Si alza ulteriormente il livello dello scontro sul tema delle emissioni odorigene che da giorni interessano l’area industriale siracusana. Dopo le numerose segnalazioni registrate anche nelle ultime ore, il sindaco di Priolo Gargallo, Pippo Gianni, annuncia l’intenzione di chiedere alle autorità competenti il fermo degli impianti della zona industriale fino a quando non sarà individuata con certezza l’origine dei miasmi che continuano a preoccupare la popolazione.
La richiesta sarà formalizzata alla Prefettura di Siracusa, alla Procura della Repubblica, al Ministero dell’Ambiente e all’assessorato regionale Territorio e Ambiente.
L’ennesimo episodio si è verificato nel pomeriggio e nella serata di ieri, quando da diverse zone del territorio sono arrivate nuove segnalazioni di cattivi odori. Una situazione che, secondo il primo cittadino di Priolo, non può più essere considerata episodica né essere affrontata con interventi temporanei.
La presa di posizione del sindaco arriva mentre cresce il malcontento tra cittadini e amministratori del territorio, con sempre più richieste di chiarezza sui fenomeni che stanno interessando l’area industriale.
Sul tema intervengono con toni duri anche gli ex assessori comunali di Priolo, Christian Bosco e Giusi Romano, che parlano apertamente di una situazione ormai fuori controllo.
“Per l’ennesima volta siamo costretti a denunciare una condizione che ha superato ogni limite di sopportazione – dichiarano -. Priolo, Melilli, Augusta, Siracusa e gran parte della provincia stanno letteralmente soffocando“.
Secondo Bosco e Romano non si può più parlare soltanto di semplici molestie olfattive. “Da giorni, se non da mesi, con una frequenza sempre più insostenibile, l’aria è diventata irrespirabile. I cittadini lamentano continui disagi, bruciore agli occhi, alla gola e soprattutto una crescente preoccupazione per la salute propria e dei propri figli. Vivere in queste condizioni è diventato impossibile. Non è più vivere, ma sopravvivere“.
I due ex assessori chiedono un cambio di passo immediato da parte delle istituzioni, respingendo quelle che definiscono iniziative prive di risultati concreti.
“Non servono più tavoli tecnici che non producono soluzioni, né passerelle mediatiche o fotografie di circostanza. Non bastano dichiarazioni e promesse. È arrivato il momento dei fatti. Vogliamo un monitoraggio costante e capillare dell’intera zona industriale, dati accessibili e trasparenti e soprattutto interventi concreti capaci di individuare le cause del problema e risolverlo“.
Bosco e Romano chiamano in causa tutti i soggetti coinvolti nella gestione e nel controllo del polo petrolchimico.
“La responsabilità di questa situazione riguarda istituzioni, organi di controllo e aziende. Nessuno può più voltarsi dall’altra parte o fingere di non comprendere la gravità di quanto sta accadendo. I cittadini hanno il diritto di conoscere quali sostanze vengono respirate e quali rischi esistano per la salute pubblica“.
L’emergenza delle molestie olfattive torna così al centro del dibattito provinciale, mentre amministrazioni locali, associazioni e cittadini continuano a chiedere risposte rapide e definitive su un fenomeno che da tempo alimenta preoccupazioni e polemiche nell’intero quadrilatero industriale.