione è rimasto “scuro” anche quest’anno per la provincia di Siracusa: niente stelle nella guida Michelin 2020. Unico riconoscimento le tre forchette per il ristorante ViDi del Castello Tafuri di Portopalo, dello chef Roberto Pirelli. Giunta alla 65esima edizione, la guida dei ristoranti d’eccellenza ne ha premiati ben 17 siciliani (Due a due stelle e 15 a una stella), con due new entry nelle province di Catania e Messina: il ristorante Zash a Riposto e il ristorante Otto Geleng a Taormina.

Gli unici due ad ottenere la doppia stella sono i celeberrimi La Madia a Licata, in provincia di Agrigento, dello chef Pino Cuttaia, e il Duomo a Ragusa dello chef Ciccio Sultano. E poi gli altri 15 ristoranti ad una stella: 5 in provincia di Messina (2 alle Eolie: Signum a Salina, Cappero a Vulcano, e tre a Taormina: La Capinera, St. George by Heinz Beck e Otto Geleng al Timeo), 4 nel Catanese (Coria a Caltagirone, Sapio a Catania, Shalai a Linguaglossa, Zash a Riposto), e 4 anche in provincia di Ragusa (Accursio a Modica e Locanda Don Serafino, La Fenice e il Duomo a Ragusa), 3 nel Palermitano (I Pupi a Bagheria, Bye Bye Blues a Palermo, Il Bavaglino a Terrasini), e 1 a Licata, Agrigento, La Madia di Cuttaia. Restano fuori Trapani, Enna, Caltanissetta e Siracusa.

Siracusa a secco

Nonostante i grandi risultati ottenuti dalle trattorie della zona montana (in tre sono stati premiati con la chiocciola di Slow food tra Palazzolo e Buccheri), il Siracusano è ancora una volta rimasto fuori dal grande palcoscenico: tanti sono stati nell’ultimo decennio gli investimenti dei privati nella ristorazione, tra lo stesso capoluogo, Noto la capitale del barocco e Marzamemi oramai indiscussa meta modaiola. Ma le stelle non brillano ancora e ci si deve “accontentare” delle tre forchette del ristorante ViDi del Castello Tafuri di Portopalo (chef Roberto Pirelli), assegnate per l’ambiente, il servizio e il confort dell’incantevole location con vista mozzafiato sull’isola di Capo Passero e la vecchia tonnara. Evidentemente il territorio per intero paga uno scotto.

L’organizzazione del territorio

“Sono convinto che l’attribuzione delle stelle – ha dichiarato Gianpaolo Miceli, di Cna Siracusa – non sia solo frutto della grande bravura degli chef, ma anche sintomo di organizzazione, accoglienza e ordine che mancano nel nostro territorio dal punto di vista della gestione. E l’esempio è Ortigia, che non brilla per tali fattori”.  Per Miceli la materia prima c’è, ovvero gli chef eccellenti e i ristoranti di altissimo livello ma “non siamo tanto bravi a celebrare il valore del merito – ha spiegato l’esponente di Cna -, non riusciamo a valorizzare queste eccellenze: dobbiamo essere più bravi a venderci. Mi sento di sposare la causa di chi lavora faticosamente per dare qualità, ma si deve scontrare con la scarsa organizzazione del territorio e con l’assenza di una azione sinergica: le vittorie, e quindi le stelle, non sono figlie del lavoro dei singoli”.

Per aspera ad astra

È il refrain di diversi ristoranti che da tempo sono in “odor di stella”. Tra quelli che hanno le carte in regola e “vox populi” vedrebbe candidati a far parte del firmamento della guida Michelin ci sono “Don Camillo”, dello chef Giovanni Guarneri, “Regina Lucia”, dello chef Salvo Calleri, entrambi a Siracusa, a Noto il “Crocifisso” dello chef Marco Baglieri e il “Cortile arabo” dello chef Massimo Giaquinta, a Marzamemi, Pachino. Ma l’elenco potrebbe essere ancora più lungo. “Noi continuiamo a lavorare con umiltà, amore e professionalità – ha dichiarato Gurnaeri – confesso che l’amarezza c’è, per chi dà la vita ogni giorno per questo lavoro. Anche se le soddisfazioni arrivano, e tante, da parte dei clienti”.

Guarneri, che con il suo Don Camillo è da anni inserito nella guida del Gambero Rosso, parla anche di una provincia un po’ trascurata “perchè si fa trascurare. Non penso – ha continuato – che in tutto il territorio non ci siano realtà che meritino la stella, per il loro lavoro e per il locale. E non conosco le motivazioni per cui né il mio, né quello di altri abbiano ottenuto il prestigioso riconoscimento. Certo, incide la tanta improvvisazione che c’è nel settore della ristorazione e anche la carenza di strutture ricettive di livello. Questo non ci deve scoraggiare, bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti, magari prima o poi spunterà una stella”.

Sebastiano Diamante


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