In tendenza

L’analisi del voto in provincia di Siracusa. Male FI, bene FdI, M5S e Pd si aggrappano a Lentini

La prima tornata elettorale di queste amministrative si è chiusa così, con risultati in chiaroscuro sia per il centrodestra sia per il centrosinistra, ma anche per i 5 Stelle

La prima donna sindaco a Pachino, risultati scontati a Noto, Sortino e soprattutto Ferla, giochi aperti ancora a Rosolini e Lentini. La prima tornata elettorale di queste amministrative si è chiusa così, con risultati in chiaroscuro sia per il centrodestra sia per il centrosinistra, ma anche per i 5 Stelle. Insomma, la confusione è tanta, hanno vinto e perso tutti e ciò non fa che incrementare l’astensionismo, di chi non crede più nella politica.

Basti pensare a ciò che è successo a Lentini: ex marito e moglie (Battiato e Reale) spaccano il centrodestra. Lui con Forza Italia – che non supera il quorum – e Fratelli d’Italia (più L’altra Lentini), lei con Diventerà Bellissima e i Popolari (non in Consiglio) più la civica personale. Lui si ferma al 17,28%, lei al 16,17%. Certo, se si fossero candidati in coalizione non sarebbe stata una somma algebrica, ma magari avrebbero scavalcato Rosario Lo Faro che con il M5S e il Pd ha sperimentato il primo apparentamento giallorosso in provincia. L’avvocato si è fermato al 23,73% deludendo un po’ al primo turno ma ringraziando la spaccatura del centrodestra e riuscendo a portare 3 liste sopra il quorum: Lentini operosa (8,75%), Patto civico (7,39%) e la delusione pentastellata (5,93%) che conferma comunque la presenza in Consiglio. Adesso si apre una partita diversa, una nuova campagna elettorale che vede il sindaco uscente Saverio Bosco partire dal 34,7% e una buona affermazione personale e di coalizione (2 liste al 14 e 15% e l’altra al 5,43), senza voti disgiunti.

“L’effetto Conte” quindi non ha funzionato a Lentini, ma nemmeno a Pachino. Non era certamente tra i favoriti, ma Fabio Fortuna è riuscito a conquistare il oltre il 15 % di preferenze rispetto al Movimento fermo all’8%, che comunque entra per la prima volta in Consiglio. In questo caso non c’è stato alcun accordo con il Partito democratico e con il centrosinistra (se non con Rifondazione che è rimasto inchiodato all’1%) rappresentato da Barbara Fronterré, forse la grande delusa di queste elezioni. Sperava almeno di arrivare al ballottaggio e giocarsela e invece si deve accontentare del 27% “inchinandosi” al 43% raggiunto dal neo sindaco Carmela Petralito. Una vera e propria corazzata, con 4 liste su 5 che hanno superato il quorum e Fratelli d’Italia che ha sfiorato il 15% di preferenze. Male Forza Italia con Corrado Quartarone (che – come a Lentini – si ferma a un passo dal quorum) e malissimo la Lega, che dimostra di non essere ancora radicata nel territorio provinciale.

A Rosolini è stata invece una cavalcata interessante ed entusiasmante, con 3 dei 5 candidati che si sono dati battaglia all’ultimo voto. Alla fine il deluso è Corrado Vaccaro e il Partito democratico, il meno votato tra quelli che sostenevano i tre aspiranti primi cittadini (dopo la civica Prima Rosolini ferma al 2,20%) nonostante l’11,48%. Ha fatto meglio la lista civica Mente e Cuore. Il sindaco sfiduciato Pippo Incatasciato si ferma al 10,6% ma sarà una sfida tutta da vivere tra due settimane tra Tino Di Rosolini (FdI in bicicletta con Cambiamo Rosolini e Primavera Rosolinese a traino F.I.) e Giovani Spadola, distante appena 47 voti. Quest’ultimo, leggendo i dati, appare favorito considerato che Di Rosolini è rimasto vittima del voto disgiunto (4 punti percentuali in meno rispetto alle due liste a sostegno), con preferenze andate però agli altri 3 esclusi. Ci sarà da lavorare in queste due settimane, tra apparentamenti più o meno velati e ricerca nell’ormai sempre più corposo partito degli astensionisti (-5,19% rispetto alle ultime elezioni).

A Noto il discorso è diverso: Figura partiva notevolmente in vantaggio e forte di 7 liste civiche (solo 2 si sono fermate sotto il 5%) ha sfiorato il 73%. Il suo problema adesso potrebbe essere quello di mettere d’accordo così tante forze, sarà necessario un lavoro politico certosino e attento. Tiralongo ha fatto quel che ha potuto riuscendo anche a guadagnare 4 punti percentuali in più rispetto alle liste, con Forza Italia, Udc e Noto Partecipa che riescono a entrare in Consiglio comunale. Il Partito democratico invece fa una delle peggiori figure in assoluto, con solo 80 voti e lo 0,66% (anche se la Regione pare abbia sbagliato a riportare alcuni risultati: sono 361 i voti per il 3%: resta sempre la magra figura). Evidentemente, tirando le somme, le scelte in questa tornata elettorale dovranno essere rivalutate e non potrà essere il solo Lo Faro a salvare un’elezione disastrosa per i democratici.

Restano Ferla e Sortino, anche in questo caso entrambi i sindaci riconfermati erano già certi di vincere ma affrontavano la competizione elettorale con due stati d’animo diversi: uno contro l’affluenza e l’altro con un avversario agguerrito come Carlo Auteri e una campagna elettorale senza esclusione di colpi. E invece a Ferla c’è stato addirittura un +9,23% rispetto alle elezioni precedenti e Auteri è riuscito a prevalere su Giaccotto grazie ai voti personali e alla propria lista. Auteri entrerà in Consiglio comunale e ha già promesso battaglia, Parlato dovrà guardarsi intorno anche per cercare un successore tra 5 anni ma ci sono alcuni giovani interessanti che faranno il loro esordio in aula. Giansiracusa a Ferla avrà vita facile, non essendoci opposizione, e avrà tempo per trovare chi potrà prendere il suo posto dopo 15 anni da sindaco. A meno che non ci sarà un quarto mandato. E dovrà scegliere, anche lui, cosa vorrà fare da grande. Al termine della prossima sindacatura, sarà sulla soglia dei 50 anni. E sarà tempo di spiccare il volo.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo