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Ortigia: una casa di riposo ad un passo dai pub

Una passeggiata in Ortigia è fonte di continui spunti di riflessione che non riguardano solo l’eccezionale patrimonio d’arte della città.

Tra i suggestivi scorci ortigiani, scendendo lungo via Picherali c’è da parecchi anni una casa per anziani che siamo andati personalmente a visitare, incuriositi dal modo in cui le abitanti, tutte donne della terza età, trascorrono il loro tempo.
La struttura è un’ex proprietà privata donata al Comune proprio affinché fosse adibita come casa di riposo per donne anziane.

L’elemento più accattivante del nostro servizio è sicuramente il punto strategico. Infatti, queste diciotto signore , dai 58 anni in su, si ritrovano in un contesto invidiabile, dove sociale e turismo si mescolano.

Quella che può considerarsi a volte una condizione di sfortuna diventa nel loro caso specifico una piacevole sistemazione.

Al centro di un continuo via vai, tra turisti provenienti da ogni dove e giovani di qualsiasi età, le ultrasessantenni in questione stanno a proprio agio. Nonostante siano esposte al passaggio come fossero in vetrina, alcune appaiono propense anche a fare due chiacchiere con i pedoni della zona.

Qui non ci si annoia – racconta la signora Giovanna – mi piace fare amicizia con i passanti più disponibili. I miei interlocutori preferiti sono le coppie di sposi nel giorno del loro matrimonio. Li colgo nel loro momento di felicità, magari lanciando una simpatica battuta sul loro futuro”.

L’assistenza delle signore è affidata alla cooperativa Pegaso, che mette a disposizione le proprie operatrici sia di giorno che di notte e che si occupano sia dei servizi di pulizia personale e domestica, che della cucina. Le anziane sono pertanto servite e riverite, soprattutto le invalide che necessitano di maggiore cura.

Tra di loro, talvolta, non è sempre facile andar d’accordo. La convivenza tra persone non è mai semplice, ancor meno se si tratta di anziani ognuno con le sue abitudini ed i disturbi senili.

A volte lamentose della poca comprensione da parte delle loro badanti, in generale stanno bene lì, tra ricami a punto croce, la lettura di un libro e quella gente che tiene loro compagnia anche solo vedendola passeggiare.

E se magari sentono la nostalgia degli anni di gioventù, basta agghindarsi un po’ ed allontanarsi da “casa” in direzione del mare, dell’arte o di quel che più si voglia. Ad una sola condizione, rientrare alle 22 come delle collegiali in età adolescenziale.

Trovarci qui, in una casa di riposo, – conclude Giovanna – è senz’altro indice di una situazione alle spalle non troppo felice. Ma possiamo considerarci favorite dalla zona in cui abitiamo, che ci permette anche di uscire a far due passi o andare a mangiare una pizza con un’amica. Abbiamo un po’ tutto a portata di mano, anche quell’aria di vacanza che altrove non ci sarebbe. Soprattutto per le più autosufficienti questo è un gran vantaggio”.
 


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