Nell’ambito delle attività di monitoraggio dell’ambiente marino e costiero programmate dalla capitaneria di porto di siracusa, personale specializzato del 3° nucleo sub guardia costiera di Messina, nei giorni 2 e 3 ottobre scorso, ha eseguito delle ispezioni subacquee tese a verificare lo stato attuale dei fondali marini in prossimità della cinta muraria esterna del castello Maniace allo scopo di rilevare l’eventuale presenza di reperti di interesse archeologico, di rifiuti inquinanti e/o di discariche di materiali di risulta.
A seguito di tale indagine sono stati ritrovati importanti reperti di varia natura, la cui documentazione è stata trasmessa alla competente soprintendenza del mare di Palermo per la determinazione dell’eventuale interesse storico e/o archeologico dei reperti e sulla possibilità che tali manufatti siano riconducibili alla presenza in zona di un relitto.
Inoltre, è stata riscontrata la presenza materiale vario quale, ad esempio, elementi di impalcature provenienti, verosimilmente, dall’abbandono di ponteggi utilizzati per i lavori di restauro del castello Maniace, di casseformi ancora in opera utilizzate per i riempimenti delle strutture murarie sommerse, di conci di pietra aventi propria forma geometrica assimilabili agli elementi costruttiv.
Componenti la struttura muraria esistente, nonché di manufatti vari di natura non identificabile.
Durante tali attività, il personale del 3° nucleo sub guardia costiera, congiuntamente al personale imbarcato sulle motovedette dipendenti dalla capitaneria di porto di siracusa, ha accertato la pesca abusiva di ricci di mare da parte di un pescatore dilettante che, in zona non consentita, nei pressi delle ostruzioni del porto grande di siracusa, ha catturato una quantità di esemplari di tale specie in quantitativo superiore a quello consentito per i pescatori non professionisti, tra l’altro non osservando le norme di sicurezza stabilite per la pesca subacquea (mancato segnalamento).
Al contravventore è stata contestata la violazione amministrativa che prevede come sanzione il pagamento di una somma di denaro che va da 1.000 a 6.000 euro e la confisca del pescato e degli attrezzi utilizzati per la cattura. Gli esemplari, essendo ancora vivi, sono stati rigettati in mare nelle vicinanze della zona di prelievo.
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