Conclusa (forse definitivamente) l’emergenza e con i Vigili del Fuoco che potrebbero abbandonare il sito Ecomac di Augusta già nelle prossime ore, l’Arpa Sicilia prosegue con i campionamenti per analizzare cosa sia stato effettivamente immesso in atmosfera durante l’incendio che ha colpito lo stabilimento una settimana fa.
Nel primo report diffuso dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, a destare preoccupazione erano state le elevate concentrazioni di benzene e idrocarburi non metanici rilevate nel territorio di Augusta. Valori anomali che avevano spinto il sindaco Giuseppe Di Mare a presentare un esposto ai Carabinieri.
Ma è nei giorni successivi che l’attenzione si è spostata su un altro fronte, ben più inquietante: diossine e furani. Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (“Air Quality Guidelines for Europe”, WHO, 2000), in ambiente urbano le concentrazioni tipiche di diossine e furani si aggirano intorno ai 100 TE (fg/m³), mentre valori superiori a 300 TE indicano la presenza di una fonte emissiva locale.
Proprio questi livelli sono stati superati in modo preoccupante nella postazione di monitoraggio installata sul terrazzo del Palazzo Municipale di Melilli. Il campione raccolto tra il 5 e il 7 luglio ha fatto registrare una concentrazione di circa 738 TE, valore già considerevolmente sopra la soglia indicativa. Ma nel campione successivo, relativo al periodo 7–9 luglio, si è addirittura arrivati a 968 TE, confermando un trend in crescita e una fonte emissiva ancora attiva o con effetti prolungati.
Scenario diverso invece per Villasmundo: il campione prelevato tra il 6 e il 7 luglio mostrava sì un superamento della soglia di riferimento (554, ben oltre i 300 fg/m³), ma nel successivo campionamento (7–9 luglio) i valori sono tornati entro i limiti (101), indicando un’attenuazione della situazione in quella zona.
Per quanto riguarda le altre sostanze monitorate, in particolare PCB (policlorobifenili) e IPA (idrocarburi policiclici aromatici), le concentrazioni rilevate in tutte le postazioni risultano al di sotto dei valori di riferimento internazionali, non destando al momento particolari allarmi.
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