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La “tregua dei 3 Pippo” a Melilli: Gianni e Gennuso insieme nel nome di Sorbello

L’immagine di Gianni e Gennuso, insieme, nel sostegno a Sorbello a Melilli fa pensare a questo: mettere da parte le vecchie ruggini del passato, per poter collaborare e vincere nel futuro

Sorbello, Gennuso e Gianni

La politica, diceva l’ex Pm del Pool Mani pulite Antonio Di Pietro, è l’arte del compromesso. E il compromesso, diceva invece l’ex presidente del Sudafrica Nelson Mandela, è l’arte della leadership. I compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici.

Ecco, l’immagine di Pippo Gianni e Pippo Gennuso, insieme, nel sostegno del terzo Pippo (Sorbello) a Melilli fa pensare proprio a questo: mettere da parte le vecchie ruggini del passato, per poter collaborare e vincere nel futuro. Vero però che le “ruggini” non sono piccole beghe politiche, ma battaglie giudiziarie.

Al sindaco di Priolo, infatti, venne “scippato” il seggio all’Ars dal rivale Gennuso dopo la mini tornata delle elezioni regionali a Pachino e Rosolini. Gianni in seguito (nel 2020, 3 anni dopo la fine della legislatura) ha vinto al Cga la “battaglia” contro Pippo Gennuso per il seggio all’Ars con il Cga che ha accolto il ricorso. Il contenzioso si inserisce nella vicenda che ha visto coinvolto il presidente del Consiglio di Giustizia amministrativa Raffaele De Lipsis che ha patteggiato una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione (sospesa), e interdizioni dai pubblici uffici e ha versato la somma di 25 mila euro a titolo di risarcimento del danno con l’accusa di corruzione. La sentenza è diventata irrevocabile il 14 settembre del 2019.

Alla luce di quelle vicende i giudici del Cga presieduti da Rosanna De Nictolis, estensore Sara Raffaella Molinaro, hanno revocato le sentenze del Cga del 2014 e dichiarato nulle la consultazione che aveva ribaltato l’esito delle elezioni, dichiarando nulla l’elezione di Gennuso ripristinando quelle di Pippo Gianni, al quale però non sono state riconosciute le indennità relative al periodo nel quale non ha potuto esercitare il mandato.

In questa vicenda l’ex parlamentare regionale rosolinese ha patteggiato a Roma la condanna a un anno e due mesi con il giudice che ha derubricato il reato da corruzione in atti giudiziari a traffico di influenze. Secondo l’accusa, l’esponente politico avrebbe pagato una tangente da 40 mila euro perché il Cga accogliesse un suo ricorso al fine di disporre una mini tornata elettorale in 9 sezioni, tra Pachino e Rosolini, grazie alla mediazione dell’avvocato amico Giuseppe Calafiore, coinvolto nell’inchiesta del Sistema Siracusa.

Ma lo stesso Gennuso ha negato che quei soldi sarebbero serviti per pagare il giudice, confermando invece di averli messi a disposizione del legale per attività di lobbying. Una vicenda raccontata – con fastidio – dall’imprenditore Alessandro Ferraro dopo un’interrogatorio a Messina e che incrinò i rapporti con Amara.

Ma adesso c’è da pensare a Melilli, alle elezioni del 12 giugno, il passato è passato. “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto. Chi ha rato, ha rato, ha rato. Scurdámmoce ‘o ppassato” nel nome dei tre Pippo. E di una rinnovata alleanza.


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