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Mafia. Relazione semestrale della Dia. A Siracusa pacifica spartizione territoriale tra clan, ma non mancano scontri su sovrapposizioni o pagamenti ritardati

In città risulterebbe presente anche il sodalizio dei Bottaro-Attanasio, legato al clan etneo dei Cappello e particolarmente attivo nelle estorsioni e nello spaccio di stupefacenti, che nel semestre è stato interessato dall’esecuzione di un sequestro di beni del valore di circa 1 milione di euro

In Sicilia coesistono organizzazioni criminali eterogeneee non solo di tipo mafioso. Cosa nostra è presente in tutte le province della regione, mentre la Stidda risulta piuttosto localizzata nell’area centro meridionale dell’Isola, con area di influenza in porzioni delle province di Caltanissetta, Ragusa e Agrigento. Nelle province orientali si registra anche la presenza di organizzazioni criminali di tipo mafioso diverse da Cosa nostra. Il quadro è dato dalla Relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, relativa al primo semestre 2023.

A Siracusa, storica è la presenza di organizzazioni mafiose che esercitano la loro influenza in ambiti territoriali ben definiti. Nel quadrante nord della città risulterebbe attivo il gruppo Santa Panagia, frangia cittadina della ramificata compagine Nardo-Aparo-Trigila collegata, a sua volta, alla famiglia Santapaola-Ercolano di Cosa nostra catanese. In città risulterebbe presente anche il sodalizio dei Bottaro-Attanasio, legato al clan etneo dei Cappello e particolarmente attivo nelle estorsioni e nello spaccio di stupefacenti, che nel semestre è stato interessato dall’esecuzione di un sequestro di beni del valore di circa 1 milione di euro.

In linea generale gli interessi illeciti dei clan sarebbero garantiti attraverso una logica di pacifica spartizione territoriale per la gestione autonoma degli stessi sebbene non manchino, talvolta, episodi criminali riconducibili a verosimili sovrapposizioni territoriali ovvero mancati o ritardati pagamenti di partite di droga come evidenziato dal tentato omicidio verificatosi a Siracusa il 7 febbraio 2023, di un soggetto ritenuto appartenente al gruppo di Santa Panagia. La parte settentrionale della provincia, specificamente i comuni di Lentini, Carlentini, Francofonte ed Augusta, risentirebbe dell’influenza della famiglia Nardo-Sambasile che, avvalendosi del costante appoggio della famiglia Santapaola Ercolano e essendo dotata di una ben nota forza intimidatrice, eserciterebbe il pieno controllo territoriale attraverso l’imposizione di estorsioni, la gestione dello spaccio di stupefacenti nonché il controllo, diretto e indiretto, di locali imprese operanti in svariati settori economici, fino a monopolizzarne interi comparti.

Il quadrante meridionale della provincia, in particolare, i Comuni di Noto, Pachino, Avola e Rosolini, sarebbe da tempo sotto il controllo del clan Trigila i cui interessi spaziano dal traffico di stupefacenti, alle estorsioni e all’infiltrazione in attività economiche spesso grazie anche all’intermediazione di imprenditori compiacenti. Al clan Trigila farebbero riferimento anche altri gruppi criminali operanti nella provincia e, in particolare, a Cassibile sarebbe attivo il sodalizio dei Linguanti, mentre nei territori di Pachino e Portopalo di Capo Passero opererebbe il clan Giuliano indicato, in pregresse attività investigative, “vicino” ai Cappello di Catania. La zona Pedemontana della provincia sarebbe invece influenzata dal gruppo criminale degli Aparo, dediti alle estorsioni, all’usura e agli stupefacenti.

Il panorama criminale cosi delineato, vedrebbe la presenza di altri sodalizi criminali che, sebbene non declinati secondo il paradigma strutturale di cosa nostra, rivestirebbero ruoli ugualmente rilevanti avuto riguardo alla gestione di qualsivoglia attività illecita: dal traffico e spaccio di stupefacenti all’estorsioni, dall’usura al gioco d’azzardo. Tale assunto trova conferma, nel semestre, dagli esiti di tre distinte indagini condotte proprio in materia di stupefacenti. L’operazione “Gemini”, conclusa il 2 marzo 2023 dalla Polizia di Stato ad Avola, ha consentito di trarre in arresto sei soggetti ritenuti responsabili di produzione, traffico e detenzione di cocaina ed eroina. In particolare, l’attività investigativa ha riscontrato come l’organizzazione criminale provvedesse sia all’approvvigionamento della droga, demandata a due diversi soggetti, che al successivo spaccio affidato a pusher attivi “h24”.

Le indagini hanno appurato una capillare organizzazione nonché dimostrato come i due soggetti responsabili dell’approvvigionamento, avessero instaurato un vero e proprio “gemellaggio” finalizzato a realizzare una fitta rete di vendita atta a richiamare non solo clienti locali ma anche quelli provenienti dall’area centrale e meridionale della provincia aretusea. Altra indagine, conclusa il 2 marzo 2023, ha consentito ai Carabinieri di trarre in arresto tre soggetti promotori di un’attività sistematica di spaccio di cocaina e crack con base logistica a Siracusa. Nel corso delle attività è stato appurato come il sodalizio, per ottenere il pagamento dei debiti di droga non saldati, compisse gravi atti intimidatori ai danni di esercizi commerciali riconducibili a clienti debitori. L’11 maggio 2023, infine, la Guardia di Finanza di Catania e il Nucleo Investigativo della Polizia Penitenziaria di Palermo hanno
eseguito l’operazione “Alcatraz” che ha consentito di individuare un’associazione criminale, promossae diretta da due detenuti, dedita all’approvvigionamento e al successivo spaccio di droga, principalmente hashish, all’interno della casa di reclusione di Augusta. L’attività criminosa si è resa possibile grazie all’utilizzo di cellulari illegalmente introdotti, che costituivano il principale strumento per le comunicazioni sia interne che esterne alla struttura penitenziaria. In definitiva, l’attività investigativa ha evidenziato “…la sussistenza di una struttura organizzativa a carattere permanente, con una chiara e ben individuata ripartizione dei compiti tra gli associati in merito alla realizzazione di un programma indeterminato di reati in materia di stupefacenti, con la correlativa gestione dei proventi…”.

Così come nel restante territorio regionale, anche a Siracusa continuano a manifestarsi episodi di corruttela ovvero di abuso di potere di pubblici funzionari, ancorché non sempre riconducibili a dinamiche di criminalità mafiosa, finalizzati al perseguimento di indebite utilità. Già nel precedente semestre, gli esiti di un’indagine della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza avevano condotto all’arresto del sindaco del Comune di Priolo Gargallo Pippo Gianni indagato per concussione, istigazione alla corruzione, tentata concussione e falso in atto pubblico. Di conseguenza, essendo decaduta l’intera giunta comunale, il presidente della Regione Sicilia ha nominato, il 13 febbraio 2023, un Commissario straordinario per la gestione dell’Ente sino alle nuove elezioni, tenutesi nel mese di maggio 2023 (quando ha comunque vinto lo stesso Pippo Gianni).

Analoghi episodi si sono manifestati anche nel Comune di Siracusa, laddove la Polizia di Stato ha tratto in arresto due soggetti, tra cui un funzionario comunale, indagati per taluni reati commessi in relazione all’illecita compravendita di sepolture all’interno del cimitero di Siracusa. Il 30 marzo 2023, a Pozzallo, un funzionario del Comune di Pachino e un funzionario regionale in quiescenza sono stati arrestati in flagranza del reato di concussione, per il rilascio di alcune autorizzazioni comunali.

Gli esiti di pregresse attività investigative hanno consentito di appurare la costante presenza sul territorio provinciale anche di sodalizi stranieri attivi, soprattutto, nello sfruttamento della prostituzione, nella tratta di esseri umani e nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Al riguardo, la Polizia di Stato ha eseguito, il 14 febbraio 2023, un provvedimento restrittivo nei confronti di una nigeriana, dimorante nella provincia di Foggia, coinvolta nel traffico di esseri umani tra la Nigeria, la Libia e l’Italia. L’indagine trae origine dalla denuncia di una giovane nigeriana, sbarcata ad Augusta nel luglio 2016, che ha disvelato l’esistenza di un’organizzazione criminale nigeriana che gestiva la tratta di giovani connazionali, attratte in Italia con false promesse ma destinate ad alimentare il mercato della prostituzione.


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