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Oggi la giornata della legalità, il ricordo di Falcone e Borsellino. La Procura di Siracusa: “da allora è cambiato tutto”

Oggi, 23 maggio, è la giornata della legalità: una manifestazione per commemorare le vittime delle stragi mafiose del '92

L’immagine, entrando nella stanza del Procuratore capo Sabrina Gambino, è quella classica. Vista e rivista, eppure sempre toccante: lui, Giovanni Falcone, si volta verso l’amico e collega Paolo Borsellino che ascolta e sorride. La gigantografia non può non essere notata. Sapevano di rischiare la vita. Falcone diceva: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini“. E Borsellino non era da meno: “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Citazioni, ormai, ma esempi da seguire.

Oggi, 23 maggio, è la giornata della legalità: una manifestazione per commemorare le vittime delle stragi mafiose del ’92. La manifestazione, promossa dal 2002 dal Ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone, rientra in un percorso promosso dal Ministero dell’Istruzione per ricordare il sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e incoraggiare nelle scuole attività didattiche mirat e alla cultura del rispetto e della legalità e per una cittadinanza attiva e responsabile. L’invito per il 23 maggio è quello di appendere un lenzuolo bianco dal balcone di casa, affacciarsi alle 17.58 e osservare un minuto di silenzio per ricordare quel 23 maggio (e il 12 luglio) del 1992 in cui persero la vita prima Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo, poi Paolo Borsellino. Con gli uomini delle loro scorte.

Con il procuratore capo della Repubblica di Siracusa, Sabrina Gambino, e con il componente della Giunta della sezione Anm di Catania Gaetano Bono abbiamo discusso del ruolo fondamentale che i magistrati eroi hanno avuto nell’impostazione del maxi processo di Palermo e sull’inchiesta che ha portato al processo per la trattativa Stato-Mafia. E di come i loro sacrifici abbiano spinto la magistratura e la mafia a cambiare strategia, lasciando alle spalle la stagione stragista.

L’immagine, entrando nella stanza del Pm Gaetano Bono, è diversa. Giovanni Falcone, molto più giovane rispetto a quel fotogramma classico con l’amico Borsellino, è in cammino per recarsi ai funerali del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Siamo nel 1982, 10 anni prima dell’attentato di Capaci. Il suo sguardo è severo, ha ancora la barba lunga, dietro di lui le forze dell’Ordine e i militari sono schierati in rassegna. Davanti, 10 anni di difficoltà, morti, progetti innovativi come il pool antimafia, il maxi processo, attentati falliti e stagioni dei veleni. E il sacrificio, l’ultimo.


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