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Oltre Il Limite: 60 Secondi Di Ordinaria Adrenalina Sui Cieli di Siracusa

“Domani mi lancio di nuovo”, è questa la frase che mi rigirava continuamente nella testa il 3 luglio. Quale significato attribuire a queste parole? Chi me lo fa fare? Oppure, non vedo l’ora… O forse, perché?

Ma soprattutto come mai mi sto ponendo così tante domande se la prima volta mi è piaciuta e non ho avuto nessun problema? Sicuramente perché l’adrenalina e la tensione crescono sempre più in sinergia e, come mi dicevano i miei amici sunflyers, anche dopo migliaia di lanci provi sempre delle forti emozioni.

Sono anche queste paure a rendere speciale ogni lancio. Ci sono tutti i ragazzi che ho conosciuto a Maggio, in occasione del primo lancio, e quelli che mi hanno portato a vivere questa nuova avventura. Venerdì 4 Luglio, un’altra data che difficilmente dimenticherò, stavolta non mi sveglio a Siracusa ma a casa mia, a Catania, quindi bisogna fare in fretta per cercare di arrivare puntuale all’appuntamento che è fissato per le 9:00 al campo.

Partenza alle 7:30, la strada è troppo trafficata e ci sono troppi lavori. La confusione mi innervosisce e penso che forse sarebbe stato meglio alloggiare lì vicino. Mi munisco di pazienza, alzo il volume della radio e inizio a cantare per calmare l’eccitazione. Quasi due ore in macchina per percorrere circa 100 Km, pazzesco!
Finalmente arrivo e riconosco subito i gazebi della zona ripiegamento. Intravedo un “hawaiano” che sembra non c’entrare niente nel contesto, era con infradito, costume e occhiali da sole, lo guardo stranito e mi stupisco del fatto che un tipo così non lo conosca. Così combinato, infatti, era difficile riconoscere l’artefice
dei miei lanci, l’amico Daniele Sicali.

Ci abbracciamo e ci salutiamo da paracadutisti, sono felice di essere entrato nell’atmosfera, mi è bastato un attimo per cancellare qualche esitazione.
Dopo incontro e saluto Elena, Renato, Salvo, Carmelo, Daniele di Salerno e Alessandro. Poi arrivano ancora gli altri, baci e abbracci, mi chiedono se mi lancio di nuovo e sono stupiti e contenti della mia risposta affermativa.
Sono le 9:30, ci sono 34 gradi, non voglio immaginare quanti ce ne saranno tra qualche ora e quanto suderò…
Se non fosse per l’abbronzatura di ognuno di noi, sembrerebbe tutto uguale a Maggio. In più, questa volta c’è una piscina montata per l’evento e mi viene un’idea subito bocciata per questione di sicurezza.

Lascio alla fantasia, capire di cosa si trattava.
C’è poco vento, per un atterraggio perfetto bisogna aspettare che ce ne sia di più, posticipiamo il lancio e decidiamo di decollare intorno a mezzogiorno. Lascio spazio agli altri ragazzi che si lanceranno per la prima volta, si riconoscono subito, sembra scritto in faccia.

Li guardo e penso di avere la loro stessa espressione, anche se in realtà mi sento più tranquillo della prima volta. Pronti per i primi lanci della giornata salgono sul famoso aereo, di cui ho tanto parlato, e decollano per poi lanciarsi in un cielo che sembra disegnato con un azzurro intenso e privo di nuvole.
E’ divertente dopo l’atterraggio, accanto alla pista di decollo, essere accecati dal riflesso del sole sui loro denti. Ridono tutti e vogliono rifarlo. Che strani che siamo, un attimo prima di decollare quasi ci tiriamo indietro poi invece…

Atterrano gli altri, finisco di bere l’ultimo sorso d’acqua e mi concentro mentre aspetto Alessandro. Sarà chiaramente lui a sistemare con estrema accuratezza e la solita meticolosità, l’imbracatura che mi terrà “saldato” alla sua per tutto il tempo.
Nel frattempo arrivano sempre più persone ad affollare la pista e, tra chi si è lanciato, tra chi si deve lanciare, tra i curiosi e gli istruttori, si crea un turbinio di emozioni che rendono indimenticabili questi momenti.

Salvo chiama i prossimi a saltare e tra questi ci sono anch’io, ci dirigiamo, allora, verso l’aereo che è già pronto ad ospitarci, facciamo un po’ di foto e qualche ripresa video mentre gli altri incominciano a salire. Io salgo sempre per ultimo ma sarò il primo a lanciarmi. Tra tutte le cose che mi girano per la testa il caldo prende il sopravvento, menomale che su questo tipo di aereo si può volare anche col portellone semichiuso…

Siamo seduti come la prima volta, Alessandro dietro e Daniele di fronte che incomincia a farmi delle foto e mi consiglia di respirare lentamente e profondamente. Gli altri paracadutisti non sono quelli dell’altra volta ma il comportamento è uguale. Ridiamo, scherziamo, urliamo, ci incoraggiamo e siamo tutti concentrati.
Alcuni particolari che mi avevano colpito si ripetono ma non è la stessa cosa, oggi qualcosa è cambiato. C’è sempre l’odore della benzina avio, il suono del motore come sottofondo allo spettacolo della vista di Siracusa che si allontana, ma, la percezione di tutto ciò sembra una storia nuova, caratterizzata da altri mille
piccoli dettagli che prima mi erano sfuggiti.

Adesso faccio caso alla tappezzeria dell’aereo, al movimento delle ali, agli adesivi posti all’interno, faccio sempre attenzione al circuito gestito da Melluzzo dove mi alleno in carrozzina, e a tante altre piccole cose. Mi viene anche da canticchiare una musica, scritta dal mio amico Gabriele Denaro, che si chiama appunto “il volo”.

Dopo circa venti minuti siamo a quota 4300 metri, il pilota chiude la manetta e dà lo “stand-by” che significa che si può aprire il portellone. Così facciamo e tiriamo fuori le gambe, in quest’operazione mi si toglie una scarpa (forse l’aveva scelto lei perché aveva paura) e decidiamo di lasciarla sull’aereo per non perdere altro tempo. Alla parola “exit” Daniele esce dall’aereo e si mette in posizione per le riprese.

Il tempo di urlare “sunflyers a siracusa news” e ci lanciamo.
 

Questa volta usciamo di schiena e facciamo una capriola con conseguente esplosione di adrenalina. Ci stabilizziamo e iniziamo a la nostra discesa a 200
Km/h
. E’ sempre bello esibirsi in smorfie, lanciare messaggi e saluti a questa velocità senza la paura di andare a sbattere contro qualcosa o “scivolare” e cadere per terra…

Un minuto e Ale apre il paracadute, solita sensazione di lievitazione e subito dopo leggerezza assoluta. Tolti gli occhiali protettivi mi lascio accarezzare dolcemente dal vento e chiedo ad Alessandro chi fossero i padroni del mondo in quel momento. Scoppia in una risata e grida “noooooiiiiiiiii”.

Mi chiede se voglio pilotare, prendo subito i comandi e comincio a divertirmi come non mai. Che spettacolo fare tre, quattro virate da capogiro, davvero un momento unico. Intanto ci avviciniamo sempre più, a 250 metri da suolo prendo le mie gambe e le raccolgo al petto, sono pronto, due virate e in un batter d’occhio siamo a terra accolti da applausi, sorrisi e “batti cinque” che incontriamo anche non appena arriviamo nella zona ripiegamento.

Ancora sudato e con i battiti a mille vado nella sala dove Carmelo, con grande pazienza, scarica i video e le foto. Non vedo l’ora di vedere il mio e vengo subito accontentato. Rimango a bocca aperta quando vedo quell’uscita così bella e pulita, sembra un tuffo dal trampolino fatto da un campione olimpico. Qua però
siamo in due…

Carmelo mi dà il video e le foto che, sono sicuro, guarderò in continuazione anche se la sensazione più bella è quella di guardare il cielo o chiudere gli occhi per ricordare il volo.
Ringrazio tutti e li saluto dicendogli che non mancherò a Settembre per il terzo lancio.

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