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Pallanuoto, in casa Ortigia si festeggia ancora il primo scudetto a livello giovanile della sua storia

A due giorni di distanza dalla meravigliosa finale vinta contro Posillipo e in attesa della Final Four dell'Under 18 (sabato e domenica a Roma)

In casa Ortigia, è ancora tanta la gioia per la vittoria del primo scudetto a livello giovanile della sua storia. A due giorni di distanza dalla meravigliosa finale vinta contro Posillipo e in attesa della Final Four dell’Under 18 (sabato e domenica a Roma), i biancoverdi si godono i complimenti arrivati da più parti, l’entusiasmo dei tifosi e la fierezza e la soddisfazione per un titolo che è il frutto di tanto lavoro. Un lavoro che, negli ultimi anni, è stato svolto con sempre più qualità, organizzazione, programmazione.

L’entusiasmo è tanto e lo si intuisce anche dalle parole di mister Stefano Piccardo, che ha guidato questi ragazzi verso la conquista del titolo italiano: “malgrado io sia una persona molto riservata anche nelle emozioni, quando il giorno dopo la gara mi sono svegliato, ho provato un piacere profondo, perché credo che abbiamo raggiunto un obiettivo che è al pari della conquista dell’accesso in Champions League. Riuscire a vedere questo progetto che si avvia e la fiducia che la società ripone nelle mie idee mi riempie di orgoglio. Poi vincere è bello, è bello vincere a casa e vedere i miei ragazzi contenti, i dirigenti felici. È davvero una bellissima sensazione. Con questo successo, credo anche di essere riuscito a legare indissolubilmente il mio nome alla storia di questo club ed è qualcosa che mi fa molto piacere”.

Il tecnico dell’Ortigia parla poi di questa Final Four appena vinta e anche del futuro, che sicuramente vedrà questi giovani protagonisti: “negli ultimi due anni – afferma Piccardo – questi ragazzi hanno faticato e sofferto il fatto di giocare poco. In questa fase finale, infatti, ho notato la loro grande voglia di competere, di giocare uno contro l’altro. E ho visto degli ottimi giocatori classe 2004, 2005, 2006, sia in casa nostra che in casa della Florentia, del Posillipo e soprattutto del Savona. L’Ortigia dà sei giocatori alla Nazionale e di questo sono molto contento. Io non mi lodo mai, ma fatemi dire che questo risultato è un mio vanto, perché dà lustro al mio lavoro e alla politica che abbiamo sposato insieme al club. Sul futuro dobbiamo essere realisti, nel senso che i prossimi anni saranno anni di costruzione, ma credo che potremo costruire a un livello più alto rispetto a quello al quale eravamo abituati. Bisognerà però avere pazienza, perché ci saranno errori, momenti magari non felici, però questo gruppo è costruito per crescere nel futuro in maniera importante. Di questo ne sono convinto”.

Soddisfatta naturalmente anche la società che, per voce del presidente Valerio Vancheri, sottolinea il grande lavoro svolto e le scelte compiute dal club: “la vittoria di uno scudetto non è mai casuale, è il frutto di un lavoro intenso e lungo, soprattutto nelle categorie giovanili, dove non si può improvvisare niente. Quello che ha realizzato l’Ortigia è il frutto di tanto tempo ben speso e di scelte importanti. Un lavoro che affonda le sue radici almeno negli ultimi 4-5 anni. Produrre dal vivaio o accogliere nel vivaio giovani di caratura tale da poter contrastare potenze storiche dei settori giovanili come Savona, Posillipo, Florentia e altre, è il risultato di tanta costanza e tanto impegno. Questi ragazzi, al comando di Stefano Piccardo e Martino Abela, da più di un anno lavorano ininterrottamente anche con la prima squadra per ottenere questi traguardi. Vale lo stesso per l’Under 18, che tra pochi giorni giocherà una Final Four, per l’Under 16 che è arrivata a un passo dalla finale regionale, per le categorie di età inferiore che sono ai vertici in Sicilia”.

“Questa è un’ottima notizia – conclude Vancheri – anche per la prima squadra, perché le società che lavorano sui vivai hanno garanzia di futuro e di potersi mantenere ai vertici anche senza dover necessariamente metter mano a un portafoglio che ormai è sempre più sottile e che porta i giocatori migliori verso quelle pochissime società in Italia che possono permetterselo. Inoltre, il lavoro sui vivai non è positivo solo per la singola società, ma per l’intero movimento pallanotistico”.


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