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Mokamboinfesta per celebrare al meglio i 61 anni di vita

L’appuntamento con la festa per i sessantuno anni è in programma giovedì 7 ottobre nel Dehors della pasticceria di via Pausania

Due momenti per festeggiare uno dei marchi storici del territorio siracusano che, nella sua navigazione che l’ha portata già un anno fa a doppiare la boa dei 60 anni di attività, ha più volte visto la propria storia intrecciarsi con quella della città stessa, a volte contribuendo anche a scrivere pagine assai coinvolgenti.

Non poteva esserci altro hastag che #Mokamboinfesta per celebrare al meglio i 61 anni di vita (anzi, 60+1…) di Alfio Neri, la storica azienda dolciaria che dopo la scomparsa del suo fondatore cammina sulle gambe dei figli Franco, Salvo e Massimo e sotto lo sguardo sempre vigile di mamma Maria. L’appuntamento con la festa per i sessantuno anni è in programma giovedì 7 ottobre nel Dehors della pasticceria di via Pausania.

Due i momenti: il primo al mattino, a partire dalle 11,30, quando si alterneranno testimoni e testimonianze di chi ha compiuto al fianco dell’azienda tratti più o meno lunghi di questi sessantuno anni di vita. Un incontro che scivolerà tra aneddoti e ricordi e che darà anche modo di ripercorrere alcuni passaggi della storia più recente (ma anche un po’ più datata) della città guardandoli da quell’osservatorio che è stato (e ancora oggi continua ad essere) il Mokambo.

Il secondo appuntamento nel pomeriggio, a partire dalle 18. Sulla scia di un’estate che ha visto il dehors della pasticceria Neri essere uno spazio aperto nel quale autori e lettori si sono incontrati ed hanno conversato, questo secondo momento avrà come protagonista Giovanni Fichera – una vita spesa tra i fornelli, i laboratori scolastici dove ha forgiato (e sta continuando a farlo) le giovani leve della ristorazione, e la passione per la scrittura – ed il suo ultimo libro “Lei Lisa… io leso…”, una delicata storia che, grazie anche alle illustrazioni di Raffaele, tocca davvero le corde del cuore e che porta anche la prestigiosa firma di Tullio Solenghi che ha curato la prefazione.


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