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La sparatoria di Noto: la Cassazione respinge il ricorso dei due accusati di tentato omicidio

I due, insieme con altre 4 persone, sono accusati di tentato omicidio plurimo aggravato dopo la sparatoria del 29 settembre in via Rosselli

La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa di Paolo Scafidi e Umberto Scafiri, contro l’ordinanza del Tribunale di Catania che, in data 5 novembre, ha disposto per entrambi la misura cautelare in carcere perché accusati di tentato omicidio aggravato in danno dei coniugi Corrado Fiaschè e Concetta Rasizzi.

I fatti si riferiscono alla sparatoria del 29 settembre 2020, avvenuta in via Rosselli, nel quartiere dei caminanti. Al termine delle indagini, i due erano stati arrestati dopo che ulteriori accertamenti avevano permesso agli investigatori di individuare alcuni fermo immagini che confermavano la loro presenza nei luoghi dove sono avvenuti gli spari, con il Tribunale che aveva escluso anche la legittima difesa.

Il ricorso presentato in Cassazione contro la custodia in carcere verteva principalmente su tre punto. Il primo mirava a contestare il collegamento tra le sagome individuate dalle immagini del sistema di videosorveglianza ed i due indagati, il secondo riguardava l’incesuratezza di entrambi e puntava il dito contro il pericolo di redditività, ritenuto basato solo su “pregiudizio”, il terzo mirava alla riduzione della misura cautelare con gli arresti domiciliare, dato che la coppia Fiaschè-Rasizzi risulta residente in altra città rispetto a Noto.

Il ricorso è stato dichiarato in ammissibile perché basato su motivi reiterativi di questioni già trattate e risolte con motivazioni ineccepibile.

Sul primo punto, la Cassazione ha innanzitutto evidenziato la falsità dell’alibi di entrambi, che prima dichiaravano di non trovarsi in via Rosselli durante quei momenti ma sono stati beccati dalle telecamere di sorveglianza. A questo si aggiungono l’inattendibilità del consulente di parte della difesa sulla questione immagini e una serie di intercettazioni in cui i due parlano preoccupati al telefono di quanto successo.

Sugli altri punti, poi la Cassazione ha escluso che il Tribunale abbia agito solo su pregiudizio e che il “risentimento” dei due sia stato ritenuto pericoloso per la reiterazione del comportamento e per questo una misura meno contenitivo non sarebbe stata in grado di impedire la ripetizione del gesto.


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