Verrà inaugurata domani alle 20,30 nella Sala Verde del Palazzo municipale la mostra “Lavori su carta di Salvatore Trigila”, l’artista australiano di origini palazzolesi che in questi mesi ha trascorso intere giornate ad osservare i monumenti, gli scorci, le strade di Palazzolo e li ha fissati sui suoi disegni. Questa è la seconda mostra che Trigila propone a Palazzolo, dopo il successo dello scorso anno e sarà visitabile fino al 10 gennaio.
Come scrive Nella Monaco, responsabile del settore Turismo e Beni Culturali del Comune di Palazzolo, nella sua presentazione della mostra Trigila è un personaggio particolare. “Nell’estate del 2009, a Palazzolo Acreide, cittadina barocca patrimonio dell’umanità – racconta Monaco – si affaccia un personaggio che, improvvisamente, quasi per incanto ispirato dalle comuni origini, si assimila alla città. Salvatore Trigila, palazzolese, emigrato in Australia nel 1954 fu costretto, all’età di sei anni, ad abbandonare i familiari cortili, le lunghe scalinate e le stradine di pietra basaltica, teatro dei suoi giochi d’infanzia. Salvatore torna ora a “giocare” nelle piazze, nei cortili e nelle stradine della sua Palazzolo mai dimenticata. Incantato dalla straordinaria bellezza delle facciate barocche delle chiese di San Paolo e di San Sebastiano: cavalletto, tavolozza, pennelli e foglio bianco dove, incredibilmente, per magia della mano, della mente e del cuore dell’uomo si materializzano monumenti, chiese, scorci e paesaggi. Salvatore dialoga e dipinge, in singolare afflato con uomini e cose, tra lo stupore degli astanti che, come in una stradina di Montmartre assorti in religioso silenzio, assistono alla nascita dell’opera. La città, in tutta la sua valenza storica, artistica e sociale diventa oggetto di osservazione, di riflessione e di meditazione: la storia si fa arte”.
“Matita o carboncino velati di morbido e vellutato pastello – scrive ancora Nella Monaco – oppure olio su carta fresco e brillante ci restituiscono inconsueti paesaggi in cui alteri campanili troneggiano su modeste case di pietra dove la vita dell’uomo scorre ora tinta di rosa, ora di grigio neutro così come luce e ombra, chiaro e scuro dolcemente si posano sui dipinti dell’artista in cui l’uomo non è mai raffigurato, ma non per questo assente”.
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