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L’Espresso e Report su Ias, ne avevamo già parlato 3 mesi fa. Vediamo quali novità emergono

Il settimanale pubblica un articolo a firma di Antonio Fraschilla dal titolo “Petrolieri padroni di mare e aria” ricordando il sequestro della struttura

L’Espresso e Report tornano ad accendere i riflettori su Ias, l’impianto di depurazione di Priolo. Il settimanale pubblica un articolo a firma di Antonio Fraschilla dal titolo “Petrolieri padroni di mare e aria” ricordando il sequestro della struttura ad opera della Procura della Repubblica di Siracusa lo scorso 15 giugno per disastro ambientale aggravato. L’Espresso dice di aver letto tutta la documentazione alla base dell’inchiesta (bene, SiracusaNews lo aveva già fatto 3 mesi fa e pubblicato un articolo con tanto di diretta video) e ripercorre l’intera storia dell’Industria acqua siracusana: la politica che ha nominato e nomina i presidenti dei Cda, la vicinanza a Montante, il malfunzionamento storico dell’impianto. Di cui, in realtà, SiracusaNews parla da anni.

Nel 2017, ascoltammo l’allora consulente del sindaco (attuale assessore Giuseppe Raimondo) puntare il dito proprio su Ias chiedendo prescrizioni anche su questo impianto e prima ancora seguimmo da vicino l’indagine che portò all’operazione No Fly passando anche per l’analisi della qualità dell’aria. Insomma, SiracusaNews è sempre stata sul pezzo e non può che far piacere, adesso, questo rinnovato interesse di testate nazionali, siano carta stampata o trasmissioni tv come Report.

L’inviato di Rai3 è stato avvistato nelle scorse settimane in giro per la provincia, ha parlato con assessori, sindaci, consulenti e magistrati cercando di scavare più a fondo sulla gestione di Ias dell’ultimo decennio, almeno. Anche perché, come avevamo ampiamente detto leggendo le carte dell’inchiesta: tutti sapevano, nessuno ha realmente fatto nulla. Grazie a SiracusaNews, anche Giulio Golia con Le Iene si è occupato della situazione di Ias, intervistando tra gli altri anche i nostri giornalisti Luca Signorelli e Giulio Perotti.

E allora cosa è successo dopo il sequestro? Niente di particolare.

La Procura ha nominato amministratore giudiziario e consulenti tecnici con l’obiettivo di chiudere l’impianto se non si riesce a trovare una soluzione. Ma la soluzione non è affatto semplice, a rischio c’è veramente la produzione delle imprese e per sistemarlo si ipotizza una spesa di circa 20 milioni di euro. L’assessorato regionale al Territorio e ambiente ha rilasciato l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) necessaria a consentire la ripresa dell’attività dell’impianto di depurazione, posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria lo scorso giugno. Per il resto, la politica è scomparsa da Ias. Per ora.


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