Il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente torna sul Piano comunale di classificazione acustica, approvato ieri dal Consiglio comunale di Siracusa, contestando le dichiarazioni del sindaco Francesco Italia e chiedendo che il confronto torni sul merito tecnico del provvedimento.
Nel mirino del Comitato ci sono sia il metodo seguito durante l’iter consiliare, sia alcune delle motivazioni illustrate dall’amministrazione. I residenti ricordano come il Piano sia stato approvato dopo la bocciatura della proposta di rinvio, avanzata per consentire un confronto con le categorie interessate, e dopo il respingimento dell’emendamento presentato dal consigliere Paolo Cavallaro.
Secondo il portavoce Davide Biondini, la ricostruzione fornita dal sindaco sul tema dei controlli acustici “non corrisponde alla realtà“. Italia avrebbe indicato nella carenza di personale dell’Arpa la principale causa delle difficoltà nei controlli sul rumore notturno. Una spiegazione che il Comitato giudica riduttiva.
“Da oltre due anni – sostiene Biondini – abbiamo segnalato al sindaco, anche tramite Pec, che il Comune può organizzare controlli attraverso strumenti ulteriori, come incarichi a tecnici competenti in acustica iscritti all’elenco nazionale Enteca, centraline fisse con fonometri certificati, protocolli di rilevazione e controlli serali e notturni programmati“. Il Comitato aggiunge inoltre che la Polizia municipale potrebbe essere dotata di strumentazione certificata e di personale formato per effettuare le misurazioni. “Il problema – affermano – non è soltanto la carenza di Arpa, ma la mancata scelta politica e organizzativa di costruire un sistema stabile di controllo“.
Il Comitato contesta anche la linea dell’amministrazione sulla tutela della residenzialità. “Negli ultimi anni i dehors sono aumentati in modo esponenziale, gli spazi pubblici sono stati progressivamente occupati da usi privati, gli eventi e la musica all’aperto hanno inciso sulla vivibilità, mentre i posti auto per i residenti si sono ridotti tra cantieri, divieti, paletti e nuove sistemazioni urbane“. Una situazione che, secondo i residenti, contrasta con la priorità dichiarata dall’amministrazione di tutelare chi vive nel centro storico.
Sul piano tecnico, il Comitato entra nel merito della classificazione acustica. Pur precisando di non ritenere la Classe III incompatibile con la vita urbana, richiama le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, evidenziando come la soglia notturna di 40-45 decibel sia quella oltre la quale aumentano progressivamente gli effetti sanitari dell’esposizione al rumore. Secondo il Comitato, la differenza tra Classe II e Classe III “non è neutra” per un centro storico abitato e riconosciuto dall’Unesco.
Perplessità vengono espresse anche sull’attribuzione della Classe IV al Lungomare Alfeo. Secondo Biondini, quell’area non presenta le caratteristiche previste dal Dpcm del 14 novembre 1997 per le zone a intensa attività umana, non essendo né un’area industriale, né una banchina commerciale, né una grande arteria di traffico. “Si tratta invece di un fronte mare storico, abitato, in larga parte pedonale e a traffico limitato, con residenze, ristorazione e passeggio, caratteristiche più coerenti con la Classe III”.
Infine, il Comitato sottolinea che eventuali superamenti dei limiti acustici non possono costituire, a suo giudizio, una giustificazione per assegnare classi più permissive. “Se in alcune aree di Ortigia sono stati registrati valori superiori ai limiti della Classe III, questo dimostra l’esistenza di una criticità da contenere, controllare e, se necessario, risanare“.
La posizione dei residenti resta quella già espressa nei mesi scorsi: “Attività sì, turismo sì, ristorazione sì, movida sì, ma entro limiti compatibili con la residenzialità“. Il Comitato annuncia infine di essere al lavoro sulle osservazioni che chiederà vengano integrate nel procedimento avviato con l’approvazione del Piano.