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Le tragedie siracusane in versione cinese: mediazione, riscrittura, responsabilità filologica

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Le tragedie “siracusane” si confermano sempre più poliglotte. Dopo le traduzioni in giapponese, arabo ed ebraico, la stagione dell’Inda appena giunta al giro di boa si arricchisce quest’anno di una nuova importante apertura: i libretti di scena sono stati tradotti anche in lingua cinese.

L’iniziativa nasce dal dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania che, attraverso il Centro Interuniversitario di Ricerca Filologia, Politica, Storia, Società — diretto dal prof. Stefano Rapisarda e partecipato dalle Università di Catania, Cagliari, Torino e Urbino — e in collaborazione con il Consorzio Universitario di Ragusa, mette ancora una volta competenze scientifiche e relazioni internazionali al servizio di un’istituzione di riferimento globale come l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa.

“Le grandi narrazioni tragiche – sottolinea Rapisarda, ordinario di Filologia romanza – hanno da sempre la capacità di costruire ponti tra culture, parlando con forza anche al presente. In questo senso, la traduzione delle tragedie classiche nelle lingue orientali si configura sempre più come un laboratorio privilegiato di mediazione culturale”.

Un percorso avviato tre anni fa, come ricorda la consigliera delegata dell’Inda, Marina Valensise: “Siamo partiti dal giapponese, per poi proseguire con arabo ed ebraico. Visti gli eccellenti risultati, quest’anno abbiamo scelto di valorizzare le straordinarie potenzialità espressive della lingua cinese”. Il progetto coinvolge alcuni dei capolavori più emblematici del teatro antico: l’Alcesti nella traduzione di Elena Fabbro, l’Antigone e un testo tratto dall’Iliade nella traduzione di Francesco Morosi, e i Persiani nella versione di Walter Lapini.

L’estensione al cinese apre questioni teoriche e operative di grande rilievo, sia sul piano linguistico sia su quello estetico. “La riuscita dell’operazione – sottolinea il prof. Rapisarda – si deve anzitutto a He Danyang, dottoressa di ricerca in Scienze dell’Interpretazione e traduttrice dall’italiano al cinese, impegnata nello studio comparato tra opera italiana e opera tradizionale di Pechino (Jingju), il cui lavoro si distingue per un’attenzione rigorosa al testo e alla dimensione scenica. Determinante è stato anche il contributo di Lavinia Benedetti, professoressa associata di Lingue e Letterature della Cina e dell’Asia sud-orientale, che ha curato la revisione delle traduzioni, garantendo coerenza e precisione terminologica all’intero progetto”

Il lavoro congiunto di Danyang e Benedetti restituisce la traduzione nella sua natura più profonda: una pratica di mediazione fondata su una scelta consapevole, quella di preservare l’alterità del classico rendendola al contempo accessibile. “È proprio in questo equilibrio – conclude il docente – che si coglie il risultato più significativo del progetto: la traduzione cinese delle tragedie siracusane si configura come un autentico attraversamento culturale. La distanza non viene annullata, ma resa percorribile”

Oriana Gionfriddo

Oriana Gionfriddo

Giornalista pubblicista dal 2018, laureata in Sociologia con un master in Social Media al Sole 24 Ore. In redazione dal 2020, racconta il sociale e le storie del territorio ed è specializzata…

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