Cultura la storia

Palazzo Vermexio, storia e segreti del Municipio che racchiude 2.500 anni di Siracusa

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La storia di palazzo vermexio

Nel cortile interno, proprio di fronte all’ingresso principale, alcuni blocchi di pietra restano ancora oggi in attesa: dovevano ospitare una scultura raffigurante lo stemma della città, un progetto risalente agli anni Settanta del secolo scorso che però non fu mai portato a termine. È solo uno dei tanti dettagli sospesi nel tempo che caratterizzano Palazzo Vermexio, sede storica del Municipio di Siracusa.

 

Un tempio greco sotto il Palazzo del Senato

Conosciuto anche come Palazzo del Senato, l’edificio custodisce nei suoi sotterranei importanti resti di un tempio ionico risalente al VI secolo a.C., testimonianza silenziosa della stratificazione di secoli di storia su cui sorge la città.

 

La firma di Giovanni Vermexio

Il palazzo fu realizzato tra il 1629 e il 1634 da Giovanni Vermexio, esponente di una famiglia di architetti di origini iberiche, stabilitasi a Siracusa nel Cinquecento e destinata a lasciare un segno indelebile nell’architettura cittadina del Seicento. Fu proprio il governo della città a commissionare l’opera all’architetto, con l’obiettivo di sostituire l’antica sede della Camera Reginale di Siracusa. Da allora, l’edificio è diventato la sede del Senato cittadino e del governo locale, ruolo che conserva ancora oggi ospitando gli uffici del Sindaco e del Municipio.

 

Geometria perfetta tra Rinascimento e Barocco

Palazzo Vermexio rappresenta, non a caso, l’espressione più compiuta del rigore geometrico che contraddistingue tutte le opere del suo architetto. In origine si presentava come un cubo perfetto, diviso a metà altezza da un lungo balcone che separa, anche dal punto di vista stilistico, i due livelli dell’edificio: quello inferiore, di impronta rinascimentale, e quello superiore, in stile barocco.

Il piano inferiore segue schemi classici, con ampie finestre timpanate, paraste bugnate in stile dorico-toscano e una solenne trabeazione decorata da triglifi e metope. Non mancano tuttavia alcuni accenni barocchi, visibili nei mascheroni e nelle mensole delle finestre, ciascuna diversa dall’altra.

Superata la balconata, si accede al piano superiore, interamente barocco: qui le paraste ioniche scandiscono il prospetto, alternando finestre e nicchie originariamente destinate a ospitare le statue dei reali di Spagna. Il progetto scultoreo, affidato a Gregorio Tedeschi, non fu però mai completato: l’artista riuscì a realizzare solamente l’aquila imperiale bicipite. A chiudere la composizione dell’edificio è un’elaborata decorazione a festoni, che corre tra i capitelli, sormontata da un cornicione fortemente aggettante.

La firma nascosta dell’architetto

Proprio nell’angolo sinistro del cornicione, Giovanni Vermexio scelse di “firmare” simbolicamente la propria opera, scolpendo un piccolo geco — chiamato in dialetto siracusano “scuppiuni” — o, secondo altre interpretazioni, una lucertola. Un soprannome che, secondo la tradizione, gli era stato affibbiato proprio per la sua altezza e la sua magrezza fuori dal comune.

La carrozza settecentesca e le modifiche successive

All’interno dell’atrio del palazzo è conservata ancora oggi la carrozza settecentesca del Senato, risalente al 1763 e realizzata prendendo a modello le berline austriache dell’epoca.

L’equilibrio delle proporzioni originariamente pensato da Vermexio venne però alterato nel 1870, con la costruzione di un attico destinato a ospitare i locali dell’ufficio tecnico. La trasformazione più invasiva, tuttavia, risale agli anni Sessanta del Novecento, quando al palazzo venne accorpato un nuovo edificio per ampliare gli uffici comunali. Un intervento che stravolse il progetto originario, comportando la demolizione dell’antica chiesetta di San Sebastiano e della sede della Biblioteca dell’Arcivescovado, fondata nel 1780 dal vescovo Alagona.

 

I graffiti misteriosi di via Minerva

Sul lato destro della facciata, all’angolo con via Minerva, si trovano due graffiti che raffigurano la facciata di una chiesa. Secondo uno studio del 2016, il graffito principale riprodurrebbe la facciata della Cattedrale di Siracusa e sarebbe stato realizzato con la punta di una baionetta dai soldati incaricati della sorveglianza del palazzo.

Oriana Gionfriddo

Oriana Gionfriddo

Giornalista pubblicista dal 2018, laureata in Sociologia con un master in Social Media al Sole 24 Ore. In redazione dal 2020, racconta il sociale e le storie del territorio ed è specializzata…

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