A seguire riportiamo per intero un comunicato pervenutoci dal Dott. Rosario Dell’Arte, presidente dell’Associazione “Consumatori Uniti”:
Nei giorni scorsi si è riverificato l’ennesimo sversamento di sostanze petrolifere in un corso d’acqua, questa volta nel torrente Cantera(Leggi Qui). ancora macchiato di rosso,così come il terreno a pochi passi dall’antica colonia greca di Megara Iblea.
Si stima circa 400 mila litri di cherosene, il quale è venuto fuori da un vecchio oleodotto che collega Erg Nord, alla Sasol, per essere deparaffinato. Quest’ultimo processo viene effettuato dalla Sasol per sottrarre le paraffine contenute nel cherosene, al fine di abbassarne il punto di congelamento e quindi poterlo impiegare come combustibile anche a temperature molto basse, per esempio negli aerei a reazione che volano ad alta quota.
L’ inconveniente, come in passato, si verifica nei tratti non interrati dell’oleodotto, per esempio nell’attraversamento dei corsi d’acqua, dove per effetto termico solare il cherosene, dilatandosi genera aumento di pressione che, a volte, arriva a provocare lo scoppio dell’oleodotto. Ciò avviene in quanto trattasi di vecchie tubazioni non dotate di sistemi di controlli idonei e di sicurezza.
Associazione “Consumatori Uniti”, coordinata dal Dott. Rosario Dell’Arte e Avv. Francesco Frasca, insieme al suo team, mette in luce il problema nell’intento di voler far conoscere ai cittadini su come si sta affrontando il problema e su quali rischi incombono i cittadini nel disastro ambientale avvenuto.
Secondo testimonianze hanno riferito di aver visto che le acque si presentavano coperte da schiuma di colore marroncino e che superava l’altezza delle prime barriere di panne galleggianti, appositamente posizionate al fine di evitare che la schiuma raggiunga in mare. All’esterno della barriera, su una barca per mezzo di una autopompa un operatore irrorava tale schiuma con getti di soluzione disperdente. Scrive il Dott. Rosario Dell’Arte libero professionista in ambito chimico: ” Il problema non è quello di risolvere in maniera visiva nascondendo l’inquinamento causato, ma quello di rimuoverlo promovendo una bonifica che consista nell’aspirare il cherosene e trattarlo opportunamente senza ulteriori danni”. Si comprende che dietro questa operazione abbia dei costi non irrisori, ma non è possibile che a fronte dell’ennesimo disastro debbano pagare l’ecosistema del territorio menzionato.
Ma vediamo quali rischi si va incontro:
Esistono effetti a breve, medio e lungo termine. Morte degli animali colpiti per ingurgitazione degli idrocarburi e inalazione delle esalazioni del cherosene. Nel medio e lungo periodo i danni sono meno eclatanti ma più subdoli. Gli idrocarburi aromatici policiclici che si trovano nel cherosene persistono nell’ambiente, si accumulano negli organismi (soprattutto quelli ai vertici delle catene alimentari) producendo effetti molto nocivi sul materiale genetico, sul sistema riproduttivo e su molte altre funzioni vitali. Senza dimenticare che l’uomo a sua volta si nutre di questi pesci e mammiferi. E’ stato dimostrato che l’esposizione per un medio e lungo periodo a dosi anche minimi di petrolio e dei suoi derivati come nella fattispecie il cherosene, determina l’insorgere di vari tipi di tumore.
Alla data attuale insorge un ulteriore rischio: l’infiltrazione nelle falde acquifere con tutte le conseguenze catastrofali. l’Arpa e la Procura della Repubblica hanno aperto un inchiesta e stanno procedendo con le indagini. L’esperienza purtroppo insegna che si risparmia su controlli e su messa in sicurezza degli impianti e quando si verificano gli incidenti si cerca di minimizzarli.
L’associazione “Consumatori Uniti” è sul piede di guerra, mettendo a disposizione il suo impegno al fine non solo di informazione ai cittadini ma soprattutto di tutela, come già si sta muovendo, con le relative segnalazioni agli organi competenti, perche a fronte della salute e della mancata custodia di ciò che la natura ci ha donato, non si accettano compromessi.
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