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La Cassazione conferma: destituito dalla magistratura l’ex pm di Siracusa Maurizio Musco

La difesa di Musco, rappresentata dall'ex magistrato Marcello Maddalena, ha annunciato che ricorrerà alla Corte europea dei diritti dell'uomo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso avanzato dall’ex Pm Maurizio Musco confermando così la destituzione proposta dal Csm per non essersi astenuto da un’udienza il cui imputato era assistito dall’avvocato Piero Amara, con cui aveva un rapporto di amicizia. La sentenza – si legge sull’articolo de La Sicilia firmato da Francesco Nanìa – è stata emessa il 3 settembre al termine di un lungo iter nel corso del quale il magistrato aveva impugnato la decisione del Csm. La difesa di Musco, rappresentata dall’ex magistrato Marcello Maddalena, ha annunciato che ricorrerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

La Sezione disciplinare del Csm, a giugno del 2019, aveva già deciso di destituire dalla magistratura l’ex pm di Siracusa Maurizio Musco per aver tenuto comportamenti che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato o il prestigio dell’istituzione giudiziaria e per non aver osservato l’obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge.

Nel 2016 già la Corte di Cassazione riconobbe “l’esistenza di uno strettissimo rapporto di amicizia con l’avvocato Amara”, sottolineando la gravità delle condotte e il danno “cagionato all’immagine della gestione equilibrata e imparziale della funzione giudiziaria del pubblico ministero”. Con queste motivazioni venne confermata la condanna per l’ex Procuratore Ugo Rossi e del Pm Maurizio Musco.

In particolare, la commissione disciplinare del Csm aveva evidenziato che il magistrato avrebbe violato il dovere di astensione nei procedimenti penali nei quali era coinvolto l’avvocato Piero Amara (che ha patteggiato 3 anni di carcere nell’ambito dell’inchiesta sul Sistema Siracusa e le sentenze “pilotate” al Consiglio di Stato) con il quale Musco aveva un legame di amicizia consolidatosi nel tempo e arricchitosi di rapporti economici e imprenditoriali tanto “da divenire fatto noto nell’ambiente forense e giudiziario” e tale da far apparire il suo comportamento processuale “non scevro da condiscendenza” nei confronti del legale. Un atteggiamento tale da porre in essere comportamenti che hanno messo in dubbio la terzietà del magistrato.

Si tratta dell’ultimo passaggio della vicenda dei “Veleni in Procura”, con il magistrato Musco – oggi a Sassari – condannato per abuso d’ufficio per aver arrecato un ingiusto danno all’ex sindaco di Augusta Massimo Carrubba e all’ex assessore Nunzio Perrotta nel caso Oikothen.


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