Ultime news

Il ritorno di Emanuele Leonetti con il mediometraggio “Un mago di troppo” che urla temi scottanti

Racconta la storia di una coppia di Siracusa, che tenta di risolvere i problemi del quotidiano, legandosi a superstizioni ed alle illusioni perpetrate da un mago, il quale invece non fa altro che cercare di risolvere i propri problemi economici, approfittando della situazione dei due malcapitati

Un attento pubblico aveva assistito, tempo fa, alla proiezione di un mediometraggio, una produzione di Emanuele Leonetti, soggetto e sceneggiatura tratte da una storia vera di Bruno Rubino. Il mediometraggio è molto importante perché si tratta di una produzione tutta siracusana, della Mamy Film, per la regia di Emanuele Leonetti e Rita Ricciardi, con gli attori principali Emilio Tafuri, Lorenzo Falletti, Carmelinda Gentile. La serata, dedicata alla prima, è avvenuta a dicembre durante una bella cerimonia, in cui il cinema si è messo al servizio della società, trattando un tema importante e di grandissima attualità come quello del potere lesivo della magia sulle menti dei soggetti più fragili. Il mediometraggio “Un mago di troppo”, diretto da Emanuele Leonetti, racconta la storia di una coppia di Siracusa, che tenta di risolvere i problemi del quotidiano, legandosi a superstizioni ed alle illusioni perpetrate da un mago, il quale invece non fa altro che cercare di risolvere i propri problemi economici, approfittando della situazione dei due malcapitati.

Il film è stato ispirato da fatti veramente accaduti ed è stato girato integralmente a Siracusa. Il film ha debuttato a dicembre 2025 e vede nel cast Emilio Tafuri, Carmelinda Gentile, Lorenzo Falletti, Tiziana Rizzone, Salvatore Randazzo, Francesco Lianti, Santo Maltese, Davide Cocice, Rita Ricciardi. “Buona la prima” è stato un evento, che si è tenuto tempo fa al cinema Aurora di Belvedere, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, per presentare la prima del mediometraggio “Un mago di troppo” di Emanuele Leonetti. Il pubblico ha assistito alla visione di un film tutto orgogliosamente gestito nella provincia aretusea, la storia di una coppia oberata dalle problematiche del quotidiano: la cartomanzia, l’hobby di lei, lui implicato nella trappola dei maghi. La serata era stata condotta dalla scrittrice Anna Martano. A conferma del valore sociale della serata di presentazione, si trovavano in sala la questura, con il responsabile delle relazioni esterne, l’ispettore capo dott. Tommaso Bellavia, l’Arma dei Carabinieri della stazione di Belvedere, con il comandante Capodieci ed altro personale. Per il grande valore sociale, era presente anche Sua Eccellenza l’arcivescovo di Siracusa, Monsignor Lomanto, con iun l rettore del Santuario, Aurelio Russo, e diversi rappresentanti della stampa si trovavano in sala. Il film narra la vicenda di Roberto, ma, utilizzando un modo moderno, adoperando flash brevi, incalzanti, da situation comedy, incentrato su un insieme di personaggi attuali, visti in scene di vita quotidiana all’interno di una o poche ambientazioni comuni. Il protagonista è un giovane privo di lavoro e la moglie Gisella, che è una donna complicata e difficile, vittima di un sedicente cartomante, mira a complessare il marito, accusandolo di essere un incapace perché mantenuto.

La trasmissione del Mago Michele diventa il solo programma da seguire in televisione per il forte potere carismatico che riscuote sulla famiglia. Roberto ha poi un incontro fortuito in un bar con il cartomante della trasmissione televisiva e gli confida la predilezione della moglie per la cartomanzia. I due diventano buoni conoscenti. La trama si articola fino a quando il protagonista decide di commissionare, promettendo un lauto compenso, un maleficio utile a far morire la moglie. L’uomo accetta inizialmente, ma, poi, è costretto a restituire il denaro ricevuto, spiegando che non può di fatto aiutarlo perché ha scoperto che la signora, a sua volta, si era affidata ad un suo collega perché operasse in modo da far morire il marito…La storia si conclude in modo originale con un finale a sorpresa, ma, certamente molto interessante. Al termine della proiezione, il pubblico intervenuto si è mostrato molto coinvolto, insieme ad alcune tra le personalità presenti, rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, in un’attenta osservazione delle problematiche sociali, che il film aveva messo in luce. Una riflessione sul film era stata condotta dall’arcivescovo Francesco Lomanto, il quale aveva concluso l’evento. Il mediometraggio ha offerto alcuni interessanti spunti di discussione, che hanno animato piacevolmente la sala gremita. Si è parlato della prevenzione, che possono fare i giornalisti con l’informazione, della sensibilizzazione, per cui serate simili sono utili ed importanti perché va sventato un tipo di atteggiamento coercitivo, che va a insistere sul dolore della persona.

La prevenzione è possibile soltanto con l’informazione, quella buona, quella che portano avanti anche le Forze dell’Ordine ed i Centri anziani tra la gente, nelle scuole, nelle parrocchie. Parlare del problema già di per sé è come fornire una soluzione. Il comandante Bellavia insieme al signor Giuseppe Genovese poi hanno raccontato una storia di vittoria dei deboli sui malfattori per evidenziare una certa attinenza con la serata, con la testimonianza diretta, è stato come toccare con mano. Si è messo in evidenza che le Forze dell’Ordine sono sempre attive sul territorio, pronte a dare una mano e soprattutto sono vicine alla popolazione con un’attenzione maggiore per coloro i quali non sono più giovanissimi, dove veramente questi truffatori trovano il terreno più fertile. Nella serata quindi è stata narrata la vicenda accaduta al signor Giuseppe, che ha raccontato in prima persona i brutti momenti che aveva vissuto. Si tratta di un esempio positivo perché l’uomo ha saputo reagire benissimo, difendendosi da una truffa odiosa, quella dello specchietto. E’ stato evidenziato, inoltre, che quando una persona viene truffata subentra una sorta di imbarazzo, ci si sente quasi in colpa, come responsabili di ciò che è accaduto, come se se si trattasse di una personale mancanza invece di un torto subito dall’altra parte. Grazie alla Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, che sono sempre vicine alle persone in difficoltà, i casi come quello del signor Genovese possono essere sventati. Si è evidenziato quanto ciascuno di noi faciliti il gioco malsano di certi sedicenti maghi con la nostra incapacità di ascoltare l’altro. Se noi fossimo più attenti nell’ascoltarci l’un l’altro, nel fare rete e nel preoccuparci per gli altri, forse sarebbe più semplice attivare la giusta difesa contro gli sciacalli. Nel film visionato vi era un paradosso, forse i momenti più critici in questo caso li viveva il mago, più che la famiglia in questione. Il film mette in risalto che la vita di ciascuno di noi è bella, ma, ci riserva anche dei momenti critici, che vanno comunque superati, soprattutto con l’ascolto e la relazione. In questo caso specifico, i protagonisti erano veramente tutti soli, il tema della solitudine moderna è infatti ricorrente.

Nessuno aveva chiesto aiuto ad un parente, ad una persona amica, quanto meno per sfogarsi. Il mago cerca proprio di lasciarti da solo, di portarti a lui, prima ti chiede notizie riguardanti la tua vita, si interessa di come stai, poi ti dà delle risposte ovvie, scaturite proprio dalle informazioni fornitegli da te stesso. C’è poi bisogno di interpellare le carte per capire come andrà a finire la vicenda personale. Dopo ti viene consigliato di trovare un punto di incontro, le cose vanno a finire poi davvero come aveva predetto il mago, così, dietro compenso, egli dovrebbe essere capace di cambiare tutto il tuo destino. Succede anche una cosa in questi frangenti, diventiamo tutti un pochino più vulnerabili perché perdiamo la lucidità, la capacità di ragionare, magari questo ci porta a compiere delle sciocchezze di cui vergognarci. Credere ai maghi, per individui vulnerabili, è facile perché si tratta di persone fisiche, reali, che mi stanno dicendo qualcosa per aiutarmi, so magari che rappresentano il male, che non dovrei crederci, ma, in quel caso il mio dolore è talmente forte che mi aggrappo e ci credo davvero. Come uscire dalla solitudine del dolore e come si fa a chiedere aiuto? Intanto con le persone più vicine, prima di tutto, bisogna aprirsi, parlare, consigliarsi per farsi aiutare a trovare una soluzione. Ci può essere la comunità ecclesiale, ma prima di tutto bisogna rivolgersi a qualche parente o affidarsi alle istituzioni, che ci rendono liberi.

Il pubblico intervenuto in sala ha rivolto al regista Leonetti ed agli attori presenti in sala applausi calorosi, avendo apprezzato ed essendosi appassionato alla storia, che li ha davvero coinvolti, in quanto alcuni tratti della narrazione apparivano pure divertenti, assurdi, comici, ma, comuni a tutti noi, i personaggi veramente stravaganti e ben strutturati, ben interpretati, con una sceneggiatura, quella di Bruno Marino, ben studiata. Il lavoro, “Un mago di troppo”, ha generato molto interesse, perché unisce aspetti ironici e drammatici, dolorosi e tristi, realistici e bizzarri, mescolati in modo accattivante e coinvolgente. Traspare l’idea vincente di un realismo grottesco ed onirico, che potrebbe accostarsi alla più nota tradizione del cinema italiano felliniano. Ha evidenziato situazioni sociali ben note, un verismo quasi duro e sincero ed anche una sapiente capacità di affrontare con spensieratezza temi difficili, dolorosi, parte del quotidiano della nostra società, che spesso non vengono affrontati e trattati con la necessaria attenzione, per cui generano situazioni preoccupanti e destabilizzanti. Un plauso ad un prodotto tutto siracusano, esempio di bravura nostrana nella sit-com, nulla da invidiare a penne più note del cinema contemporaneo.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo

© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni

Le notizie più lette di oggi