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Il Sistema Siracusa è quasi finito in una bolla di sapone, lasciando un sottile senso di giustizia ingiusta

Il più grosso scandalo giudiziario che ha investito Siracusa negli ultimi anni, forse il più grosso di sempre – sembra essere quasi finito come una bolla di sapone

Ai bambini affascinano le bolle di sapone. Vedere quei piccoli agglomerati di acqua e sapone fluttuare, pieni di aria, colorati grazie alla luce del sole per poi esplodere e finire per terra dopo pochi secondi. Ecco, meno affascinante, ma anche il Sistema Siracusa – il più grosso scandalo giudiziario che ha investito Siracusa negli ultimi anni, forse il più grosso di sempre – sembra essere quasi finito come una bolla di sapone. Almeno per i suoi dominus. Ma, soprattutto, non ha “divertito” affatto. Piero Amara ha patteggiato a Roma 3 anni e a Messina 1 anno e 2 mesi, Giuseppe Calafiore rispettivamente 2 anni e 9 mesi nella capitale e 11 mesi in Sicilia.

A pagare più di tutti l’ex Pm Giancarlo Longo, non mente ma braccio, che ha patteggiato 5 anni a Roma e 4 mesi a Messina e sembra tanto un capro espiatorio, mentre con le proprie indagini favoriva gli amici (e gli amici degli amici). Il tempo però, si sa, affievolisce i ricordi. Quindi è bene ricordare brevemente che cos’è successo in questi anni. Il Comune di Siracusa ha rischiato di soccombere e pagare parecchi milioni di euro per via di un centro commerciale oggi chiuso e fallito (Fiera del Sud). Alla fine ha pagato 2,8 milioni e aspetterà invano di ricevere i 2,6 che gli spettano in quanto erogati ingiustamente (stando alle sentenze). Ci sono stati funzionari pubblici che sono finiti in carcere o sotto processo o indagati per poi ritrovarsi assolti o archiviati. Nel frattempo hanno avuto paura.

La Regione – con quelle villette mai realizzate a Epipoli – ha rischiato di finire in rosso con un risarcimento multimilionario. Ma è stata forse proprio la richiesta eccessiva a fermare l’avanzata. Il Palazzo di Giustizia di Siracusa sta facendo oggi sforzi immani per riprendersi quella credibilità persa gli anni passati tra i Veleni in Procura e proprio il Sistema. Eppure ci sono stati 8 “coraggiosi magistrati”- così li ha definiti anche il Csm – che hanno denunciato un comitato d’affari in grado di interferire nell’azione giudiziaria, tanto da far temere – a ragione – che “parte dell’azione della Procura della Repubblica possa essere oggetto di inquinamento, funzionale alla tutela di interessi estranei alla corretta e indipendente amministrazione della giustizia”. Altri magistrati sono stati spostati ad altra sede, condannati o espulsi dall’ordinamento giudiziario.

Il Comune di Siracusa è stato indicato come il più inquisito d’Italia, salvo poi vedersi sgonfiare la quasi totalità dei procedimenti giudiziari, alcuni archiviati prima ancora di iniziare. L’ex sindaco Giancarlo Garozzo (con l’intera Giunta) ha subito l’onta di essere additato come corrotto, per poi comprendere di essere stato vittima di un Sistema.

L’ex assessore Alfredo Foti fu portato alle dimissioni in un clima di “caccia alle streghe” contro l’amministrazione (a turno, altri assessori vennero indagati e oggi assolti o archiviati) subendo l’onta mediatica a Le Iene (oggi Giarrusso e La Vardera sono alla sbarra per diffamazione a causa dello scambio di persona). Ci sono stati consulenti della Procura e dei tribunali amministrativi infedeli, sono stati coinvolti notai, giornalisti, politici e imprenditori e l’intera vicenda ha sempre dato l’impressione che non fosse mai veramente finita così. Almeno a livello locale. È sembrato, dalle battute successive all’arresto e con le prime parole pronunciate dai due avvocati, che tutto fosse molto più grande per la Procura di Messina e addirittura anche per quella di Roma.

E che le due Procure abbiano subito deciso di volare alto virando sui big, mentre Milano ha puntato dritto sulla vicenda Eni, con la storia del depistaggio. Insomma, Siracusa e il suo “Sistema” hanno svelato una lunga trafila di corruzioni e storie. Alcune approfondite, altre invece lasciate morire nella “provincia babba”, quasi fossero beghe da quartiere. Perché c’è dell’altro, molto di più, ma l’elenco sarebbe troppo lungo.

È parso invece, anche seguendo le udienze peloritane, un’ampia disponibilità nei confronti dei due avvocati inquisiti, più vicini alla posizione di informatori che a quella di deus ex machina di un sistema corruttivo complesso e ramificato in tutta Italia. Però in questi anni, almeno fino al 2016, giravano tanti soldi che oggi non si sa che fine abbiano fatto. Sono stati intrecciati rapporti illegali con il mondo della politica, dei rifiuti e della giustizia, sono stati investiti soldi all’estero, sono stati corrotti personaggi di spessore. Oggi sembra pure sia stato risparmiato qualcuno dai procedimenti penali avviati nel 2016 forse perché “troppo locale” rispetto a una vicenda nazionale.

Resta l’amaro in bocca per chi ha vissuto quei tempi per nulla lontani. Inclusi noi di SiracusaNews, colpiti da richieste risarcitorie anche di un milione di euro (fortunatamente mai portate a compimento ma rimaste solo via mail) e denunce per diffamazione. Restano alla fine minime le condanne complessive per i due avvocati, fulcro del “Sistema Siracusa”, nonostante alcuni processi siano ancora in corso e altri terminati. Quel che resta a Siracusa, però è un sottile senso di giustizia ingiusta.


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