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L’appello di una coppia di siracusani in Australia: con il coronavirus perdono il lavoro e non riescono a rientrare in Italia

"Quello che stiamo chiedendo al Governo Italiano o al Consolato è una maggiore attenzione per far sì che tutti gli italiani presenti in Australia e che desiderano tornare in Italia, non debbano indebitarsi"

Federico e Noemi sono due ragazzi siracusani che vivono in Australia, a Melbourne, da sei anni ormai. Lui è cameriere da sala, la sua compagna è incinta ma entrambi hanno perso il proprio posto di lavoro a causa dell’emergenza coronavirus e non riescono più né a vivere dall’altra parte del mondo né a tornare a casa perché i biglietti hanno un costo molto elevato.

La settimana scorsa il Governo di Victoria (Stato in cui si trova Melbourne) ha chiuso le frontiere: ristoranti, palestre, centri commerciali e tutte le attività collegate al settore terziario. Come accaduto anche in Italia da oltre tre settimane. “Questo ha causato la perdita del lavoro per molti immigrati che, come me, lavorano nei locali – racconta Federico – Vista questa situazione, molti ragazzi italiani, vedendo svanita l’entrata economica, si sono subito attivati per cercare voli e rimpatriare”.

I voli, però, venivano cancellati continuamente. La coppia, per esempio, ha perso due voli: uno il 20 di marzo, il secondo il 28 marzo e quasi 3.700 dollari. Inoltre, la sanità in Australia è privata e l’assicurazione non copre il coronavirus. “Se venissimo contagiati – aggiungono – dovremmo far fronte a ulteriori spese a cui senza lavoro sarebbe difficile far fronte. Abbiamo contattato il consolato italiano a Melbourne al quale chiedevo la disponibilità di voli di rimpatrio, che al momento non erano previsti dall’Australia all’Italia. Dopo un paio di giorni mi hanno ricontattato dicendo che gli unici voli per rimpatriare erano quelli messi a disposizione dalla Qatar airways, unica compagnia aerea che offre il servizio con uno sconto del 10% per i voli di rimpatrio. Ho quindi controllato il sito e i prezzi proposti erano inaccessibili, considerata la situazione economica. Aspettare dei voli più economici non era di certo la scelta più semplice visto che il Governo Australiano non ha bloccato affitti e bollette che continuano a aumentare. Purtroppo una città così grande richiede anche un alto livello economico e non lavorando è difficile far fronte a tutte le spese”.

Il Governo australiano sta iniziando a muoversi solo ora, in ritardo come l’Italia rispetto alla Cina e il resto del mondo rispetto all’Italia. Attualmente nel Victoria ci sono 750 casi accertati di Covid-19. “Per i cittadini australiani sono stati stanziati 500 dollari settimanali – concludono Federico e Noemi – Quello che stiamo chiedendo al Governo Italiano o al Consolato è una maggiore attenzione per far sì che tutti gli italiani presenti in Australia e che desiderano tornare in Italia, non debbano indebitarsi o farsi carico di ulteriori spese a cui non possono far fronte, cominciando dai voli accessibili”.


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