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Messa a dimora la talea “figlia” dell’albero di Falcone all’interno del tribunale di Siracusa

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Messa a dimora, questa mattina, all’interno del Tribunale, della talea “figlia” dell’albero di Falcone, donata dal comando provinciale dei Carabinieri. Grazie al lavoro di quest’ultimi, sono state prelevate dal ficus che si trova in via Notarbartolo davanti la casa di Giovanni Falcone le talee che hanno lo stesso genoma della pianta madre. Un’iniziativa che sarà ripetuta anche alcune scuole della provincia di Siracusa, tra cui Noto e Lentini.

Il progetto è diventato realtà grazie alla collaborazione con l’associazione nazionale magistrati )(Anm) e il Prefetto di Siracusa, Giusi Scaduto, presente questa mattina insieme alle più alte cariche istituzionali locali tra cui Questore, presidente del Tribunale e Procuratore Capo.

“Porto i saluti e i ringraziamenti del Presidente della Giunta Esecutiva di Catania dell’Associazione Nazionale Magistrati – ha dichiarato il pm Gaetano Bono – e con la mia presenza testimonio l’adesione della Giunta a questa iniziativa che si inserisce perfettamente nel solco delle attività che la GES ha avviato dal suo insediamento dal febbraio di quest’anno, avendo avviato una serie di progetti che mirano alla diffusione della cultura della legalità partendo dalle scuole. E ringrazio il Prefetto, il Procuratore e l’Arma dei Carabinieri per avere consentito di piantare, nel giardino del Palazzo di Giustizia di Siracusa, una gemma -ossia una pianta con lo stesso genoma della pianta madre- dell’albero Falcone, che all’indomani della strage è divenuto una meta per una moltitudine di cittadini che volevano testimoniare la loro contrarietà alla mafia. E così quell’albero di ficus, che si trova in via Notarbartolo 17, davanti al palazzo dove abitava il giudice Giovanni Falcone, è diventato un fortissimo simbolo di affermazione dei valori della legalità e della giustizia e di rifiuto della mafia”.

“Adesso anche nel nostro Palazzo di Giustizia, oltre che in tre scuole della nostra provincia e in molte altre nel territorio nazionale, potrà crescere questa gemma di legalità. – continua Bono – Ed è molto significativo che si è voluto testimoniare la legalità con una pianta, perché ha una valenza ancora più ampia rispetto alla pietra che di solito viene utilizzata quale metafora –pur significatica– di base per la costruzione del futuro, poiché la pianta ha già in sé i crismi del futuro e della vita! E ci impegna tutti a riflettere sull’ambiente che lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Ma soprattutto una pianta ci ricorda l’importanza di difendere la natura e cos’è la tutela dell’ambiente se non la traduzione dell’amore per la propria terra? Ecco, è bello che a rappresentare l’anelito alla legalità sia una pianta, perché ci ricorda che ambire alla legalità non significa altro che amare la propria terra, rispettarla e impegnarsi per lasciarla alle generazioni future migliore di come l’abbiamo trovata o, se vogliamo, di come l’abbiamo ridotta”.