SiracusaNews TV

Video

Lentini, torturato e ucciso nel 2002 durante la faida tra clan: arrestati i due esecutori

Condividi

Questa mattina, su delega della Procura distrettuale della Repubblica di Catania – Direzione Distrettuale Antimafia, il Roni del comando provinciale dei Carabinieri di Siracusa, ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere emessa il 24 agosto scorso dal Gip del Tribunale di Catania, nei confronti di due persone ritenute responsabili dell’omicidio di Santo Massimo Gallo, avvenuto a Lentini il 23 marzo del 2002.

Il delitto rientra nella cosiddetta “faida di Francofonte”, spietata guerra di mafia avvenuta tra il 2000 e il 2002 in una porzione di territorio a cavallo delle province di Catania e Siracusa, che vedeva contrapposti, all’epoca dei fatti, i clan Nardo di Lentini e Campailla di Scordia.

Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania, hanno consentito di appurare che l’omicidio di Gallo si inserisce in quella vasta strategia di controllo mafioso del territorio esercitata dal clan Nardo che, attraverso un cospicuo numero di aderenti e la perpetrazione di eclatanti azioni delittuose, ha dimostrato nel tempo di essere in grado di intimidire ed eliminare chiunque si fosse opposto alla realizzazione dei suoi propositi criminosi.

La vicenda ha origine il 23 marzo 2002, quando Angelo Gallo denunciava, alla stazione Carabinieri di Francofonte, la scomparsa del figlio Santo Massimo, fratello di Vincenzo, in quel periodo latitante e ritenuto uno fra gli appartenenti al commando armato che il 10 luglio dell’anno precedente tese un agguato mortale ai danni del francofontese Antonino Mallia, affiliato al clan Nardo di Lentini che si contrapponeva a un gruppo emergente di Sordia capeggiato da Biagio Campailla.

Sulla scorta delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, che hanno corroborato ulteriori elementi investigativi già emersi nel corso delle indagini svolte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo sullo stesso contesto territoriale, è stato possibile ricostruire la vicenda:

Il 22 marzo 2002, intorno alle 18.45, Santo Massimo Gallo, come di consueto, usciva di casa recandosi a piedi in luoghi da lui solitamente frequentati, per poi non fare più ritorno in casa dove viveva assieme ai familiari; Gallo veniva, in effetti, sequestrato, torturato e ucciso dagli esponenti del clan Nardo, con lo scopo di ottenere dalla vittima informazioni circa i luoghi di latitanza del fratello Vincenzo, in quanto, quest’ultimo, ritenuto il responsabile dell’omicidio di un esponente proprio del clan.

Il giorno precedente alla scomparsa del giovane, la Polizia giudiziaria, nell’ambito di una più complessa attività investigativa, documentava atteggiamenti sospetti e incontri di presunti appartenenti al clan Nardo, dall’analisi dei quali poteva desumersi che la compagine di personaggi facenti riferimento all’affiliato di spicco Alfio Sambasile, stava programmando un incontro finalizzato a pianificare delle attività delittuose, condotta che, sulla base degli elementi acquisiti anche grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, troverà la sua logica interpretazione proprio nella scomparsa e uccisione di Gallo.

L’insieme dei dati acquisiti nel corso delle indagini coeve alla scomparsa della vittima, assieme alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ha consentito di far luce sull’efferato delitto, sin dall’inizio inquadrato come un tipico caso di “lupara bianca”, atteso che il cadavere di Santo Massimo Gallo non è mai stato rinvenuto.

I destinatari del provvedimento cautelare sono: Michele D’Avola, 4 anni di Francofonte, tuttora rinchiuso al carcere di L’Aquila in regime di 41 bis; e Fabrizio Iachininoto, lentinese di 47 anni.