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L’editoriale, la Siracusa – Gela “festeggia” altri 9 chilometri, ma la politica dimentica di scusarsi di un ritardo di oltre 50 anni

Diventa quasi grottesco vedere quel codazzo di politici, deputati e taglio del nastro con tanto di assessori e presidente della Regione.

Celebrare è corretto, ma anche scusarsi lo sarebbe stato. Fa un po’ ridere (amaramente) vedere articoli di giornale di quasi 50 anni fa che annunciavano la nuova Siracusa Gela e vedere oggi tante foto di un taglio del nastro per il tratto di 9 km che collega Rosolini a Ispica. Che, sia chiaro, c’è da festeggiare. Ma che sia altrettanto chiaro: ci sarebbe anche da arrossire. E non poco.

Se è vero com’è vero che oggi non si possa più dare nulla per scontato, compreso un semplice diritto – quello di infrastrutture degne di nota tra due province – diventa quasi grottesco vedere quel codazzo di politici, deputati e taglio del nastro con tanto di assessori e presidente della Regione.

In realtà oggi una sola cosa andava fatta: chiedere scusa a tutte le persone e le aziende di Siracusa e Ragusa che sono tagliate fuori da importanti asset da decine di anni causa un complicato il trasporto su gomma.
Tutti i politici avrebbero dovuto scusarsi perché rappresentano un’istituzione che ha fallito nel dare un servizio alla cittadinanza. La politica rappresenta lo Stato e anche se è vero che bisogna gioire dove i predecessori hanno fallito, è altrettanto vero che lo Stato è in debito con i cittadini che chiedono solo di essere connessi, fisicamente, per sviluppare servizi, turismo, economia, azienda e altro.

Resta inteso che oggi è un giorno felice perché finalmente anche il Ragusano vede (nel 2021) i suoi primi 9 chilometri di autostrada e di questo risultato si deve dare il merito all’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone e al presidente della Regione, Nello Musumeci. Bene facciamo loro i complimenti, ma guardiamo anche oltre. Oggi è solo una piccola parte di riscatto, lunga appena 9 km, ma è ancora troppo poco per quanto la Siracusa – Gela è già costata ai contribuenti e per lo stato di salute di buona parte di quel tratto autostradale (quello tra Noto e Rosolini non è nemmeno degno di questo nome). Lo Stato ci doveva questo pezzo di autostrada da decine di anni, oggi è arrivato e speriamo che non sia l’ultimo pezzo. Musumeci parla di arrivare a Modica entro il 2022. Bene, speriamo che oltre alle parole, alle fanfare, ai selfie e ai nastri tagliati vi siano anche dei fatti. Ve ne sarà riconosciuto il merito. Ma certo, le scuse per il ruolo che oggi si ricopre restano comunque un dovere per un’infrastruttura che sarebbe dovuta terminare verso la fine degli anni ’70 e che invece, con mezzo secolo di ritardo è ancora lì. In sospeso. Non conclusa.


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