La crisi internazionale legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz inizia ad avere effetti concreti anche sul sistema industriale siracusano. A lanciare l’allarme è l’amministratore delegato di IREM, Giovanni Musso, intervenuto nei giorni scorsi ai microfoni dell’agenzia Adnkronos/Labitalia per analizzare le conseguenze economiche e logistiche della crisi mediorientale.
Musso, vicepresidente della sezione Metalmeccanici di Confindustria Siracusa e componente del gruppo tecnico Internazionalizzazione di Confindustria nazionale, ha spiegato come le tensioni nell’area del Golfo stiano già incidendo sulle attività delle aziende che operano sui mercati internazionali, con ripercussioni dirette anche sul polo industriale della provincia di Siracusa.
“Noi come Irem lavoriamo in diverse aree del mondo – ha dichiarato – e dopo lo stop allo Stretto di Hormuz stiamo riscontrando forti difficoltà nello spostamento delle attrezzature. In Oman, dove avevamo una company oggi chiusa, stiamo cercando di trasferire mezzi e materiali verso l’Egitto, dove continuiamo a operare, ma i costi di trasporto sono aumentati di oltre il 50% e anche dal punto di vista logistico la situazione è estremamente complessa”.
“L’aumento dei costi dei carburanti e dei trasporti sta incidendo pesantemente sulle aziende del territorio – ha spiegato – ed è paradossale che questo avvenga proprio in una provincia come Siracusa, che rappresenta uno dei principali poli energetici del Paese”.
Nel corso dell’intervista all’agenzia Adnkronos/Labitalia, l’amministratore delegato di Irem ha indicato anche alcune possibili misure per attenuare gli effetti della crisi.
“Vanno bene nel breve periodo gli interventi sulle accise e il credito d’imposta per gli autotrasportatori – ha spiegato -, ma sarebbe importante anche sospendere temporaneamente il meccanismo ETS, che impone alle aziende costi legati alle emissioni di CO2. Si tratta di un incentivo che agisce sul lato della domanda. Ma oggi siamo di fronte ad uno shock dell’offerta perché i prezzi non aumentano per un incremento della domanda. È Importante però che i costi dello shock petrolifero assorbito dallo Stato per una minor entrata fiscale dovuta alla sospensione degli ETS devono essere compensati da una piano di investimenti accelerare e facilitare lo sviluppo di energie rinnovabili e migliorare l’efficienza della rete”.
Secondo Musso “un Paese che non ha bisogno di terzi è un paese forte. Noi abbiamo giacimenti di gas utilizzati molto poco al largo della Sicilia, di Licata, ad esempio. Così come ad esempio in Val d’Agri ci sono dei giacimenti di petrolio, ma sono sfruttati al 40% anziché al 70%. Quindi basterebbe aumentare la produzione per cercare anche nel brevissimo periodo di far fronte a questi aumenti dei prezzi”.
“Quindi – continuaMusso – da una parte risorse naturali del paese, soprattutto gas, dall’altra puntare a accelerare sugli investimenti green che sono fotovoltaico, idrogeno, eolico, specie off shore che purtroppo è fermo”, aggiunge ancora sottolineando la necessità di mettere al bando “la burocrazia perché altrimenti tutti questi investimenti non li facciamo più. Tutto questo si può fare con una semplificazione burocratica e con una creazione di infrastrutture più importanti che possono rendere efficienti questi investimenti”.
Le riflessioni dell’AD di Irem si inseriscono nel più ampio dibattito nazionale sugli effetti economici delle tensioni internazionali e sulle prospettive future del sistema energetico italiano, un tema che assume un peso ancora maggiore in territori come quello siracusano, storicamente legati all’industria energetica e fortemente connessi ai mercati globali.
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