Continuano gli sbarchi di migranti lungo le coste siracusane. In questi giorni, sotto il coordinamento della Prefettura di Siracusa, la Questura e le altre forze di polizia hanno profuso il massimo sforzo organizzativo per effettuare tutte le operazioni connesse agli sbarchi nella massima sicurezza. I compiti precipui della Questura in eventi come questi sono molteplici e tutti gli Uffici coinvolti non si stanno risparmiando per accelerare al massimo le fasi di accoglienza e di identificazione dei cittadini stranieri e le necessarie indagini di polizia giudiziaria per individuare eventuali scafisti.
In stretto raccordo con la Procura della Repubblica e con la Prefettura, per gli aspetti di specifica competenza, la Polizia di Stato, oltre ad assicurare il primo intervento e il contenimento di tutti i migranti sbarcati in provincia, ha provveduto a scortarli nei luoghi ove saranno identificati e fotosegnalati. Il lavoro degli investigatori, che hanno il compito di individuare eventuali trafficanti di uomini, ha prodotto risultati:
Nel pomeriggio di ieri, la Squadra Mobile ha eseguito il fermo di Polizia giudiziaria nei confronti di due egiziani di ventuno e trentacinque anni. Nel corso del pomeriggio del 26 agosto sessantanove migranti, di varie nazionalità, sono sbarcati autonomamente a Portopalo di Capopassero, nei pressi di un lido.
A seguito delle consuete procedure di identificazione svolte dalla Polizia Scientifica e dall’Ufficio Immigrazione, gli investigatori della Squadra Mobile hanno raccolto elementi gravemente indizianti circa la responsabilità dei due nella conduzione della traversata. Da una prima ricostruzione dei fatti, che dovrà trovare riscontro nella fase processuale nel contraddittorio tra le parti quando si formeranno le prove, è emerso che ciascuno di essi, partiti insieme agli altri migranti dalle spiagge libiche di Misurata, avesse uno specifico ruolo, mantenuto durante tutta la navigazione. È stato infatti individuato il comandante, coadiuvato dal connazionale, con il quale si alternava alla guida e alla gestione dell’apparecchiatura elettronica a disposizione, tra cui un GPS e un telefono satellitare, consegnati alla partenza dai libici. Il racconto dei migranti, particolarmente toccante, ha fatto emergere la scarsa disponibilità di cibo e acqua durante tutta la lunga traversata.
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