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“La scuola italiana ha molti limiti, ma due mesi sono pochi per capire”: un’insegnante replica alla mamma finlandese

Mariella Lentini insegna in una scuola di frontiera e non riesce a dirsi totalmente in disaccordo con la famiglia Mattsson

“Sono onestamente contenta della lettera che ha scritto e inviato a Siracusa news nella quale denuncia le criticità del sistema scolastico nel quale mi trovo a vivere e a lavorare io. Sono contenta perché la sua lettera è stata immediatamente ripubblicata ovunque e sono contenta perché il dibattito che ne è seguito è acceso e stimolante. Se ne parla; e questo è già qualcosa dal momento che di scuola si parla sempre troppo poco, se non durante la campagna elettorale, per poi tornare a tacerne”.

A parlare, stavolta schierandosi a favore della mamma finlandese che ha lasciato la Sicilia dopo 2 mesi, è una professoressa siracusana. Mariella Lentini, infatti, insegna in una scuola di frontiera e non riesce a dirsi totalmente in disaccordo con la famiglia Mattsson.

“Nelle scuole di periferia “scaricare energia” è fondamentale, ma in tema di sicurezza i dirigenti e alcuni docenti non se la sentono di rischiare” ammette, per poi rivolgersi alla mamma pittrice, che vorrebbe incontrare per spiegarle che “noi italiani siamo spesso esterofili, che guardiamo all’estero come ad un modello ineccepibile e che sono convinta che la Finlandia abbia un ottimo sistema scolastico che, ispirandosi a Steiner, ha prodotto un buon modello per altri Paesi”.

L’istituto Verga è lontano anni luce dal modello finlandese, pur essendo a due passi da un parco pubblico, ma prova a fare la differenza nella vita dei ragazzi.

“Sono convinta – aggiunge – che la scuola italiana vada riformata, che le linee guida vadano aggiornate, che le strutture fatiscenti debbano essere ammodernate, che il tempo pieno, specie al Sud, vada potenziato e registro anche io poca formazione di una parte del corpo docente. Ritengo che la continuità tra i diversi ordini di scuola debba essere maggiormente attuata e che l’Italia investa poco e malissimo sul futuro”.

É ovvio, infatti, che il tempo per i compiti a casa sia maggiore in Italia visto che in Finlandia si attua il tempo pieno al 100%, diversamente da quello che accade in Italia.

”Credo che il modello Finlandia vada bene per la Finlandia – conclude – che in due mesi è molto difficile comprendere cosa vuol dire vivere in una città agli ultimi posti della classifica per benessere di vita e che i nostri popoli siano molto differenti per numeri, trasporti, welfare, criminalità, modalità di concepire la famiglia e i rapporti. Provare ad applicare il proprio mondo a quello di un Paese ospitante è un modo poco intelligente di viaggiare. Sono sicura che in Spagna troverà la sua dimensione ma, questa volta, la prego, dia più tempo ai suoi figli perché imparare vuol dire innanzitutto mettersi in una dimensione di ascolto e comprensione. Io resterò qui a insegnare per come posso, con i mezzi limitati che lo Stato mi mette a disposizione, pienamente consapevole della rivoluzione che potrebbe fare un Governo illuminato che investa sulla Scuola e altrettanto consapevole che tale rivoluzione non avverrà in tempi brevi. Però spero. Lo devo ai miei figli e ai “miei ragazzi”.


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