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Maxi sequestro antimafia da oltre 40 milioni di euro: beni anche a Siracusa e nel centro storico di Ortigia

Si segnala, in particolare, la proprietà di una porzione di un palazzo storico nel pieno centro dell'isola di Ortigia a pochissimi passi dalla piazza Duomo, di un'elegante palazzina in stile neoclassico, con una superficie di 900 mq

Un imponente sequestro di prevenzione antimafia da oltre 40 milioni di euro ha colpito un vasto patrimonio riconducibile a Fabio Lanzafame, classe 1972, soggetto ritenuto socialmente pericoloso e contiguo, su base indiziaria, ai clan Santapaola-Ercolano e Cappello-Bonaccorsi.

Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, su proposta della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, ed eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale di Catania, con il supporto dei Comandi di Gorizia e delle autorità giudiziarie rumene, grazie al coordinamento di Eurojust.

Il sequestro riguarda attività economiche, immobili, conti correnti e denaro contante localizzati non solo in Sicilia, ma anche in altre regioni italiane e in Romania. Siracusa figura tra le province maggiormente interessate dal provvedimento.

In base agli elementi acquisiti e su proposta della Procura, il Tribunale di Catania ha quindi disposto il sequestro di prevenzione di 20 attività commerciali (12 italiane e 8 estere) attive nel settore dei giochi e scommesse
nonché in quello immobiliare; 89 beni immobili, siti in Italia e in Romania, nelle province di Catania (1), Siracusa (30) e Gorizia (1) nonché nelle città estere di Bucarest (3) e Pitesti (57).

Tra questi, si segnala, in particolare, la proprietà di una porzione di un palazzo storico nel pieno centro dell’isola di Ortigia a pochissimi passi dalla piazza Duomo, di un’elegante palazzina in stile neoclasssico, con una superficie di 900 mq, situata nel cuore della città rumena di Pitesti e una villetta signorile di 280 mq con giardino nella zona residenziale del medesimo centro urbano; due autovetture;  20 conti correnti bancari; denaro contante per un valore complessivo stimato di oltre 40 milioni di euro.

Secondo gli inquirenti, questi beni sarebbero stati acquisiti attraverso proventi illeciti derivanti, in particolare, dal settore delle scommesse online illegali, infiltrato dalle organizzazioni mafiose grazie al supporto tecnico e informatico fornito da Lanzafame. Lanzafame avrebbe favorito gli interessi delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, creando le condizioni per il loto ingresso nel settore del “gaming online”, anche attraverso l’acquisizione di licenze ed autorizzazioni, necessarie all’apertura ed alla gestione di sale scommesse ed attività commerciali, nelle province di Catania e Siracusa e in altre località del territorio. In aggiunta, le più recenti evidenze acquisite dalle Fiamme Gialle nell’ambito di indagini coordinate da questo Ufficio avrebbero permesso di far emergere condotte volte al riciclaggio, anche mediante la trasformazione di una grande quantità di denaro liquido in
cripto-valute e l’intestazione fittizia a terzi di propri beni e attività economiche, poste in essere da Lanzafame con il concorso di diverse persone a lui vicine, per mascherare l’entità del patrimonio a lui riconducibile, frutto di attività illegali, in modo da evitare o ridurre il rischio di possibili sequestri.

Le indagini, sviluppate nell’ambito delle operazioni denominate “Revolution Bet” e “Crypto”, hanno ricostruito un sistema complesso che avrebbe consentito alle cosche mafiose di entrare in modo occulto nel mercato del gaming online, affiancando l’offerta illegale a quella legale attraverso agenzie di scommesse e Centri Trasmissione Dati attivi anche nel territorio siracusano.

Lanzafame, già condannato tra il 2020 e il 2022 a circa sette anni di reclusione, avrebbe messo a disposizione dei clan competenze, strutture tecnologiche e collaboratori, ottenendo in cambio una quota rilevante degli introiti generati dalle giocate. Le sentenze hanno inoltre riconosciuto il concorso esterno nelle associazioni mafiose Santapaola-Ercolano e Cappello-Bonaccorsi. Le Fiamme Gialle hanno anche accertato presunte condotte di riciclaggio e autoriciclaggio, realizzate attraverso la trasformazione di ingenti somme di denaro in criptovalute e l’intestazione fittizia di beni a terzi, nel tentativo di occultare la reale entità del patrimonio e sottrarlo ai controlli.

La sproporzione tra i beni accumulati e i redditi dichiarati, ritenuti modesti, ha rafforzato la valutazione di pericolosità sociale e giustificato l’applicazione delle misure di prevenzione previste dal Codice Antimafia. Per la gestione dell’ingente patrimonio sequestrato è stato nominato un amministratore giudiziario. L’operazione rappresenta un segnale forte anche per Siracusa, dove l’infiltrazione mafiosa nell’economia legale, soprattutto nei settori strategici come immobiliare e turismo, resta un rischio concreto.


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