Un marittimo di nazionalità lettone colpito alla testa durante le manovre di distacco del braccio di carico al posto 25 del pontile dello stabilimento Erg. È l’incidente mortale avvenuto domenica ad Augusta e che ha sollevato il dibattito sulle morti bianche nella zona del petrolchimico di Siracusa.
Il malcapitato – Andris Dicis, 23 anni – è stato soccorso dal personale del pontile e della nave, che ha cercato subito di rianimarlo, ma nulla è servito a salvarlo ed è deceduto durante il trasporto all’Umberto I° di Siracusa.
La nave, la CT Wexford, di 2900 tonnellate di stazza lorda, era ormeggiata presso il pontile Erg per le operazioni commerciali. Alle ore 16 circa è stato dato lo stop alla caricazione e sono iniziate le operazioni di stacco braccio durante le quali è accaduto l’irreparabile.
Le federazioni provinciali UGL Mare e UGL Chimici, rappresentate rispettivamente dagli augustani Giuseppe Vattiata ed Enzo Toscano, si dichiarano seriamente preoccupate per il numero di morti bianche registrato nella zona del petrolchimico siracusano.
“Ho visto morire il marinaio lettone – dichiara Giuseppe Vattiata (foto a destra), che la sera dell’incidente stava prestando servizio al porto – siamo stanchi e impauriti dal numero di eventi tragici”.
“Pare che i costi della produttività industriale prevedano, ormai, la facile perdita di vite umane – sostiene Enzo Toscano –. Il marinaio lettone, l’ultimo caduto sul lavoro, deve, insieme agli altri morti, lasciare il solco nel sistema di prevenzione e sicurezza attuato dalle aziende. Non si può continuare ad assistere passivamente a un eccidio di lavoratori senza che le autorità si calino a fondo nelle realtà industriali dove la sicurezza non è interpretata quale unico sistema per prevenire incidenti bensì quale impiccio e fonte di oneri gravosi. C’è bisogno di controlli veri. Il signor Prefetto si prenda il tempo di oltrepassare i tornelli insieme agli operai e di vedere come si lavora tutti i giorni all’interno delle aziende industriali, si prenda il tempo di osservare come viene eseguito un carico nave”.
“Non vorremmo che alla fine emerga che la colpa è stata del povero marinaio lettone – conclude Vattiata –. Non vorremmo sentirci dire che il lavoratore ha eseguito qualche manovra errata e, così semplicemente, si giunga all’archiviazione del caso. Confidiamo nel ruolo della magistratura e la esortiamo ad andare fino in fondo, ispezionando quanto di irregolare c’è all’interno di alcune aziende industriali”.
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