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L’editoriale. Il sindaco ha una sua visione strategica, ma oggi è caos. A Siracusa la nuova mobilità non è ancora sostenibile

Siamo in una città che il sindaco vuol vedere volare, ma se non si forniscono mezzi e servizi (o quando si forniscono nessuno ne è a conoscenza) è destinata a precipitare nel caos

Ci sono forti possibilità che il sindaco Francesco Italia viva in una Siracusa ideale. Bellissima, certo, quasi perfetta e priva di problemi reali. Una città che ha fatto della mobilità sostenibile il suo punto di forza, con piste ciclabili, zone pedonali, bus navetta, Ztl di Ortigia ai ponti, parcheggi fuori dal centro storico… perfetta. Non c’è che dire. Chi può pensare di criticare decisioni del genere, quando c’è ancora chi si ricorda quando si parcheggiava in piazza Duomo direttamente con l’auto? Nessuno sano di mente. Chi può pensare di impedire la pedonalizzazione del centro storico? Nessuno.

Ma non viviamo in una città ideale. Viviamo a Siracusa, dove le piste ciclabili hanno ridotto le carreggiate e aumentato ingorghi, dove l’asfalto sulle piste ciclabili è quanto meno deficitario e necessiterebbe di un restyling sostanziale e dove è già fallito – prima ancora del maxi progetto sulla ciclabilità – il servizio di go bike con tanto di bici regalate alla cittadinanza. In estrema sintesi: prima si vendono le bici del Comune, poi si disegnano le piste… vabbè. Per non parlare della percorribilità su due ruote di corso Umberto. Quisquilie.

Tutto pur di non prendere l’auto. C’è anche il nuovo bus navetta infatti: ma da dove passa, dove si ferma, ogni quanto, i percorsi, le pensiline, le mappe e tutte quelle informazioni evidentemente superflue non sono ancora pronte al 2 luglio… vabbè. Bazzecole.

Ci sono anche le zone pedonali in zona Umbertina: alla già conosciuta via Cairoli, si uniscono adesso via Perasso e via Somalia. I locali ne saranno felici, potranno divertirsi con i dehors questa estate e rendere più vivibile l’area. I parcheggi? Fesserie.

Ci sono già. Sono al molo S. Antonio (dove le casse automatiche fino alla scorsa estate si guastavano un sabato sì e l’altro pure), saranno in via Elorina (dove dovrebbe partire un altro bus, ma siamo al 2 luglio e non possiamo sapere già tutto per l’estate), forse saranno al Talete (chiuso, si erano dimenticati alcuni certificati). E poi in giro per la Borgata dove tra piste ciclabili, lavori in corso (piazza Euripide), dehors e zone pedonali non si trova più uno stallo. Sciocchezze per una città come Siracusa, dove non puoi più entrare – giustamente – in Ortigia ma ti puoi incolonnare su via Malta perché non funzionano i segnaposti in piazzale Marconi.

Per arrivare nella Siracusa ideale il turista può arrivare in aereo a Catania e prendere il treno ideale (ma la tratta è chiusa fino al 31 luglio) o il bus (ma dopo le 20,40 non ce ne sono) o il taxi (100 euro). Qui non è colpa del sindaco, che di certo non si è strappato le vesti o polemizzato con mamma Regione. E in un’ottica complessiva, così come viene richiesta a chi fa politica, anche questo disservizio è un ulteriore disagio per chi vorrebbe visitare i nostri luoghi. Eppure la chiusura è passata quasi in sordina.

Noleggiare l’auto non conviene per arrivare nella Siracusa con la mobilità sostenibile, perché non ci sono più parcheggi e si può fare tutto in bici (senza il servizio di bike sharing) o in bus navetta. Ah, forse con il servizio marittima che prevede il servizio intermodale barca-bus. Ma che fine ha fatto? E nella stagione del rilancio, al bus turistico rosso (privato) non è stata rinnovata l’autorizzazione.

Insomma, siamo in una città che l’amministrazione vorrebbe far correre ma che non sa ancora camminare. C’è uno scollamento drastico tra l’idea di città che vive il nostro sindaco e la reale realtà della città. Non ci sono dubbi che buona parte dei nostri cittadini siano barbari delle strade e si facciano beffa delle regole, ma l’amministrazione sta giocando una partita a se, autocelebrativa, senza tener conto che la cittadinanza debba essere informata, avvertita per tempo, accompagnata in nuove procedure, regole e ascoltata. Alla fine, anche questa volta, sarà una guerra di posizione. Da una parte il cittadino che si sente abbandonato e colmo di risentimento per una mancanza di servizi. Dall’altra il sindaco convinto del proprio operato con una lista spuntata di cose realizzate.

In mezzo noi giornalisti che continuiamo a raccontare una città che appare senza alcun disegno politico e ancor più grave senza alcuna voce critica tolti sporadici interventi di Reale, Mangiafico, Castagnino, Vinciullo e Foti per fare alcuni di quei pochi nomi. In tutto questo, mentre noi discutiamo del solito nulla e di tutte le cose che non funzionano, ci sono migliaia di turisti che vagano senza meta tra le nostre vie abbandonati a sé stessi e a mezzi di fortuna, aiutati solo da volenterosi host e da piccoli imprenditori del turismo.

Siamo in una città che idealmente sarebbe una Ferrari ma che suo malgrado ha il motore di una Smart (City, altra nota dolente) e procede a passo di cammello. Siamo in una città che il sindaco vuol vedere volare, ma se non si forniscono mezzi e servizi (o quando si forniscono nessuno ne è a conoscenza) è destinata a precipitare nel caos.


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