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Il Pd non ha pace: finti messaggi, status su WhatsApp e ipotesi di commissariamento scuotono il Partito

Il messaggio non porta firma, se non quella involontaria del deputato sbadato che l’ha condiviso per circa otto minuti, il tempo sufficiente perché chi doveva leggerlo lo leggesse, e perché il danno fosse fatto

Pd terremoto fabio venezia

Il film Perfetti sconosciuti, campione d’incassi e di remake nel mondo, lo diceva chiaramente: “ognuno di noi ha tre vite. Una pubblica, una privata e una segreta”.
Nel film, come nella vita reale, tutto ruota attorno a un oggetto tanto utile quanto pericoloso: lo smartphone. Croce e delizia, amico e traditore, capace di farci comunicare, ma anche – a volte – di farci inciampare. O forse di arrivare ai nostri obiettivi più velocemente.

Ma mentre nel film di Genovese un gruppo di amici decide di scambiarsi i telefoni con risultati disastrosi, nella vita vera può capitare di “inciampare” su uno stato WhatsApp del deputato Pd Fabio Venezia che, però, lascia qualche dubbio. Di certo quello che leggiamo – pubblicato sabato e poi cancellato – non è un suo pensiero:

Alla fine ricordati una cosa: io resterò sempre a galla e per fare un passo indietro da segretario regionale mi dovranno dare il posto da capolista al Senato”.

Il messaggio non porta firma, se non quella involontaria del deputato sbadato che l’ha condiviso per circa otto minuti, il tempo sufficiente perché chi doveva leggerlo lo leggesse, e perché il danno fosse fatto.

Lo stato si chiude con un affondo amaro anche verso i “compagni di viaggio”:

“e ti dico con franchezza che i problemi resteranno agli altri della mia segreteria e del gruppo dirigente che in questi mesi, nonostante gli attacchi quotidiani, non mi hanno mai difeso pubblicamente”.

Sull’autore reale del messaggio non ci sono certezze, ma gli indizi porterebbero tutti verso un solo nome: Anthony Barbagallo, segretario regionale del Partito democratico. Da mesi sotto tiro, il tono del testo non risparmia nessuno, nemmeno i fedelissimi.
Peccato che, sul mittente, aleggi ancora il mistero.
Venezia – il deputato “sbadato” – ammette l’errore, ma precisa che quel messaggio non gli è stato inviato da Barbagallo, “anche perché con me non parla”. Quindi chi lo ha scritto davvero? E soprattutto: qualcuno, dentro il Pd, si sta forse spacciando per il segretario regionale?

Dal canto suo, Barbagallo nega ogni coinvolgimento tramite il suo ufficio stampa e ribadisce di non aver inviato messaggi:

“sono pronto a ricorrere alle vie legali, se necessario”.

Il clima nel Partito democratico siciliano, insomma, non è dei migliori. Fare quadrato attorno al segretario – rconfermato da poco – sembra un’impresa impossibile.
C’è chi giura che “non sembra un messaggio scritto da Barbagallo”, e chi dubita della presunta “distrazione di un momento”. Di certo c’è solo che per otto minuti quel testo è stato visibile a tutti, riaccendendo un fuoco mai spento in un partito già in ebollizione.

Barbagallo, infatti, è nel mirino: Matteo Orfini e Stefano Bonaccini gli hanno chiesto di fare un passo indietro, la direzione regionale è stata disertata dalla maggior parte dei deputati (unità all’Ars, ma solo di facciata), e si rincorrono le voci di un imminente commissariamento, alla luce dei numerosi ricorsi arrivati alla commissione di garanzia.
I più vicini al segretario, però, restano ottimisti: “Impossibile che commissarino il partito siciliano. A Roma al momento hanno altro a cui pensare, tipo le regionali in Campania, che contano molto di più per la segreteria nazionale”.

E mentre, quindi, si aspettano i prossimi passi, quello che resta è un messaggio – cancellato ma non dimenticato – che racconta meglio di mille analisi lo stato del Pd siciliano: “un partito di separati in casa” per citare uno dei massimi esponenti, l’Onorevole Cracolici, a cui ha fatto eco il “barone rosso” di Enna, Mirello Crisafulli, con un giudizio ancora più tagliente:

“più che un partito, un’aggregazione di disperati”.

Un partito, insomma, che fatica a convincere, che comunica più per errore che per scelta, più per sfogo che per visione. Insomma, mannaggia agli stati di Whatsapp, alla fretta, agli errori voluti o non voluti. O forse benedetti tutti questi, perché fanno capire che al di là degli atteggiamenti di facciata, del finto “volemose bene” e dell’unità ritrovata all’Ars, non c’è pace nel Partito democratico.

E mentre ci si interroga su chi abbia scritto cosa, la politica vera – quella che dovrebbe dare risposte – resta in modalità silenziosa.

Miriam Colaleo e Luca Signorelli


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