In tendenza

La lettera della mamma finlandese. Le repliche dei lettori e degli insegnanti, non solo siracusani |La lettera

Si tende a generalizzare, a parlare di stili di vita allargando discussioni che non si limitano alla sola scuola ma al modo di concepire la vita

“Ho una discreta conoscenza del sistema scolastico finlandese e italiano, i miei figli hanno frequentato entrambi. Posso affermare che la scuola finlandese ê piu concepita come un centro sociale, non un luogo di studio. Un esempio: mio figlio in 3a elementare italiana faceva  dei esercizi di matematica che in finlandia fanno in 1a media, non perche sia un genio, tuttaltro, ma perche in finlandia il concetto di studio è molto blando e studiano veramente poco. Sono molto bravi a preparare i test a crocette, nessuna interrogazione orale o temi etc. La mia compagna finlandese dopo aver concluso il liceo( 4 anni) che non è specialistico come da noi, con un ottimo giudizio, ha provato a fare l universita in finlandia ma la selezione le è risultata molto dura, in quanto la preparazione del liceo è estremamente carente nella sostanza e nel metodo (nemmeno 1/3 degli aspiranti studenti accede all universita) .Cosa confermata quando la mia compagna e una sua amica pure finlandese, si sono iscritte ad una facolta italiana, risultato : ripetuto innumerevoli volte gli esami, (matematica 6 volte!) fuoricorso di 2 anni. L’amica ha abbandonato. Il problema principale? Non sanno studiare e non riescono a stare sui libri piu di 1-2 ore al giorno. Il sistema finlandese iperprotettivo non ti dara mai un 3 in pagella e questo prima o poi si paga”. È solo una delle mail arrivate in redazione in risposta alla lettera della mamma finlandese, pubblicata per prima su SiracusaNews, che ha fatto scalpore e avviato una serie di riflessioni in quella che sembra diventata una sfida tra la scuola italiana e quella finlandese.

C’è chi, in ogni caso, ritiene interessante l’articolo da inoltrare all’Ufficio Relazioni con il pubblico del Miur (il Ministero dell’Istruzione e del Merito), poiché è un problema generalizzato in quasi tutta l’Italia (ad eccezione di alcune zone del Nord). Ma a sentirsi attaccati non sono solo siracusani. “Alla mamma finlandese – dice una mamma romagnola – dico che ha fatto bene ad andar via, dato che non mi pare in grado di comprendere la validità del sistema scolastico italiano che, nonostante ciò che taluni dicono, resta uno dei migliori in Europa. Porti pure i figli a prendere aria altrove e preghi che non vengano sfornati altri due somari europei, ignoranti di cultura generale, oltre che con una soglia di tolleranza della disciplina e delle frustrazioni tanto bassa da renderli inadatti ad affrontare le difficoltà che la vita spesso presenta. Unico neo, se vogliamo grosso, la lingua straniera”.

Oppure insegnanti, toscani come Cristina Mannucci, che da più di 30 anni lavora a Firenze in una scuola primaria: “Leggo basita la lettera della mamma finlandese a proposito della povertà del nostro sistema scolastico; ho potuto lavorare spesso con scuole europee attraverso i programmi Erasmus e conosco bene la scuola finlandese, i suoi punti di forza e anche quelli più deboli ma non mi sento di esaltarla, così come la scuola britannica o quella spagnola. La prima cosa che mi viene in mente è che  sottoporre ragazzini a frequenti bagni linguistici più che un’opportunità diventa una complicazione, soprattutto quando non si offre loro il tempo per abituarsi al cambio sociale e scolastico. Non conosco la scuola siracusana ma la descrizione e fatta dalla signora rappresenta più un istituto di contenzione  più che un istituto scolastico. Sicuramente la nostra scuola difetta in spazi aperti, in tempi scolastici decisamente troppo lunghi e anche nel modo a volte un po’ troppo frontale di far lezione, ma offre inclusione, personale preparato, metodo e attenzione; i nostri alunni escono dalla scuola sicuramente più preparati dei loro colleghi europei e quanto all’autonomia che purtroppo spesso neghiamo loro non è certamente colpa del sistema scolastico ma di un ambiente sociale ed economico radicalmente diverso e difficilmente sovrapponibile. Pensiamo a una città finlandese come Oulu, pochi abitanti, spazi verdi, scuole al margine della foresta, pista di sci nel cortile (ma poca inclusione)… ma quanto ai risultati di apprendimento vi posso assicurare che i nostri  ragazzi non hanno proprio da sentirsi inferiori. Quando si decide di vivere in libertà per il mondo decidendo di obbligare i figli a questa scelta bisogna farlo con  vera apertura  culturale ,comprendere fino in  fondo la nuova realtà sociale e  non limitarsi a giudizi e a stereotipi”.

Alessandra Bogetti invece si risente del giudizio su tutto il sistema scolastico italiano e replica piccata: “Se il sistema fosse così povero lo definisce saremmo tutti dei perfetti ignoranti qui in Italia. Non mi pare proprio che tutto il popolo italiano sia così. Non credo proprio che in Finlandia siano tutti così tanto più furbi da “capire” meglio di noi che pause e aria aperta fanno bene ai bambini e, io aggiungo, a qualunque essere umano. Già, perché pare proprio che creda che in Italia a questo nessuno ci arrivi. Sí che ci arriviamo anche noi, e sono sicura che in Finlandia ci siano scuole che funzionano meno bene di altre, solo che basta riflettere un attimo per arrivare a comprendere che su uno stesso territorio possono esserci differenze nei vari istituti, cosa che succede in tutto il mondo, Finlandia, Spagna ecc ecc compresi”.

Ad Alessandro Gianferrari sorgono spontanee alcune considerazioni: la prima di pancia sarebbe un misto di rabbia e disillusione, ma facendo due respiri profondi capisce che la signora in parte ha ragione. “Che il nostro sistema educativo sia da rivedere penso non sia un segreto per nessuno, ma in Italia purtroppo molti insegnanti si sono ormai rassegnati a convivere con questa situazione di stallo in cui pochi studenti imparano e molti non imparano quasi niente; i pochi insegnanti che propongono qualcosa di diverso per cambiare le cose vengono bollati come cattivi e  anticonformisti – dice – La  signora quindi ha ragione? Sì, no, quasi. Credo di aver capito che la Finlandia sia il massimo a livello educativo, o almeno così sembra dalla sua declamazione, tuttavia ha cambiato casa più volte non tornando mai alla sua vera casa…. E mi pare di aver capito che oggi vive in Spagna. Se la Finlandia è così avanti perché andarsene? Forse perché oltre la formazione scolastica serve anche qualcosa in più? Probabilmente la Spagna ha il clima è le scuole adatte alla signora? Non credo, penso che tra qualche mese o anno si sposteranno in altro paese alla spasmodica ricerca del Santo Graal dell’esistenza, cercando sempre quello che non esiste: la perfezione. La signora Mattsson potrebbe a mio parere far vivere ai figli una vita più normale, con degli amici veri, con delle sane abitudini che vorrà insegnare loro, come passare il Natale in famiglia a casa ad esempio,  ecc ecc. Ognuno è libero di crescere i propri figli come vuole, ma a parer mio questa voglia di cambiare dei genitori non credo sia ben digerita dai figli piccoli o adolescenti. Il nomadismo è sicuramente affascinante per i grandi, che hanno già passato la pubertà e cercano forse una nuova giovinezza, è divertente viaggiare sempre per chi ne ha le possibilità economiche, come sembra avere la famiglia. Mio figlio di 4 anni quando è lontano da casa, in ferie, in vacanza, dopo una settimana al massimo mi chiede quando possiamo tornare a casa, dai nonni, dagli amici. Per chiudere, potrei andare avanti anni, esprimo il mio dissenso per la signora che si lamenta di casa mia che pur coi suoi difetti è il Paese più bello del mondo e non lo dico solo io; libera di fare ciò che vuole e andare dove vuole ma per me non dovrebbe usare la scusa dei suoi figli per realizzare i propri sogni, né tantomeno lamentarsi dei paesi dove soggiornerà. Sia sincera con se stessa, ammetta il propio desiderio egoistico e di conseguenza mandi i figli a scuola dove capita, tanto in Finlandia a 2 anni sanno già dirigere il traffico”.

Si tende, infatti, a generalizzare, a parlare di stili di vita allargando discussioni che non si limitano alla sola scuola ma al modo di concepire la vita.

E infine le parole di un altro insegnante, Nicola Gelo, anch’egli insegnante ma a Trento. “Le difficoltà che incontrano famiglie e insegnanti sono diverse di regione in regione, di città in città e – lo dico senza esagerazioni – di scuola in scuola. La famiglia finlandese non è scappata da Siracusa ma è tornata all’ovile – come si è in uso dire – perché consapevole di aver fatto una scelta azzardata. In Sicilia vi sono ottime scuole steineriane (ed il metodo finlandese ha attinto pressoché in toto da queste scuole), scuole montessoriane e, non ultime, scuole statali. La famiglia finlandese dal suo pulpito rigurgita preziosi consigli a beneficio di tutta la scuola italiana mentre con il suo hola espana! si allontana verso approdi sicuri. Siamo apparentemente così distanti e le nostre scuole attraversano certamente un periodo di rivoluzione epocale. Non dobbiamo accettare però l’idea che una turista si eriga a pedagoga improvvisata proprio nella terra dei pensatori (la vostra Siracusa, appunto). Vorrei esprimere il mio rispetto per chi non fugge, per chi non denigra la propria realtà ma ne sostiene amorevolmente la complessità e i non facili processi di trasformazione. I turisti possono evidenziare queste contraddizioni ma non vogliono né possono comprenderle. Per comprendere occorre far proprio un determinato contenuto, destino, organizzazione di vita: ospitare in sé quella cultura ‘fantastica’ (‘volevamo sperimentare il vostro clima e la vostra cultura fantastici’) che è incline all’accoglienza e che difficilmente, invece, si riesce ad accogliere, a comprendere, a far propria. La cultura fantastica non è nata di certo dall’applicazione del metodo finlandese ma si è originata in quella perennità di contrasti e tensioni che soli sanno danno origine e forza al genio. É attraverso questa processo di discontinuità tra bellezza e disgrazia che ha origine la tragedia – non quella ipocrita che vorrebbe comprendere in un solo pensiero il pensiero dei mondi – ma quella che accompagna e sostiene la nostra storia in tutte le sue declinazioni”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni