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“La mandorla è di Noto”, “No, è di Avola”… una guerra a suon di post social e denunce

I fatti risalgono a qualche settimana fa, quando alcuni cittadini "di un comune vicino Avola" scrissero sui social pesanti affermazioni, contestate oggi dal consorzio di tutela della mandorla di Avola

Dai social alle aule dei Tribunali (forse) per  colpa di una mandorla. Non una semplice mandorla, ma la “mandorla di Avola”, che, con le sue tre cultivar, è riconosciuta come la più pregiata sui mercati internazionali. Un primato che alcuni, evidentemente, vorrebbero “strappare” alla città. Le antiche ruggini tra netini e avolesi tornano ad accendere gli animi di entrambe le “fazioni”, stavolta  per colpa proprio della denominazione “mandorla di Avola”. Una storia che può sembrare surreale ma che, invece, in tutta la sua “sonora” realtà ha addirittura portato a una denuncia per diffamazione.

La vicenda parte da alcuni post di cittadini netini (rilanciati anche da organi di informazione) che il consorzio di tutela e valorizzazione della mandorla glissa come “ossessivo campanilismo“, in cui i netini definiscono la denominazione “mandorla di Avola” una frode commerciale. Un’onta che al consorzio non è proprio andata giù. Al tempo stesso, pur di non nominare i “nemici” di Noto, lo stesso consorzio (nel comunicato con il quale è stata diffusa la notizia) li chiama, con una facile perifrasi, “i cittadini di una città vicino Avola ”. Il rischio paventato dal consorzio è quello di un danno di immagine per le aziende operanti nel settore della frutta a guscio. Per questo, dunque, ha scelto di adire le vie legali.

Non si tratterebbe solo di campanilismo, ma anche di “personale interesse politico”, poiché (in almeno un caso) a scrivere di “frode commerciale” è stato l’esponente di un partito, impegnato, probabilmente, in una (precoce) campagna elettorale per le amministrative. “Hanno superato il limite della ragionevolezza e, soprattutto, della legge penale” si legge ancora nel comunicato diffuso dal consorzio.

Si tratta di un’affermazione molto grave, di rilevanza penale ” sottolinea  il presidente del Consorzio della Mandorla, Giorgio Cappello, secondo il quale definire “frode commerciale” la mandorla di Avola non tiene in alcuna considerazione né una tradizione che è di quasi due secoli né gli atti ufficiali del Ministero dell’Agricoltura e dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Siciliana. “Il risultato – continua  Cappello – è danneggiare in modo rilevante il lavoro di migliaia di agricoltori e di decine di aziende di lavorazione e trasformazione che, da decenni, si avvalgono del marchio “Mandorla di Avola” per i loro prodotti di eccellenza, dalla confetteria, alla pasticceria, alla gelateria”.

Anche il presidente dell’associazione regionale Frutta in guscio di Sicilia, Ignazio Vassallo, per molti anni funzionario della Regione e responsabile proprio del settore della frutta secca, è intervenuto sulla vicenda: “Questi tentativi di mettere in discussione secoli di storia commerciale non sono solo ridicoli ma soprattutto dannosi per i produttori e le aziende che hanno faticosamente costruito e divulgato nel mondo il marchio Mandorla di Avola.

Per queste ragioni – conclude il presidente Cappello – il consorzio non ha più intenzione di tollerare iniziative del genere foriere di ingenti danni economici e di immagine e, pertanto, ha dato corso al proprio preciso intendimento di adire le vie legali per ottenere la punizione ed il risarcimento dei danni dai responsabili.” A ulteriore sostegno della bontà delle argomentazioni relative alla denominazione “mandorla di Avola”, il consorzio ha allegato al suo comunicato anche un corposo dossier fotografico e documentale. Insomma il consorzio di tutela e valorizzazione dà battaglia ai detrattori della “mandorla di Avola”.

Anna Murè


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