Il 13 marzo 1996 resta una delle date più impresse nella memoria collettiva di Noto. Alle 22:13, in pochi secondi, il silenzio della sera fu spezzato dal crollo di una parte consistente della Cattedrale di Noto, simbolo del barocco siciliano e cuore spirituale della città.
Quella notte cedettero quattro pilastri e il pilone della navata destra, trascinando con sé gran parte della struttura: l’intera copertura della navata destra e centrale, due terzi del tamburo con la sovrastante cupola, la lanterna e la copertura del braccio destro del transetto. In pochi istanti oltre 3.600 metri cubi di macerie si riversarono all’interno della chiesa.
La città, però, non si rese conto subito di quanto accaduto. Non era l’epoca degli smartphone e il boato non fu percepito ovunque. Furono il parroco e alcuni seminaristi a rendersi immediatamente conto del disastro: davanti ai loro occhi apparve una scena drammatica, fatta di polvere, pietre e silenzio.
Tra le macerie si temette subito per l’arca argentea di San Corrado, patrono della città. Ma, quasi come un segno di speranza in mezzo alla devastazione, il reliquiario rimase intatto. Un dettaglio che molti netini ricordano ancora oggi come simbolo di protezione e rinascita.
Per anni l’immagine più forte di quella tragedia fu metà della cupola rimasta in piedi, sospesa nel vuoto sopra le rovine. Un’immagine che divenne il simbolo della ferita aperta nel cuore della città. Nel frattempo la società civile si mobilitò: concerti per sensibilizzare l’intera nazione (con Battiato protagonista), catene umane, l’arca di San Corrado recuperata in quello che fu il pomeriggio più bello dopo giorni di tristezza, la visita dell’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
La rimozione delle macerie fu un lavoro enorme. Ci vollero otto mesi, da gennaio a settembre del 1997, per liberare completamente l’area. I detriti coprivano oltre 1.000 metri quadrati, e gli operai lavorarono con estrema attenzione per recuperare e catalogare ogni elemento utile alla futura ricostruzione.
Il progetto esecutivo arrivò solo alcuni anni dopo: fu presentato il 31 dicembre 1998 e approvato il 19 gennaio 1999. Nell’ottobre dello stesso anno furono consegnati i lavori, mentre il cantiere entrò realmente in funzione nel 2000.
a ricostruzione della cattedrale rappresentò uno dei più importanti interventi di restauro architettonico in Italia negli ultimi decenni.
I numeri raccontano la portata dell’impresa: 25.000 metri cubi di muratura ricostruita, 150.000 blocchi di pietra utilizzati, 81.000 blocchi per pilastri e fondazioni, 1.800 blocchi per la cupola 476 elementi su misura per ciascun arco.
Nel cantiere lavoravano mediamente 50 operai al mese, per un totale di oltre 730.000 ore di lavoro. L’area di intervento superava i 2.000 metri quadrati e il costo complessivo dell’opera raggiunse circa 25 milioni di euro.
Tra gli interventi più complessi ci furono la ricostruzione dei pilastri della navata destra, il consolidamento della navata sinistra e la ricostruzione degli archi. Nel 2005 iniziò la delicata fase di ricostruzione della cupola, partendo dalla parte rimasta in piedi dopo il crollo.
Il 2006 fu dedicato ai restauri interni: vetrate, tele, cappelle laterali e arredi sacri. L’ultima pietra fu posata il 14 novembre 2006, mentre poche settimane dopo iniziarono i lavori di restauro della monumentale scalinata esterna.
Dopo undici lunghi anni, il 18 giugno 2007 la Cattedrale di Noto riaprì finalmente le sue porte. Alla cerimonia parteciparono le autorità civili e religiose, tra cui l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi.
Ma la vera festa per i netini iniziò qualche ora prima.
L’arca argentea di San Corrado tornò nella sua casa con una breve processione dalla chiesa di San Carlo fino alla cattedrale. Come vuole la tradizione, il reliquiario fu portato di corsa lungo la scalinata, tra l’emozione dei fedeli.
Il portone in bronzo realizzato dallo scultore Giuseppe Pirrone, miracolosamente scampato al crollo, fu riaperto in un momento carico di simbolismo. A bussare fu il vescovo di Noto di allora, Giuseppe Malandrino, mentre dall’interno ad aprire fu il vescovo emerito Salvatore Nicolosi.
Quando i due si abbracciarono sulla soglia, la folla entrò lentamente nella chiesa. Molti alzarono gli occhi verso la cupola: la cattedrale era diversa da quella ricordata, con un nuovo pavimento e interni restaurati, ma il suo significato per la città era rimasto lo stesso.
Da quella notte del 1996 alla riapertura del 2007, la storia della cattedrale è diventata la storia di una comunità che ha saputo rialzarsi, trasformando una ferita profonda in un simbolo di rinascita. Nel 2016, poi, l’arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto dal vescovo mons. Antonio Staglianò e dal sindaco Corrado Bonfanti.
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