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Il Teatro Massimo di Siracusa torna all’Opera dopo 68 anni con “La serva padrona” di Pergolesi

L’ultima volta che un’opera lirica integrale risuonò tra le mura del Teatro Massimo era nel lontano 1957

Dopo 68 anni di silenzio lirico, il Teatro Massimo di Siracusa ha riaperto le sue porte all’Opera. E lo ha fatto in grande stile, domenica scorsa, con una rappresentazione fresca e raffinata de “La serva padrona” di Giovan Battista Pergolesi, piccolo capolavoro del Settecento italiano che ha inaugurato un nuovo capitolo nella storia culturale della città. L’ultima volta che un’opera lirica integrale risuonò tra le mura del Teatro Massimo era nel lontano 1957, con un cartellone d’eccezione che comprendeva titoli come “Il Trovatore” di Verdi, “La Bohème” di Puccini, “Cavalleria Rusticana” di Mascagni e “I Pagliacci” di Leoncavallo. Poi, il sipario calò sul melodramma, lasciando spazio ad altre stagioni musicali e teatrali, in tempi più recenti.

A restituire l’opera al palcoscenico siracusano è stata l’Asam di Siracusa, sotto la direzione artistica di Corrado Genovese, che ha scelto il giovane talentuoso direttore d’orchestra Domenico Famà, artista catanese tra le figure più attive del panorama musicale siciliano e internazionale, per il ritorno del melodramma al Comunale di via del Teatro. Fondatore e direttore musicale dell’Orchestra da Camera Orfeo, Famà ha portato in scena un’esecuzione viva, storicamente informata e animata da quella “rigorosa vitalità” che è cifra distintiva della sua formazione orchestrale.

Fondata a Catania nel 2020, l’Orchestra da Camera Orfeo unisce l’esperienza di musicisti affermati al talento di giovani interpreti, affrontando con competenza un repertorio che va dal Barocco al contemporaneo. In pochi anni l’ensemble si è imposto come una delle realtà concertistiche più dinamiche dell’Isola, collaborando con etichette come Brilliant Classics – con cui ha inciso “Music for Strings” (2022) e il recente “Romanza” (2024), distribuiti a livello internazionale.

“La serva padrona”, intermezzo comico per voce e strumenti, è un’opera breve ma densa di spirito e ironia. Nei panni di Serpina, la giovane servetta che riesce a ribaltare i ruoli di potere nella casa del suo padrone, ha brillato il soprano Giulia Mazzara, interprete siciliana apprezzata per la sua vocalità limpida e sicura. Laureata con lode al Conservatorio “Bellini” di Catania, Mazzara ha già calcato diversi palcoscenici italiani e internazionali, distinguendosi anche come solista nello Stabat Mater di Pergolesi e nella Petite Messe Solennelle di Rossini. Mazzara ha offerto una prova scenica e vocale di grande presenza.

Accanto a lei, nel ruolo del burbero e confuso Ubaldo, ha divertito e convinto per la cristallina vocalità il baritono Gianni Giuga, attore e cantante formatosi tra l’Accademia dell’INDA e con prestigiosi percorsi internazionali alle spalle, come l’Opera Studio de Tenerife, il Concorso AsLiCo e il Premio Giovane Talento “Adriana Maliponte”. Giuga ha portato sul palco una recitazione precisa e una voce duttile, perfetta per il registro comico dell’opera.

Ad impreziosire la rappresentazione, il mimo Giulia Valentini nel ruolo muto di Vespone, servitore complice e osservatore silenzioso delle dinamiche domestiche. Attrice e docente formatasi presso l’Accademia del Dramma Antico di Siracusa, Valentini ha saputo coniugare gesto teatrale e ritmo musicale, esprimendo la comicità della partitura con una mimica perfetta.

Al clavicembalo, il siracusano Francesco Drago, ha offerto un sostegno elegante e puntuale, in piena sintonia con l’ensemble. Pianista e maestro accompagnatore di lunga esperienza, Drago ha affiancato solisti e orchestrali con raffinata sensibilità. Il pubblico ha accolto l’opera con entusiasmo e applausi scroscianti. Non si è trattato solo di una serata musicale, ma di una riconquista simbolica: Siracusa ha ritrovato la sua voce lirica, interrotta da decenni, in un teatro che torna finalmente a vivere anche di canto, scena e orchestra.


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