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Manifestazione degli avvocati a Siracusa. Il presidente del Tribunale: “non sospesa l’attività giudiziaria, ma insostenibile carenza d’organico”

"Provo vergogna per l'insostenibile situazione in cui è stato da tempo lasciato l'organico dei magistrati e del personale amministrativo del Tribunale di Siracusa, già di per sé sottostimato"

“In ossequio a specifica norma di legge, ho adottato misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, per il periodo compreso tra il 12 maggio e il 30 giugno, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico- sanitarie fornite dal Ministero della Salute, dal presidente della Regione Siciliana, dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Giustizia e delle prescrizioni adottate in materia dal presidente del Consiglio dei Ministri. Tali misure, che individuano le attività giudiziarie compatibili con la salvaguardia della salute di tutti, magistrati, personale amministrativo, avvocati e utenti della giustizia, sono state adottate – secondo la previsione legislativa – d’intesa con il presidente della Corte d’Appello e il procuratore generale della Corte d’Appello di Catania, sentito l’assessore regionale della salute e il locale Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, con il quale, fin dall’esordio del fenomeno pandemico, v’è stata una fattiva interlocuzione estesa agli altri organismi rappresentativi dell’Avvocatura e sfociata nella stipula di svariati protocolli relativi alle modalità di svolgimento delle udienze civili e penali”. Il presidente facente funzioni del Tribunale, Antonio Alì, interviene così in merito alla manifestazione pubblica degli avvocati iscritti all’Ordine di Siracusa che si è tenuta nel cortile antistante al Palazzo di Giustizia con lo slogan “Giustizia sospesa”.

“È bene chiarire che non v’è mai stata alcuna sospensione dell’attività giudiziaria e dei servizi di cancelleria – aggiunge il presidente Alì – se non per i pochi giorni necessari al compimento di una doppia attività di sanificazione del Palazzo di Giustizia a seguito di un conclamato caso di positività di un magistrato al covid-19. Ne è seguito un protocollo di contenimento e gestione dell’emergenza adottato d’intesa con il Procuratore della Repubblica in base alle indicazioni fornite dal medico competente e dal responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, che regola tra l’altro, le modalità d’ingresso e gli spostamenti interni”.

Il magistrato a fine marzo aveva accusato dei sintomi da Covid -19 e qualche linea di febbre ed è stato sottoposto a tampone orofaringeo. In quarantena precauzionale tutte le persone con cui il Pm ha avuto contatti, erano stati disposti gli interventi di sanificazione dei locali della Procura di Siracusa con la chiusura del quarto e del quinto piano in cui sono presenti gli uffici giudiziari e sono rimaste sospese momentaneamente anche le attività giudiziarie.

“Al contempo il personale amministrativo, per altra disposizione normativa dettata nel corso dell’emergenza epidemiologica che ha previsto il cosiddetto smart working come modalità ordinaria di lavoro, è stato ammesso a rendere la prestazione lavorativa in modalità agile, cui ha atteso e attende proficuamente – prosegue -. Questo è il quadro rappresentativo delle regole alle quali dobbiamo tutti attenerci. Orbene, proprio per evitare di ingessare la situazione e consentire una progressiva ripresa di tutte le attività ho previsto che tali misure valgano fino al 30 giugno e non fino al 31 luglio, come pure permesso dalla legge tanto che diversi altri uffici giudiziari del Distretto si sono attenuti a quest’ultima scadenza. Come il Consiglio dell’Ordine – con cui è continuato il confronto – sa, è già allo studio l’ampliamento dell’attività giudiziaria e dei servizi nell’ottica di un’auspicata normalizzazione in tempi brevi. Ciò premesso, francamente non vedo, come sostiene il presidente dell’Ordine avvocato Favi, “porte da sfondare”, che sono sempre restate aperte, ovviamente nei limiti consentiti dall’obbligo di salvaguardia della salute della collettività né ho”vergogna” a spiegare il come e il perché sono state adottate – con larghe intese – le suindicate misure”.

Criticati in particolare dagli avvocati colpevoli ritardi da parte del Ministero nell’adozione di una serie di provvedimenti che, nella cosiddetta Fase 2 post pandemia, avrebbero dovuto consentire una produttiva ripresa dell’attività alla categoria. Il presidente dell’Ordine, Favi, aveva usato in ogni caso parole di stima nei confronti del presidente del Tribunale e riconosciuto l’impegno a risolvere le difficoltà, pur nei limiti delle competenze.

“Provo invece vergogna – conclude Alì – per l’insostenibile situazione, pur nota all’avvocatura ma del tutto obliterata in questa occasione, in cui è stato da tempo lasciato l’organico dei magistrati e del personale amministrativo del Tribunale di Siracusa, già di per sé sottostimato – ridotto di oltre un terzo il primo; del 70% quanto a funzionari e del 50% quanto a cancellieri il secondo – e privo delle due guide istituzionali: il presidente del tribunale e il dirigente amministrativo (quest’ultimo addirittura assente da cinque anni e sostituito nella funzione dal presidente del tribunale, a sua volta sostituito da un presidente di sezione facente funzioni!). Purtroppo i rinvii d’ufficio delle cause che – convengo – sono intollerabili in un paese civile che tenga al funzionamento di un comparto così delicato e importante per la collettività come quello della Giustizia, diventano obbligati – al di là della contingenza pandemica – se non c’è un giudice che possa trattarle. Nonostante ciò devo testimoniare che la generalità di coloro i quali lavorano a vario titolo nel Tribunale non lesinano sforzi, moltiplicati proprio nel presente difficile momento, per cercare di rendere al meglio il servizio al quale sono chiamati e a cui – nonostante il comune distorto sentire – tengono davvero, orgogliosi dell’appartenenza all’Amministrazione della Giustizia; tanto che – sfruttando questo triste periodo – si sono fattivamente impegnati ad aggredire e ridurre l’atavico arretrato. Le criticità che non possono non accompagnare una nuova ed estemporanea disciplina, applicata senza alcuna previa sperimentazione, potranno essere superate – ne sono certo – con l’auspicabile apporto costruttivo di tutte le componenti essenziali dell’universo giudiziario: magistratura, avvocatura e personale amministrativo”.


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