Cronaca Sentenza

Noto, aggredì due poliziotti in centro: condannato

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L'ingresso del Tribunale di Siracusa

Un anno di reclusione, senza la sospensione condizionale della pena, per il 54enne netino che si scagliò con violenza contro gli agenti del locale Commissariato della Polizia di Stato.

Si è, così, conclusa davanti al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Siracusa, dott.ssa Alessandra Gigli, la vicenda che riguardava l’aggressione ai danni di due agenti di Polizia avvenuta la mattina del 16 ottobre 2025 in centro a Noto. L’imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali, al rimborso delle spese legali ed al risarcimento dei danni in favore dei due agenti di P.S., parti civili costituite e rappresentate in giudizio dall’Avv. Stefano Andolina del foro di Siracusa.

La sentenza, emessa all’esito del rito abbreviato, ha riconosciuto l’uomo colpevole dei reati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata e lesioni personali ai danni degli agenti della Polizia di Stato.

I fatti, ricostruiti dettagliatamente nel capo d’imputazione redatto dalla Procura della Repubblica, risalgono alla mattina del 16 ottobre 2025. La scena si è svolta in piazza XVI Maggio. L’imputato aveva parcheggiato il proprio furgone, un Fiat Doblò di colore bianco, in una posizione tale da recare grave intralcio alla circolazione e al transito degli altri veicoli. una pattuglia del Commissariato di PS di Noto, intervenuta a causa del blocco stradale, ha invitato l’uomo a rimuovere il mezzo. È a questo punto che la situazione è poi degenerata in pochi istanti. L’uomo, invece di ottemperare all’ordine, è salito nervosamente a bordo del furgone e, innestando la retromarcia a folle velocità e sgommando pericolosamente, ha quasi impattato contro l’autovettura di servizio della Polizia, mettendo a repentaglio l’incolumità degli operatori.

I poliziotti hanno intimato all’uomo di esibire i documenti per l’identificazione; quest’ultimo, dapprima, ha fornito la patente di guida, ma si è poi categoricamente rifiutato di mostrare il libretto di circolazione; in preda ad una forte agitazione ha iniziato a insultare a gran voce gli agenti. Per evitare che la situazione creasse ulteriore intralcio alla pubblica via, i poliziotti lo hanno fatto salire a bordo della vettura di servizio per condurlo in Commissariato e procedere all’identificazione compiuta ma, una volta dentro l’abitacolo della volante, la furia dell’uomo è diventata incontrollabile. Nel tentativo di opporsi all’atto d’ufficio, il netino ha iniziato a sferrare pugni violentissimi contro la lastra di plexiglas che separa i sedili anteriori da quelli posteriori, riuscendo ad aprire la finestrella divisoria. Da lì, si è avventato contro un agente, afferrandolo brutalmente per il bavero della divisa e strappandogli con forza la catenina che portava al collo.

Il tutto è stato accompagnato da una pioggia di insulti e gravissime minacce di morte urlate in dialetto; la condotta aggressiva dell’uomo non si è placata neppure all’interno del Commissariato dove, continuando a sferrare calci e pugni, ha ingaggiato una violenta colluttazione con gli agenti prima di essere definitivamente ammanettato e immobilizzato.

La violenza cieca dell’aggressore ha causato pesanti conseguenze fisiche ai due rappresentanti dello Stato in servizio, configurando l’aggravante teleologica (ovvero l’aver cagionato le lesioni per eseguire il reato di resistenza): uno ha riportato l’infrazione del malleolo della mano destra, lesione che ha richiesto l’ingessatura dell’arto e una prognosi iniziale di 35 giorni di cure, l’altro ha subito un trauma distorsivo della colonna cervicale e un forte trauma contusivo all’emicostato sinistro con necessità di collare morbido (prognosi di 10 giorni), oltre alla frattura della VI costola, giudicata guaribile in 30 giorni.

All’udienza del 28 maggio 2026, il Giudice dott.ssa Alessandra Gigli ha pronunciato il dispositivo di sentenza; valutati gli atti, il Tribunale ha concesso all’imputato le circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alle contestate aggravanti. Riconosciuta inoltre la continuazione tra i reati e applicata l’attenuante del vizio parziale di mente, la pena finale applicata per il rito abbreviato è stata fissata in un anno di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali, al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite in giudizio ed alle relative spese legali.

Ottavio Gintoli

Ottavio Gintoli

Giornalista pubblicista dal 2012, di base a Noto. Ha iniziato con lo sport e oggi scrive di politica, cronaca, cultura ed eventi. Firma anche per La Sicilia; nel network dal 2015. Il…

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