Il pomodoro Igp di Pachino escluso dall’accordo Europa – Cina. Esplode la protesta

Tra i prodotti inseriti nell'accordo tra Ue e Cina mancano i prodotti dell’intero sud Italia, anche il pomodoro di Pachino Igp

 I prodotti del Mezzogiorno italiano sono stati “bocciati” nell’ambito dell’accordo tra Unione Europea e Cina. Tra quelli inseriti nello storico accordo bilaterale siglato qualche giorno fa per proteggere da imitazioni e usurpazioni 100 indicazioni geografiche europee (IG) in Cina e 100 IG cinesi nell’UE mancano i prodotti dell’intero sud d’Italia, l’intero comparto ortofrutticolo e anche il famoso pomodoro di Pachino Igp. E il comparto non l’ha presa tanto bene. 

Oltre al danno la beffa – ha dichiarato il presidente del consorzio di tutela Igp Pomodoro di Pachino, Salvo Lentinello -, perché già l’intero comparto ortofrutticolo siciliano è stato danneggiato dal trattato Ue – Marocco, in cui le nostre aziende non risultavano certamente concorrenziali sul prezzo, per i costi e le tecniche di produzione. E quando si è presentata l’occasione per ottenere il maltolto, è arrivata un’altra grave penalizzazione”.

L’ accordo é nato con l’obiettivo di determinare vantaggi commerciali reciproci e una domanda di prodotti di elevata qualità da entrambe le parti. “La strada intrapresa è quella giusta – ha continuato Lentinello – e questo è l’ aspetto positivo. Quello negativo è che manca l’intero comparto ortofrutticolo. È stato penalizzato tutto il Mezzogiorno italiano, e chi aveva più diritto di tutti di entrarci era proprio il nostro pomodoro, taroccato in tutto il mondo”.

Le polemiche arrivano anche dalla politica. “I grossi interessi da tutelare sono solo quelli del nord e mai quelli del Mezzogiorno del Paese – ha dichiarato l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao – tre anni fa, grazie al gruppo all’Ars si era presentata anche una mozione con la quale si impegnava il governo regionale ad attivarsi per far inserire almeno i prodotti più a rischio contraffazione e con una quota di mercato estera potenzialmente in crescita. Ma niente sia dal punto di vista regionale che nazionale. Anzi, il Centinaio e la Bellanova di turno hanno deciso che andava bene così e che quella lista ‘proposta dal governo italiano’ a Bruxelles rappresentava prodotti e territorio da difendere”.

C’è tanta amarezza, ma anche una speranza. “Nel giro di 4 anni  – ha sottolineato Salvo Lentinello – verranno inseriti altri 175 su base europea: avremo tutto il tempo per farci sentire nei modi opportuni affinché ci venga restituito qualcosa che ci spetta di diritto”. Corrao chiede la revisione del modo di creare le liste. “Si pensi piuttosto – è la proposta dell’europarlamentare – ad un metodo per individuare controlli ed azioni comuni per la salvaguardia e il riconoscimento reciproco di tutti i prodotti qualitativamente, storicamente e culturalmente riconosciuti e che rappresentano la speranza di rinascita e crescita sostenibile dei territori”.

Sebastiano Diamante


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