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Ozono, Confindustria Siracusa apre il confronto: “serve partire dai dati, non dagli allarmismi”

L’obiettivo del seminario è stato duplice: da un lato fare chiarezza scientifica su un tema spesso trattato solo in chiave emergenziale, dall’altro confrontare esperienze territoriali differenti

Il convegno sull'ozono in Confindustria

Con l’avvicinarsi della stagione estiva e l’aumento delle temperature, il tema dell’ozono troposferico torna al centro dell’attenzione. Per approfondire un fenomeno complesso e spesso oggetto di semplificazioni, nella sala Gianformaggio di Confindustria Siracusa si è tenuto un incontro tematico dedicato a uno degli inquinanti più discussi dei mesi caldi.

L’obiettivo del seminario è stato duplice: da un lato fare chiarezza scientifica su un tema spesso trattato solo in chiave emergenziale, dall’altro confrontare esperienze territoriali differenti per individuare strumenti di monitoraggio, comunicazione e prevenzione.

Ad aprire i lavori il presidente di Confindustria Siracusa Gian Piero Reale, che ha insistito sulla necessità di affrontare il tema fuori dalle letture ideologiche o allarmistiche.

Uno degli obiettivi di questo incontro – ha spiegato Reale – è proprio fare chiarezza su cosa sia davvero l’ozono e su come vada letto. Spesso tendiamo a pensare che ciò che accade qui sia un unicum, ma non è così. Contestualizzare il nostro territorio rispetto ad altre aree italiane è fondamentale, perché il problema esiste, ma ha dimensioni e caratteristiche molto diverse rispetto ad altre realtà”.

Per Reale il punto di partenza non può che essere il dato scientifico. “Non si possono affrontare problemi complessi senza partire dai dati. Bisogna comprendere cosa significhi un primo livello di allerta, un secondo livello, quando si parla realmente di allarme e quando invece siamo dentro fenomeni monitorati e gestibili”.

Un tema che, ha ricordato, riguarda sia il traffico che le attività produttive, soprattutto in presenza di alte temperature: “L’ozono  – ancora il presidente di Confindustria Siracusa – è legato alle condizioni climatiche estive, ma anche alle attività antropiche. Proprio per questo abbiamo voluto affrontarlo adesso, all’inizio della stagione calda. Come facciamo per emissioni, bonifiche o odorigene, anche qui non mettiamo la testa sotto la sabbia: affrontiamo il tema, lo analizziamo e ci confrontiamo”.

Reale ha ricordato inoltre come esistano già protocolli operativi attivati dalle imprese al superamento di determinate soglie. “Esistono decreti regionali che prevedono azioni specifiche per le aziende in caso di determinati livelli. Sono misure che vengono adottate e tracciate. Da qui si parte per capire se esistono ulteriori margini di miglioramento”.

A entrare nel merito è stato Mario Lazzaro, presidente del Cipa, che ha spiegato anche il senso provocatorio del titolo del convegno: Ozono, un grattacapo all’italiana. “È un titolo che vuole attirare l’attenzione – ha detto – ma il senso è un altro: prendere un tema, zoomarlo, approfondirlo e confrontarlo con altri territori. Informare la popolazione è parte della nostra missione e farlo su basi tecniche è essenziale”.

Per il presidente del Cipa il tema non è negare il fenomeno, ma leggerlo correttamente. “Noi siamo in una fase diversa rispetto ad altri contesti, oggettivamente non abbiamo i numeri di altre aree italiane. Ma proprio per questo serve comunicare bene. L’ozono è spesso molto presente nel racconto mediatico estivo, ma non sempre il racconto coincide con i dati”.

Lazzaro ha anche chiarito il quadro normativo e operativo. “L’ozono è un parametro normato. C’è un obiettivo a lungo termine fissato a 120 microgrammi per metro cubo su media di otto ore, e ci sono soglie di informazione e di allarme molto più elevate. Sul nostro territorio in alcune aree, come Melilli, si registrano superamenti dell’obiettivo a lungo termine, ma restiamo ben al di sotto dei livelli critici”.

E sulle eventuali misure da adottare in caso di criticità: “quando si raggiungono soglie molto elevate esistono azioni di protezione sanitaria, soprattutto per categorie vulnerabili. Fortunatamente non siamo in quello scenario. Ma conoscere come si interviene è fondamentale”.

Elemento centrale della giornata il contributo di Giovanni D’Amore, direttore tecnico di ARPA Piemonte, che ha portato il caso della Pianura Padana come esempio di criticità strutturale. “Il Piemonte vive questo problema da molti anni – ha spiegato – e l’area padana, per caratteristiche geografiche e meteorologiche, favorisce l’accumulo degli inquinanti. L’ozono da noi è un tema storico, con superamenti diffusi e ricorrenti”.

Una condizione profondamente diversa rispetto alla Sicilia, che rende il confronto utile. “Può servire a dimensionare i problemi – ha analizzato – perché qui la situazione è molto meno severa rispetto a quella piemontese. Ma il confronto è utile anche sugli aspetti tecnici: monitoraggio, gestione del fenomeno, lettura dei dati”.

Dal confronto emerso oggi, il messaggio condiviso sembra essere uno: l’ozono è un tema serio, ma va affrontato con strumenti scientifici, non con narrazioni semplificate. Un approccio che, come emerso dai lavori, riguarda non solo ambiente e salute pubblica, ma anche qualità dell’informazione e consapevolezza collettiva. Perché, come ribadito più volte nel corso della mattinata, sul terreno ambientale la prima tutela resta conoscere i fenomeni per ciò che sono, non per come vengono percepiti.


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