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L’avvocato Amara accusa Conte: “segnalato” al Gruppo Acqua Marcia. L’ex premier: “nessuna raccomandazione, tutto lecito”

L'avvocato fulcro del Sistema Siracusa, dopo aver accusato prima Luca Palamara e poi il presidente del Consiglio di stato Filippo Patroni Griffi, adesso ha nel mirino l'ex premier

L’ex premier Giuseppe Conte avrebbe ottenuto centinaia di migliaia di euro per consulenze e attività professionale dall’Acqua Marcia spa di Bellavista Caltagirone, finita in concordato preventivo. A rivelarlo è il quotidiano “Domani” che ha pubblicato un articolo a firma del vicedirettore Emiliano Fittipaldi in cui rende noto che negli interrogatori l’avvocato Piero Amara ha raccontato di una presunta “segnalazione” che avrebbe permesso a Conte di ricevere contratti e conferimenti di incarico per circa 400mila euro, non tutti incassati. Il leader dei 5 Stelle però accusa Amara di calunnia, confermando di aver lavorato il gruppo Caltagirone ma respingendo qualsiasi ipotesi riguardo un conflitto di interessi e raccomandazioni varie.

Insomma, l’avvocato fulcro del Sistema Siracusa, dopo aver accusato prima Luca Palamara e poi il presidente del Consiglio di stato Filippo Patroni Griffi, adesso ha nel mirino l’ex premier: in uno degli interrogatori ha raccontato di averlo “raccomandato” attraverso l’imprenditore Centofanti affinché ottenesse una consulenza dalla società Acqua Marcia, controllata all’epoca da Francesco Bellavista Caltagirone. e che si avviava verso un concordato preventivo a causa di debiti per centinaia di milioni di euro con le banche. Bellavista Caltagirone doveva far omologare dal tribunale di Roma il concordato della sua azienda, in grave crisi di liquidità a partire dal 2011 e proprio Centofanti, secondo Amara, avrebbe dovuto assumere come avvocati di Acqua Marcia non solo Conte, ma anche Guido Alpa ed Enrico Caratozzolo “per riuscire a ottenere l’omologazione del concordato stesso”.

Conte, sentito da Domani, smentisce categoricamente, annunciando denuncia per calunnia: “mai visto Amara invita mia, non ho avuto rapporti professionali nemmeno con l’avvocato Michele Vietti, è surreale”. Anche Vietti, sentito al telefono da Fittipaldi, smentisce le dichiarazioni del testimone: “escludo categoricamente di aver mai raccomandato nessuno per Acqua Marcia, non ricordo nemmeno se ho mai conosciuto Amara. Non so perché mi tira in ballo, non ricordo nemmeno di avere avuto rapporti con lui”.

Domani, però, con un’indagine autonoma ha comunque scoperto non solo che Centofanti ha confermato ai pm di Perugia che Amara gli ha chiesto di assumere Conte, ma che l’ex premier ha in effetti ottenuto consulenze dalla spa di Bellavista Caltagirone per centinaia di migliaia di euro. Affari (del tutto leciti) di cui finora nessuno sapeva nulla ma è anche vero che non è chiaro perché il nome dell’ex presidente del Consiglio venga fatto solo ora, a distanza di un decennio.

E l’ex premier Conte, oggi, replica sulla propria pagina Facebook sottolineando la propria correttezza e trasparenza a partire dai primi approcci nel 2012: “quando il Gruppo Acqua Marcia è entrato in tensione finanziaria a seguito dell’arresto di Francesco Bellavista Caltagirone (mai conosciuto o incontrato) – scrive – mi è stato chiesto di redigere all’incirca 300 pareri legali per certificare lo stato di tutti i contenziosi giudiziali e di tutte le vertenze extragiudiziali che riguardavano le varie società del Gruppo. Questi pareri legali, che hanno richiesto un impegno professionale particolarmente intenso, sono stati necessari per valutare, più puntualmente, le potenziali poste attive e passive delle società al fine di presentare un concordato preventivo che fosse rispondente alle effettive condizioni economico-finanziarie del Gruppo. I relativi compensi professionali, peraltro, a conferma della limpidezza dell’incarico, sono passati al vaglio e mi sono stati liquidati dai vari commissari giudiziari nominati dal Tribunale fallimentare di Roma, in relazione alle varie società ammesse al concordato”.

Alcuni anni dopo (nel 2015), altro incarico di consulenza legale in relazione a una complessa operazione finanziaria di cartolarizzazione che ha riguardato la società GHMS, che era proprietaria dell’hotel Molino Stucky di Venezia, sempre del Gruppo Acqua Marcia. “Per questo secondo incarico ho avuto accesso, al pari di tutti gli altri professionisti – conclude – a tutta la completa documentazione e, quindi, a tutte le pertinenti informazioni che sono state messe a disposizione (nella cosiddetta data room) di tutti i soggetti (anche molti fondi stranieri) che hanno mostrato interesse per l’operazione”.


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