Si conclude con la revoca in autotutela e la riproposizione del bando la procedura aperta per l’affidamento in concessione dei servizi museali aggiuntivi (gestione integrata dei servizi al pubblico, biglietteria, assistenza culturale e ospitalità) del Parco Archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. L’intervento, formalizzato dal Rup e successivamente dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana, era stato innescato da un procedimento di vigilanza avviato dall’Anac. L’affidamento riguardava una concessione di 4 anni per un importo complessivo di 6.518.941,54 euro oltre IVA (con un importo base d’asta iniziale di 9.778.412 euro). Il bando è stato riproposto e ripubblicato il 31 ottobre.
La vigilanza dell’Anac, avviata a seguito di una segnalazione datata 9 luglio 2025, ha evidenziato una serie di criticità che mettevano a rischio la legittimità dell’affidamento. Il primo e più rilevante rilievo riguardava l’applicazione di un Ccnl non idoneo: negli atti di gara era stato indicato il Ccnl Confsal Multiservizi ma non sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (Cgil, Cisl e Uil).
L’Autorità ha inoltre sollevato ulteriori sei punti critici: mancata giustificazione dell’esternalizzazione (quindi la mancanza di una valutazione comparativa che motivasse la scelta della gestione indiretta del servizio); documentazione errata (in allegato uno schema di contratto relativo a lavori e non a servizi); livelli di qualità omessi (mancanza di espliciti riferimenti ai “Livelli minimi di qualità e degli standard dei luoghi della cultura della Regione Siciliana” nel capitolato speciale”); assenza dei Criteri ambientali minimi (Cam); Garanzia provvisoria con importo errato ed errori di battitura; individuazione di soli criteri discrezionali per la valutazione dell’offerta tecnica.
In risposta ai rilievi, il Ruo (il direttore Carmelo Bennardo) e la Centrale unica di committenza, hanno fornito chiarimenti, spesso riconoscendo gli errori formali, ma cercando di mitigarne l’impatto sostanziale. Riguardo al Ccnl, il Rup ha spiegato che l’indicazione errata era dovuta al fatto che l’operatore economico aggiudicatario della precedente procedura (Aditus) aveva applicato quel contratto. Nonostante l’errore, sia il Rup sia la Cuc hanno sostenuto che i costi tra i contratti risultassero “sostanzialmente equivalenti”, citando giurisprudenza secondo cui l’erronea indicazione del Ccnl non comporta l’illegittimità automatica della procedura. Per quanto riguarda l’esternalizzazione, il Rup ha invece motivato la gestione indiretta, in vigore dal 2016, con l’impossibilità di gestione diretta “per carenza in generale di personale” dovuta a pensionamenti e mancate assunzioni (l’ultimo bando risale al 2000). La Centrale di committenza ha difeso alcuni errori come il riferimento allo schema di contratto lavori, definendolo un “mero errore materiale“, sottolineando che la natura di servizio fosse chiara nel disciplinare e nel capitolato e che i concorrenti (5 le offerte presentate) si erano basati sul Piano Economico Finanziario.
Nonostante le difese legali, però, il direttore Bennardo ha preso atto della necessità di adeguare la documentazione e ha proceduto con l’annullamento della determinazione a contrarre, revocando in autotutela la procedura di gara. Successivamente, la Cuc ha formalizzato la revoca ribadendo che la prosecuzione della gara nelle condizioni attuali avrebbe determinato il rischio di un affidamento affetto da vizi di legittimità, compromettendo i principi di buon andamento, trasparenza e parità di trattamento tra gli operatori economici. L’Aanac ha preso atto della revoca e ha proceduto alla conclusione del procedimento di vigilanza.
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