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Prestiti con cessione del quinto. La Cassazione dà ragione al Comune di Siracusa: non paga per i dipendenti morosi

L’ente non può essere chiamato a rispondere dell’inadempimento di obbligazioni assunte a titolo personale dai propri dipendenti

La storia di palazzo vermexio

La Corte di Cassazione dà ragione al Comune di Siracusa nel contenzioso con Agos Ducato sui prestiti personali sottoscritti da un dipendente comunale tramite cessione del quinto e delegazione di pagamento. La Suprema Corte ha cassato la sentenza della Corte d’Appello di Catania, che aveva esteso anche al Comune la responsabilità per il mancato pagamento delle rate da parte del dipendente e della moglie.

La vicenda nasce da quattro contratti di finanziamento stipulati nel 2008. Dopo il pagamento delle prime rate, i debitori avevano interrotto i versamenti e la società finanziaria aveva agito in giudizio chiedendo la condanna anche del Comune, ritenuto responsabile per il ruolo avuto nella gestione delle trattenute sullo stipendio.

In primo grado il Tribunale di Siracusa aveva escluso la responsabilità dell’ente, condannando soltanto i due dipendenti (per un totale di 282 mila euro). In appello, però, la Corte di Catania aveva ribaltato la decisione, ritenendo il Comune responsabile ai sensi dell’articolo 1228 del codice civile, cioè per fatto dei propri ausiliari.

La Cassazione ha ora chiarito che questo schema giuridico non può essere applicato al caso in questione. Secondo i giudici, infatti, i contratti di finanziamento erano stati stipulati personalmente dai dipendenti con Agos Ducato: il Comune non era parte del rapporto obbligatorio, ma aveva soltanto un ruolo tecnico nella gestione del pagamento e dunque, l’ente non può essere chiamato a rispondere dell’inadempimento di obbligazioni assunte a titolo personale dai propri dipendenti, anche quando il rimborso sia previsto attraverso cessione del quinto o delegazione di pagamento.

La sentenza d’appello è stata quindi cassata e la domanda proposta da Agos Ducato nei confronti del Comune è stata rigettata. La società finanziaria è stata inoltre condannata al pagamento delle spese di lite in favore dell’ente, per tutti e tre i gradi di giudizio.


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